Cronaca
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Via Massarotti, una "casa" sotto il
portico ex ufficio di collocamento

La presenza di un alloggio di fortuna in via Massarotti, sotto il porticato dell’ex ufficio di collocamento, riporta l’attenzione sul problema dei senza tetto, anche in una città piccola come Cremona. Non sono più di tre – quattro le situazioni note, ma ormai storicizzate. Da mesi questa persona vive e dorme tra materassi, trapunte e coperte, anche in buono stato, e sacchetti di cibo lasciati dai residenti. Una situazione igienica precaria, che chi abita nella zona conosce bene e già segnalata ai Servizi Sociali. I quali sono intervenuti, contattando la persona e offrendole la possibilità di un alloggio tra quelli messi a disposizione dalla Caritas, all’interno di una rete territoriale che vede coinvolti oltre al Comune molte altre associazioni.

Una rete territoriale che lavora insieme da tempo, anche attraverso la Polizia Locale insieme al Pronto Intervento sociale.

Ma come spesso accade in questi casi, la persona ha rifiutato l’aiuto. Una situazione non anomala, che fa il paio con altri due fenomeni legati ai senzatetto: il pendolarismo tra città vicine, magari facilmente raggiungibili  in treno, e il rendersi irreperibili. Una riunione del Tavolo sull’emergenza freddo si è tenuta poche settimane fa, convocato dai Servizi sociali insieme a Caritas e con i vari soggetti in rete: drop-in, Croce Rossa, gli attori del progetto Torrazzo, che ha proprio lo scopo di recuperare le gravi marginalità. Altri soggetti attivamente coinvolti sono le Cucine benefiche della San Vincenzo, i Frati Cappuccini, dove ci si può lavare e dormire, oltre che ricevere cibo, e poi i medici di Articolo 32. Tutti servizi gratuiti.

Difficile fare l’identikit di chi preferisce dormire su una panchina piuttosto che aderire all’offerta dell’asilo notturno. Come spiega l’assessore ai Servizi Sociali Rosita Viola, “sappiamo di persone che a volte compaiono e scompaiono ma che non sembrano intenzionate ad aderire agli interventi proposti, e allora si cerca di assisterli comunque. Sono persone con un certo livello di pendolarismo, sia in provincia che fuori. Attraverso la rete territoriale si cerca di capire quali sono ‘scoperte’ ossia non note, oppure se già assistite. Si tratta di un lavoro di monitoraggio, nel rispetto della privacy, delle singole persone e si cerca di indirizzarle verso il primo step, che è l’asilo notturno gestito dalla Caritas”.

Attualmente qui sono alloggiate 8 – 9 persone, “che vengono inserite dopo un colloquio nel nostro Centro di Ascolto oppure inviate dai servizi sociali”, spiega il direttore della Casa dell’Accoglienza don Pier Codazzi. “Dallo scoppio della pandemia non abbiamo mai chiuso, prima eravamo aperti sei mesi all’anno, nel periodo più freddo, ora per tutti i 365 giorni”, ci spiega. Poco meno della metà sono italiani, il resto sono stranieri. Per tutti si cerca di costruire un accompagnamento all’autonomia: uno degli ultimi arrivati è stato inserito nel circuito della prima accoglienza, quindi un servizio diurno, un altro nel sistema nazionale SAI (accoglienza e integrazione).

“Bisogna fare molta attenzione a come si instaura la relazione con persone che vivono fuori casa”, continua Viola. “A volte spariscono proprio perchè viene loro prospettata la possibilità di un inserimeno in una struttura dove vivono già altre persone e allora il rischio è di perderle di vista e in questi casi scatta un alert. Se una persona decide di vivere in strada è perchè negli anni si sono sommate varie fragilità: dall’isolamento alla mancanza di una famiglia, oppure da un rifiuto da parte di quest’ultima; e poi dipendenze, da alcol e non solo. Tra i casi che stiamo monitorando non ci sono persone che hanno perso il lavoro da poco tempo, ma soggetti che soffrono di una serie di fragilità da anni”.

E da chi arrivano le segnalazioni? “Molto spesso dai residenti. Devo dire che sono più manifestazioni di preoccupazione che non di fastidio da parte dei residenti, i quali spesso interagiscono, forniscono cibo e coperte. Certamente capita anche che, a causa dell’abuso di alcol, ci siano stati problemi, ma fortunatamente non nella maggioranza dei casi. L’appello che faccio è che chiunque vede persone in difficoltà, anche se già note, ce le segnali, questo ci è sempre molto utile”.

Giuliana Biagi

 

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