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S.Sigismondo, porte aperte per
l'anniversario della dedicazione

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Era il 15 settembre del 1600, il Concilio di Trento stava modificando la liturgia della Chiesa cattolica travolta dalla riforma Protestante e a Cremona il vescovo Speciano ne dava attuazione anche dando impulso alla dedicazione di chiese. E così, a 137 anni dalla sua fondazione, la chiesa alle porte di Cremona che aveva visto le nozze di Bianca Maria Visconti e Francesco Sforza, veniva ufficialmente consacrata a San Sigismondo, il primo sovrano di una tribù germanica a diventare santo.

Il complesso monastico è dal 2007 la casa delle suore di clausura domenicane, che oggi hanno aperto le porte della chiesa e del presbiterio per una serie di visite guidate dagli Amici del Monastero, tra i magnifici affreschi dei Campi e di Camillo Boccaccino.
le visite continueranno anche nel pomeriggio, tra le 14 e le 17.30 e sarà possibile accedere ad alcune parti del monastero solitamente soggette a clausura: in particolare il chiostro e il refettorio, dove si trova L’Ultima Cena dipinta nel 1508 da Tommaso Aleni, basata sull’iconografia del Cenacolo di Leonardo.

Durante la giornata c’è la possibilità di vivere la spiritualità domenicana: messa mattutina delle 11 e, nel pomeriggio, canto dei secondi Vespri alle 18.

Presenti per tutta la giornata le “Casalinghe di S. Sigismondo” per la vendita dell’ormai tradizionale “lavanda del monastero”, il cui ricavato sarà destinato alla manutenzione ordinaria del complesso monastico.

LE VICENDE STORICHE. Il 25 ottobre 1441 Bianca Maria, ultima erede dei Visconti, andò sposa a Francesco Sforza, figlio del condottiero Muzio Attendolo: Bianca Maria portava con sé una dote sontuosa, che comprendeva la città di Cremona; e per questo motivo la cerimonia di nozze, fastosa come si addiceva all’importanza dell’avvenimento, si svolse nella piccola, antichissima chiesa di S. Sigismondo, posta poco lontano dalla città.

Vent’anni dopo, il 20 giugno 1463, Bianca Maria volle ricostruire il monastero e una nuova grande chiesa sul luogo della cappella antica che aveva visto le sue nozze, come preghiera – recita il codice di donazione – “per l’incolumità dell’illustrissimo consorte, e nostra, e dei nostri figli”, e come ringraziamento a Dio per i grandi benefici concessi a lei e a Francesco, durante la loro esistenza. Monastero e chiesa furono affidati ai monaci Girolamini.

Bianca Maria morì nel 1468 e a quella data i lavori erano certamente già cominciati sia per ciò che riguarda la chiesa sia il monastero; la duchessa, nel suo testamento, dispose infatti l’obbligo, per gli eredi, di provvedere al finanziamento dell’impresa, che sarà però di fatto abbandonata fino all’avvento al potere di Ludovico il Moro. Solo nel 1488, infatti, il duca di Milano decise di riprendere i lavori e di pagare finalmente ai monaci il denaro che era loro dovuto. Sulla fabbrica calò di nuovo il silenzio. Solo nel 1517 si hanno di nuovo notizie della chiesa: una bolla di papa Leone X che dispose l’incremento patrimoniale dell’abbazia. I lavori si protrassero, probabilmente, ancora per qualche anno: certamente erano ormai compiuti nel 1535, quando cominciò la campagna decorativa che ha reso la chiesa uno dei gioielli della pittura rinascimentale cremonese e lombarda.

Soppresso il monastero dei Girolamini verso la fine del ‘700, chiesa e monastero divennero sede di parrocchia fino al 2007, quando il complesso tornò monastico e ospitando la comunità claustrale delle monache domenicane (Monastero “S. Giuseppe”), trasferitesi a Cremona da Fontanellato (PR).

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