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Governo, Follini: “Meloni dialoghi con tutti, così arginerà Berlusconi”

(Adnkronos) – “Quanto è fitta, e quanto magari può farsi buia, l’ombra che l’ultimo Berlusconi proietta sul governo Meloni? All’atto di nascita di un nuovo esecutivo si vorrebbe essere più discreti, quasi generosi, ed evitare domande imbarazzanti. Ma la questione è lì, sotto gli occhi di tutti, ed è impossibile derubricarla in nome di un galateo d’altri tempi. 

La lista dei ministri è stata redatta con l’intento di dare una prima risposta. La presidente ha resistito a pressioni e pretese e redatto a modo suo la compagine di governo. Come a rimarcare il suo primato e insieme la sua libertà. E tutta la sceneggiatura di queste prime ore sembra appunto voler rispecchiare questa intenzione. Segnalando che ora è in campo una nuova leadership e che dunque i vecchi leader sono destinati, se non proprio ai fatidici giardinetti, a ruoli assai meno ingombranti. 

Insomma, si deve dar atto a Meloni -la ‘signora Meloni’, per dirla alla Berlusconi maniera- di star facendo del suo meglio per affermare la sua personalità e per arginare le intemperanze del suo leader di una volta. 

Resta il fatto però che Berlusconi è pur sempre Berlusconi. E per quanto le sue intemerate di questi giorni appaiono come il grido furioso di un leader al tramonto, la sua capacità di farsi valere non andrebbe sottovalutata. Non fosse altro che per il numero di volte in cui si è profetizzata la sua fine e si è poi dovuto assistere al suo ritorno. Così, sarebbe il caso di suggerire prudenza a chi lo dà per finito. E altrettanta prudenza però andrebbe suggerita anche a lui che tende a considerarsi immortale. Quale, ovviamente, non è. 

L’argomento del ‘dopo Berlusconi’, chiamiamolo così, non è affatto nuovo. Ma in tutti questi anni è stato svolto nei modi più diversi, e con i più diversi esiti. E quel che più conta segnalando una vistosa differenza tra i tentativi di qualche tempo fa e quello che è in corso in queste giornate.  

Le sfide del passato venivano infatti, per così dire, da ‘sinistra’. A contestare la leadership del Cav erano uomini e partiti più vicini alla linea di confine, che facevano obiezione alle sue chiusure, agli arroccamenti, alle faziosità, e che chiamavano in loro soccorso parole d’ordine, chiamiamole così, moderate e perfino un po’ consociative. 

Ora invece Giorgia Meloni gli porta la sua sfida da destra. E in nome della sua destra lo disarciona. O almeno, si prova a farlo. Lei non reclama più di tanto dialoghi a tutto campo. Si preoccupa semmai di seminare il suo stesso campo innaffiandolo con parole d’ordine più identitarie. Sta qui la sua cifra. Discutibile, se vogliamo. Ma a suo modo chiara. La sua forza sta appunto nella nettezza del suo credo politico. Ma quella nettezza rivela poi anche il suo limite. 

Ora, è chiaro che lo spazio di Berlusconi non potrà mai essere quello di un classico scavalcamento a sinistra. Ma quello spazio non intende presidiarlo neppure la premier. Che non ammiccherà da quella parte, come s’è capito subito con la scelta dei presidenti delle Camere e poi con la redazione della lista dei ministri. 

E proprio qui però, in questo stesso punto, si intuisce una delle maggiori difficoltà che Giorgia Meloni troverà sul suo cammino. Perché rinchiudendosi nella trincea della sua metà campo e collocandosi così nettamente a destra lei finisce inevitabilmente per offrire a Berlusconi un vantaggio tattico di non poco conto. Infatti il leader di Forza Italia dispone ancora di un suo seguito, pur più striminzito di una volta. E i suoi seggi parlamentari bastano, almeno finora, a fare o a disfare questa maggioranza. La sua forza è in discesa, certo. E la sua lucidità politica non sembra in via di miglioramento, tutt’altro. Ma ancora per un po’ il Cav avrà carte da giocare al tavolo del governo, e non rinuncerà a metterle sul piatto ogni volta che potrà farlo. 

Toccherebbe a Meloni, per completare l’opera, sfilargli quelle carte di mano. E per farlo, però, dovrebbe a sua volta decidersi ad aprire. Dialogare con l’opposizione. Avere grande attenzione e riguardo verso quanti non l’hanno votata. Rivolgersi a una più larga platea dell’opinione pubblica. Uscire dal fortilizio di una retorica troppo identitaria. Inventare nuovi percorsi che la conducano il più possibile fuori del perimetro angusto di quella parzialità all’interno della quale Berlusconi può ancora influire significativamente. 

Nessuna di queste cose è tanto facile. E nessuna pare essere più di tanto nelle corde della nuova presidente. Eppure sarà in questi paraggi che si giocherà il suo destino”.  

(di Marco Follini) 

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