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Gli 80 anni di Martin Scorsese, il più italiano dei registi americani

(Adnkronos) – Festeggia oggi 80 anni Martin Scorsese, il più italiano dei registi americani nato a New York, il 17 novembre 1942 (i nonni erano immigrati dalla Sicilia, da Polizza Generosa e Ciminna in provincia di Palermo). I primi anni vive con i suoi genitori nel quartiere dei Queens prima di trasferirsi a Little Italy. Della sua infanzia rimarranno ricordi indelebili legati anche ai piatti, ai cibi preparati dalla mamma (le polpette con il sugo). Con il sorriso nelle interviste Martin Scorsese ricordava che “a Little Italy o si diventa preti o gangster”. Lui scelse una terza strada, il cinema innamorato in particolare del genere western e del neorealismo italiano.  

Frequenta il corso di cinematografia della New York University e firma i primi lavori, cortometraggi soprattutto accanto ai primi documentari, anche un afflato ‘politico’ come ‘Scena di strada’ sulle prime manifestazioni contro la guerra in Vietnam. Negli anni ’70 escono ‘America 1929 – Sterminateli senza pietà’ con Barbara Hershey e David Carradine. Da quel giorno Martin Scorse non si è più fermato. Ed anche se, come raccontano le cronache, non è particolarmente avvezzo alle celebrazioni, forse trascorrerà il suo ottantesimo compleanno in famiglia accanto agli amici più cari, i suoi attori di culto, come Leonardo Di Caprio continuando a lavorare nel cinema, per quella che molti definiscono ‘una carriera unica e straordinaria’ sempre divorato da una passione senza eguali, da un desiderio di conoscenza e sapere che continuano a muovere il suo grande cinema.  

Non solo regista, ma anche produttore cinematografico, sceneggiatore e attore innamorato della nouvelle vague francese, del cinema indipendente di John Cassavetes, regista dai sodalizi e dai ‘matrimoni’ artistici ad altissima dose di fedeltà (Daniel Day- Lewis, Harvey Keitel, Joe Pesci, Robert de Niro e Leonardo DiCaprio, i ‘nostri’ Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo). Una cinematografia immensa la sua, centinaia di film, da ‘Mean Streets- Domenica in Chiesa, lunedì all’inferno’, fino ai grandi capolavori che lo consacrano maestro immenso e inarrivabile, ‘Casinò’, ‘The Irishman’, Taxi Driver (quattro nomination all’Oscar e la Palma d’oro nel 1976 al Festival di Cannes), ‘New York, New York’ con Liza Minnelli e Robert De Niro. 

Dopo un periodo difficile per essere sprofondato nella depressione, Martin Scorsese gira Toro Scatenato, su suggerimento dell’eterno amico De Niro. La storia del pugile italo americano Jake LaMotta, interamente girato in bianco e nero, pellicola considerata tra le pietre miliari del cinema statunitense, al quarto posto nella classifica dei migliori film statunitensi di tutti i tempi, secondo l’American Film Institute. E tra un capolavoro e l’altro (‘Re per una notte’, ‘Il colore dei soldi’ con Paul Newman e Tom Cruise, ‘L’ultima tentazione di Cristo’ con William Dafoe nel ruolo protagonista, L’età dell’innocenza, Premio Oscar per i costumi a Gabriella Pescucci, ‘Kundun’ dedicato alla vita e all’esilio del Dalai Lama), Scorsese si ‘ritaglia’ del tempo da dedicare alla famiglia, alla scoperta delle sue origini con ‘ritratti’ cinematografici, come il pluripremiato ‘Italianamericans’, in cui chiede ai suoi genitori di raccontare la loro infanzia. Piatti tipici e prelibatezze comprese.  

Continuano intanto per il celebre regista italo -americano le stagioni ( e i film) di grazia. ‘Gangs of New York’, girato negli studios di Cinecittà, ‘The Aviator’, Hugo Cabret, The Wolf of Wall Street, sempre con un superbo Leonardo Di Caprio. Insegnito di prestigiosi riconoscimenti (Premio Oscar nel 2007, tra l’altro, per ‘The Departed-Il bene e il male’) Scorsese, come in una sorta di eternità artistica, non smette di fare progetti e di creare. Sta completando ‘Killers of the Flower Moon’ (ancora DiCaprio nel ruolo protagonista), in cantiere ‘The Wager’ con DiCaprio naufrago nel 1740 accanto ad una serie su Mike Tyson, una tratta da Gangs of New York e dal ‘Diavolo e la città bianca’ ( il racconto di un giovane che vuole lavorare per Henry James), E poi le ‘biografie’ di Leonard Bernstein, un documentario su Powell e Pressburger e infine una serie sul presidente americano Theodore Roosevelt.  

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