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Spoil System, il modello Cassese toglierebbe alibi alla politica

(Adnkronos) – Ogni nuovo governo, puntualmente, recrimina sul cattivo funzionamento della macchina della pubblica amministrazione. E tenta di cambiare quello che riesce a cambiare. Persone, ruoli, organizzazione. E’ lo spoil system, codificato dalla legge Bassanini, che consente entro novanta giorni dall’insediamento di sostituire figure apicali, che hanno il compito di recepire a livello tecnico le indicazioni della politica. Nel caso del governo Meloni, la finestra si chiude il 22 gennaio. Oggi, e in passato è stata la stessa cosa con maggioranze di segno politico diverso, il rischio è che la corsa sia più rivolta a individuare persone ‘fidate’ che persone ‘competenti’.  

Sulle colonne del Corriere della Sera, Sabino Cassese ha sintetizzato con grande chiarezza: “Che il sistema delle spoglie funzioni male, è sotto gli occhi di tutti. Se avesse funzionato, non saremmo qui a lamentarci ogni giorno del malfunzionamento delle pubbliche amministrazioni”. Il giurista si spinge oltre, indicando un modello innovativo. “Il governo si trova ora dinanzi a un bivio: mettersi sul piano inclinato dell’allargamento del sistema delle spoglie, oppure fare un passo indietro, abbandonarlo, dotare il Paese di una burocrazia stabile, robusta, capace, ben selezionata, imparziale, neutrale e leale rispetto a qualunque forza politica”. La strada per farlo può essere quella di “una norma transitoria che consenta di valutare, una volta per tutte, in modo imparziale, la performance, l’idoneità e la neutralità delle persone che oggi ricoprono gli incarichi, confermandole o non rinnovandole”. L’approdo finale deve essere un meccanismo che “a regime, premi esperienza e capacità e, nello stesso tempo, crei un canale di accesso veloce dei giovani più capaci, ristretto ad un centinaio di uomini e donne che, messi al vertice dell’amministrazione, la facciano funzionare in maniera efficace”. 

Sarebbe una svolta per tutta la pubblica amministrazione e, soprattutto, per i rapporti tra la politica e la macchina dello Stato. Sarebbe una rivoluzione capace, allo stesso tempo, di migliorare l’efficienza della Pubblica amministrazione, di risolvere nel tempo la questione generazionale, e soprattutto di togliere alibi alla politica.  

C’è però una questione legata al contesto italiano e al processo di formazione sia della classe amministrativa sia di quella politica. L’idea a cui si riferisce Cassese è, sintetizzando e semplificando, quella che ispira il sistema francese. Con l’assunto che l’amministrazione resta e la politica passa. Però l’Italia non è la Francia, parlando della formazione della classe amministrativa e anche della classe politica. L’École nationale d’administration (Scuola nazionale di amministrazione, Ena), che oggi è stata sostituita dall’Institut national du service public, ha sfornato da sempre profili capaci di passare dall’amministrazione alla politica, come avvenuto nel caso del presidente Emmanuel Macron.  

In Italia sarebbe necessario tirare una riga e scrivere una nuova storia. La classe amministrativa si è formata in vario modo ma non attraverso un sistema codificato, fondato su una scuola autorevole e su concorsi sistematici. E, con pochissime eccezioni, i politici in Italia si trovano nella condizione di dare ordini ma di non sapere come quegli stessi ordini devono essere eseguiti. Per questo lo spoil system è considerato ancora necessario e per questo è molto difficile ipotizzare che il governo Meloni sia disponibile a fare un passo indietro, rinunciando a cambiare la porzione di macchina dello Stato che può legittimamente cambiare. (di Fabio Insenga)  

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