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Buffon, Ibra e Bale: la scelta difficile del ritiro nel calcio

(Adnkronos) – Lasciare o continuare. E fino a quando? Per un calciatore il momento del ritiro è sempre un passaggio controverso. Troppo presto, per alcuni, troppo tardi per molti altri. La prestazione, e la parata eccezionale, di Gianluigi Buffon (45 anni) in Inter-Parma ripropongono il dilemma eterno. Le immagini degli allenamenti di Zlatan Ibrahimovic (41 anni), insieme alla notizia del passo indietro precoce di Gareth Bale (33 anni), alimentano un dibattito che si riaccende ogni volta che un grande giocatore deve fare i conti con il dato anagrafico e con il conseguente, ineluttabile, declino fisico.  

Il mondo del calcio è pieno di storie di addii che hanno fatto discutere. Il calvario dell’ultima stagione di Francesco Totti alla Roma, complice il rapporto difficile con Luciano Spalletti, il brusco congedo di Alessandro Del Piero dalla Juventus, ma anche la decisione di Cristiano Ronaldo di accettare la valanga di milioni dei sauditi dell’All Nassr, di fatto un congedo dorato dal calcio che conta. 

Sono tutte scelte individuali, personali. E non risolvono la questione di fondo. E’ difficile capire quando, e come, sia meglio chiudere una vita per iniziarne un’altra. Nel caso degli sportivi sono evidentemente le condizioni fisiche a dettare le legge. Arriva un momento in cui le prestazioni scendono a un livello che non consente più di essere competitivi. Nel caso dei calciatori, che possono conservare le loro qualità tecniche anche in condizioni non ottimali, questo passaggio spesso non viene percepito fino in fondo e sono gli allenatori, con le loro scelte, ad accelerare un processo difficile da metabolizzare. Perché, inevitabilmente, il ritiro mette in gioco anche la sfera emotiva del protagonista che deve rinunciare alla sua ribalta.  

Ibrahimovic è alle prese con l’ennesima operazione rientro. Vuole tornare a giocare e ha messo nel mirino la Champions League, che per il Milan riprende a metà febbraio contro il Tottenham di Antonio Conte. Nel suo caso, anche a prescindere dalle scelte di campo di Pioli, continuerà fino al ritiro ad avere un ruolo carismatico all’interno dello spogliatoio. Buffon e Bale rappresentano due interpretazioni opposte del rapporto con il campo e con il successo.  

Il portiere del Parma ha accettato di scendere in serie B, nella squadra che lo ha reso grande, pur di continuare a giocare e ad essere protagonista. A inizio stagione ha speso parole significative parlando dell’ipotesi ritiro: “Continuo a giocare per tante ragioni, mi sento ancora forte e competitivo. Non voglio andare al centro commerciale (…) Sto vivendo la mia età dell’oro, posso continuare fino a quando voglio. Sono un uomo felice in una dimensione tutta mia che si gratifica davanti all’affetto e ai desideri dei tifosi”. Una dichiarazione d’amore per il calcio, con la consapevolezza di vivere in un contesto che non può rovinare nulla di quello che ha fatto prima, vincere tutto, in Italia, in Europa e nel Mondo.  

L’attaccante gallese, ex Real Madrid e Tottenham, ha chiuso la sua carriera presto, a soli 33 anni e dopo una sola stagione negli Stati Uniti. “Ora vado avanti con trepidazione alla fase successiva della mia vita. Un momento di cambiamento e transizione, un’opportunità per una nuova avventura”, sono le parole più significative che ha pronunciato annunciando il ritiro. Una prospettiva diversa, quella di uomo che, dopo aver vinto tutto, decide di chiudere e ricominciare. (di Fabio Insenga) 

 

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