Cronaca
Commenta

Investì il ciclista "sbagliato". Definitiva
la condanna per tentato omicidio

E’ diventata definitiva, dopo la sentenza della Cassazione, la condanna a tre anni e otto mesi di reclusione nei confronti di Manuele Boschetti, 56 anni, cremonese, accusato di tentato omicidio e guida in stato di ebbrezza. L’uomo, assolto dalla contestazione di omissione di soccorso, in primo grado a Cremona era stato condannato a tre anni e 10 mesi, pena poi ridotta di due mesi in Appello. Era difeso dagli avvocati Massimo Tabaglio e Alessio Romanelli. La Cassazione, che ha giudicato il ricorso inammissibile, ha condannato l’imputato al pagamento delle spese processuali e alla somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

La vicenda risale al 2 settembre del 2016 in via Bergamo, quando l’imputato investì con la sua Fiat Punto il ciclista Giuseppe Matarazzo, cremonese, oggi 62enne, scambiandolo per la persona con la quale poco prima aveva avuto una lite. Le accuse per Boschetti, incensurato, un passato da infermiere in case di riposo, erano quelle di tentato omicidio, fuga, e guida in stato di ebbrezza. Il danno era già stato risarcito. Il ciclista riportò “lesioni alla testa tanto gravi da determinarne invalidità totale e permanente”.

L’avvocato Curatti

Oggi Matarazzo è ancora in uno stato di grave invalidità. “La sentenza della Corte di Cassazione pone fine ad una vicenda sicuramente triste che ricorda solo la violenza con la quale è nata e la sofferenza della persona offesa e dei proprio familiari”, ha commentato l’avvocato Luca Curatti, legale di Matarazzo che nel primo processo con rito abbreviato davanti al gup aveva ottenuto il risarcimento e non si era costituito parte civile.

La lite con il ciclista, che non è mai stato identificato, nè si è mai presentato spontaneamente nonostante gli appelli, scoppiò nel pomeriggio di quel 2 settembre per motivi di viabilità in piazza Risorgimento. Successivamente l’automobilista si mise all’inseguimento del ciclista, investendolo in via Bergamo. Ma non si trattava della stessa persona, come emerso dalla visione delle immagini delle telecamere. Il protagonista della lite e l’uomo investito indossavano due magliette di colore diverso. Diversi anche il colore e il modello della bicicletta.

L’avvocato Tabaglio

Quel pomeriggio in piazza Risorgimento automobilista e ciclista discussero animatamente perché il ciclista era passato con il rosso. Al culmine della lite, il ciclista, con un gesto di rabbia, scaraventò la propria bici contro il parabrezza della macchina, poi riprese la sua bici e ripartì alla volta di via Bergamo. L’automobilista, furioso, risalì sulla propria vettura e si lanciò all’inseguimento del velocipede.

Il ciclista, quello sbagliato, fu intercettato in via Bergamo, all’altezza del locale La Fabbrica di Pedavena,  deliberatamente travolto e mandato a schiantarsi contro un’auto parcheggiata. Dopodichè l’automobilista era fuggito a tutta velocità.

Grazie ad un testimone che prese il numero di targa, il pirata della strada fu rintracciato dopo un’ora e mezza e sentito al comando della municipale. Nel sangue aveva un tasso alcolemico pari al doppio di quello consentito dalla legge. Secondo la difesa, aveva bevuto dopo i fatti.

L’avvocato Romanelli

“Odiosa e gravissima condotta ritorsiva”, scrivono nelle nove pagine di sentenza i giudici della prima sezione penale. Per i magistrati, “l’automobilista si è volontariamente diretto verso Matarazzo nella fallace convinzione che questi fosse il soggetto che poco prima aveva scaraventato la sua bicicletta contro il parabrezza della Grande Punto. Boschetti  proiettò la macchina da lui guidata in direzione di Matarazzo, lo urtò, senza attivare il sistema frenante, con forza tale da farlo sbalzare a metri di distanza e si diede, infine, alla fuga”. Per la Cassazione, “attuazione di un proposito criminoso, la cui insorgenza è stata, presumibilmente, favorita dalla condizione di ebbrezza alcolica e che deve essere logicamente e storicamente ricollegato al precedente litigio, esitato nel danneggiamento del parabrezza, cui l’imputato ha inteso, evidentemente, porre rimedio con una odiosa e gravissima condotta ritorsiva”.

Sara Pizzorni

© Riproduzione riservata
Commenti