Cronaca
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"Al ladro!". Trans rapinata, la vicina:
"Gridava aiuto, inseguiva 2 uomini"

“Al ladro, al ladro, aiuto!”. Con queste parole, Rosa, una vicina di casa, ha riferito in aula di aver sentito gridare “Miranda”, transessuale di origini thailandesi rapinata alle 13 dello scorso 23 maggio nella sua abitazione al sesto piano di via Panfilo Nuvolone al quartiere Cambonino da due uomini che oggi sono a processo per lesioni e rapina. Sotto accusa ci sono Gerald Hasa e Mario Basho, i due 30enni albanesi, un cameriere e un commerciante di auto, che erano stati arrestati lo scorso luglio e ancora sottoposti alla misura dei domiciliari. Sono difesi dall’avvocato Luca Curatti.

L’avvocato Curatti

Quel giorno, Rosa, che abita al secondo piano, era andata sul balcone a prendere i guanti per lavarei piatti quando aveva visto due uomini sbucare dalle cantine del palazzo e correre, inseguiti dalla vittima. Ad un certo punto i due presunti aggressori si erano divisi: uno era salito su un’auto e l’altro era fuggito a piedi in un’altra direzione. “Uno correva come un pazzo”, ha ricordato la vicina, “poi è saltato su una macchina scura con i vetri posteriori oscurati. Chi guidava non l’ho visto. L’auto è partita sgommando verso la Castelleonese. A quel punto la ragazza, magra, con i lineamenti fini, capelli lunghi, mora, è tornata indietro e piangeva”. La testimone ha provato a descrivere i due presunti aggressori: “quello che è salito sull’auto aveva la carnagione olivastra, l’altro era bianco e vestito più di chiaro”. Ma oggi in aula non è riuscita a riconoscere i due imputati come i due uomini che quel giorno aveva visto fuggire. “Uno l’ho visto da dietro, l’altro di profilo”, ha precisato Rosa.

Secondo quanto ricostruito dalla procura, i due albanesi avevano contattato la vittima su un sito di incontri sessuali, riuscendo a prendere appuntamento. Una volta entrati in casa, però, era scattata la violenza: Miranda era stata pestata più volte, tanto che aveva riportato lesioni per una settimana, e poi rapinata di 500 euro, due telefonini, un computer, un Iphone e una webcam. Basho l’avrebbe afferrata per il collo e l’avrebbe spinta contro la libreria, minacciandola con un coltello e con un cacciavite che le avrebbe puntato al fianco, dicendole di stare zitta e di non urlare, mentre l’amico le avrebbe premuto la mano sulla bocca per impedirle di gridare e di divincolarsi, e colpendola con alcuni schiaffi. Nel frattempo Basho si sarebbe impossessato della refurtiva. I due, infine, avrebbero trascinato la vittima in camera da letto, colpendola con calci e pugni per poi afferrarla nuovamente al collo stringendo al punto da farla quasi soffocare.

Durante le indagini, degli agenti della Squadra Mobile si erano concentrate, oltre che sulla testimonianza di Miranda, anche sull’analisi dei sistemi di videosorveglianza e dei varchi stradali. Basho, 31 anni, era stato arrestato a Sassuolo, dove risiede, e accompagnato nel carcere di Modena, mentre Hasa, accompagnato dall’avvocato Curatti, si era costituito in Questura. Gli inquirenti avevano identificato anche il terzo uomo, colui che sarebbe stato alla guida dell’auto usata per la fuga. Si tratta di un connazionale di 35 anni che all’epoca era stato denunciato, ma che oggi non figura come imputato nel processo.

In aula, oltre alla vicina, ha testimoniato il sostituto commissario Luca Mori, che aveva analizzato il telefonino di Miranda, perso durante l’inseguimento e poi recuperato. Dai tabulati erano emersi i contatti con i due imputati. Parola, poi, all’ispettore Raffaele Quaranta e al vice ispettore Daniele Montella, che si erano occupati di visionare le telecamere, e infine all’assistente capo Giovanni Ruggero, che si era occupato dei rilievi scientifici all’interno dell’abitazione. Non erano state trovate impronte dei due imputati, solo un’impronta del pollice sulla porta, ma riferibile alla vittima.

Miranda, assistita dall’interprete in lingua inglese, sarà sentita nel corso dell’udienza fissata al prossimo 21 febbraio.

Sara Pizzorni

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