Cronaca

Battaglia Corazzi - Baldesio: il socio chiede di rigettare il reclamo

L'imprenditore ha chiesto al tribunale di respingere il ricorso dei vertici della canottieri contro l’ordinanza che lo scorso febbraio aveva "congelato" la sua radiazione

Alberto Corazzi e il suo legale Andrea Mina
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Lo scorso febbraio, in sede civile, il giudice Daniele Moro aveva “congelato” la radiazione di Alberto Corazzi, 63 anni, imprenditore e socio storico della canottieri Baldesio, messo alla porta il 19 giugno dell’anno scorso. “I fatti posti a fondamento delle deliberazioni impugnate”, scriveva il giudice, “sono descritti genericamente, ovvero sono inidonei a giustificare l’esclusione del socio”. In seguito alla decisione del magistrato, Corazzi ha potuto rientrare in Baldesio.

Il Consiglio direttivo, però, ha presentato un reclamo, e oggi si è svolta l’udienza durante la quale Corazzi ha chiesto di respingere il ricorso dei vertici della canottieri. Il tribunale si è riservato. L’imprenditore è assistito dall’avvocato Andrea Mina, di Brescia, mentre la Baldesio era rappresentata dal legale Federico Tresoldi.

“Il reclamo proposto dalla Canottieri Baldesio”, ha spiegato l’avvocato Mina, “non individua alcun vizio logico o giuridico dell’ordinanza impugnata, ma si risolve, nella sostanza, in una richiesta di rivalutazione dei fatti già esaminati dal primo giudice, operata secondo una errata prospettazione unilaterale e senza confutare e scalfire il percorso argomentativo che ha condotto alla decisione di sospendere il provvedimento di esclusione inflitto al Corazzi dal Collegio dei Probiviri”.

Il legale ha ricordato che Corazzi era stato prima sospeso sei mesi, e poi messo alla porta, “solo perché ha cercato, nel rispetto, ma in esecuzione, dei noti principi di chiarezza, trasparenza e libertà di espressione, di fare luce sulla gestione amministrativa e patrimoniale della Baldesio, incrinando il potere assoluto dell’attuale organo gestorio. Basti pensare che, prima dell’adozione dei provvedimenti di sospensione ed espulsione, a Corazzi era stato negato addirittura il diritto di accesso alla visione della documentazione associativa”.

“Corazzi”, ha continuato l’avvocato Mina, “agisce spinto dalla volontà di illuminare la fosca e buia atmosfera della Baldesio. Non essendo riuscito il tentativo di impedirgli di fare chiarezza nell’attività gestoria, la controparte ha ben pensato, come notoriamente avviene nei regimi antidemocratici, di annientare l’avversario prima con la sospensione e poi con l’esclusione. Provvedimenti viziati, come già detto, da infondatezza e da eccesso di potere per sviamento. Probabilmente la controparte ha condiviso il famoso motto degli anni bui della Repubblica Italiana: ‘Colpirne uno per educarne cento’“.

E ancora: “La sospensione prima e l’esclusione poi di Corazzi, messo alla gogna, devono rappresentare un monito per tutti i soci: chi non china la testa sarà eliminato! È addirittura vietato il diritto di critica e di dissenso! Ciò che avviene in Baldesio è segretato e nessuno ne può parlare extra moenia! Ma Corazzi è ormai come Spartaco. A sue spese e a suo rischio, porta e porterà avanti una battaglia di libertà che ha già visto, e sta vedendo, crescere il consenso dei soci che aspirano a una gestione della Baldesio normale, trasparente e chiara, nel rispetto della fama che l’associazione ha conseguito negli anni sul piano sportivo”.

“Negli ultimi due anni”, aveva già spiegato da parte sua l’imprenditore, “ho subito una sequela d azioni legali e disciplinari, tutte pagate con i soldi dei soci. Il giudice Moro ha riconosciuto il mio diritto ad accedere agli atti contabili e amministrativi della Baldesio, diritto che il Consiglio mi aveva negato, ordinando l’accesso alla documentazione e riaffermando il principio di trasparenza verso i soci”.

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