Cronaca

Scuola dell’infanzia, si riparte tra divertimento dei bimbi e danni da nubifragio

A Cremona al via l'anno scolastico per le "materne" comunali. Alcuni istituti non ancora agibili

Il servizio di CR1
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Qualcuno arriva mano nella mano con mamma o papà, i più grandicelli in sella alla bici. Sulle spalle, uno zainetto dalle fantasie più varie. Ad attenderli, le maestre con giochi pronti all’uso e fogli bianchi da riempire di disegni.

Con il primo settembre le scuole dell’infanzia comunali di Cremona, insieme alle paritarie, riaprono i battenti. Per le statali invece bisognerà aspettare il 7 settembre.
L’emozione è tanta anche tra i genitori: in fondo, ogni anno è l’inizio di un nuovo capitolo.

“Io sono emozionata e lui è contento di andare a scuola a giocare con i suoi amici – racconta una mamma, mentre tiene in braccio il suo piccolo, al suo primo giorno di materna –. È sempre un po’ emozionante, un po’ di dispiacere c’è, però sono contenta che lui ci vada serenamente e questo è un bene”.

“La bambina è contentissima di ricominciare – aggiunge un’altra mamma, fuori dalla scuola – e anch’io sono contenta”.

L’anno scolastico è ripartito, si diceva, ma non ovunque. Quasi tutti gli istituti hanno dovuto fare i conti con i danni del maxi nubifragio di venerdì scorso, tra vetri rotti e alberi caduti.

Ancora inagibili il polo Hack-Montalcini di via Sant’Antonio del Fuoco, la scuola dell’infanzia Zucchi e lo Spazio Crescita di via Ruggero Manna. Nonostante tutto, passo dopo passo, si prova ad andare avanti.

“Quando siamo arrivate, dopo le vacanze – racconta Ilaria Massazza, docente della scuola dell’infanzia Lacchini di Cremona – c’è venuto un po’ il colpo al cuore nel vedere gli alberi caduti e il materiale per terra. Speravamo di riuscire a riaprire in tempo per accogliere i bambini. Ce l’abbiamo fatta: i bambini sono qui, finché non metteremo in sicurezza totale l’area, però, non potranno usufruire del giardino. Ma vogliamo dare una parola di speranza: questi alberi che sono caduti, che per noi erano tana, luogo d’ombra e di gioco, torneranno a esserlo in un altro modo. Ci faremo lasciare tutto il materiale naturale possibile, per usarlo come tavolini e seggioline. Non lasceranno questo giardino, non lasceranno i loro bambini: troveremo il modo di farlo rifiorire anche adesso“.

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