Carabinieri, Sambataro saluta Cremona. Il monito: “Attenzione alle infiltrazioni mafiose”
Il comandante uscente ricorda con entusiasmo l'esperienza cremonese: "Anni intensi e favolosi". Da lunedì andrà a dirigere la scuola ufficiali di Taranto
“Anni intensi e favolosi”: così il comandante provinciale uscente dei Carabinieri di Cremona, Paolo Sambataro, ricorda i tre anni trascorsi sotto il Torrazzo. Anni in cui ha sentito forte il calore della città e dei cremonesi, di cui ormai si sente parte integrante. Sambataro, che è stato in visita alla redazione di CR1 e Cremonaoggi, con questa settimana chiude la sua esperienza cremonese.
“Qui sono stato benissimo, sia da un punto di vista professionale che umano” racconta nel suo ultimo giorno di incarico a Cremona. “Abbiamo lavorato bene, condividendo una visione e una strategia che hanno portato risultati sia sul piano della prevenzione che sul piano del contrasto investigativo. Ma soprattutto ho vissuto un’esperienza umana molto profonda”.
Perché il comandante, a Cremona ha davvero trovato una casa. “Il carabiniere svolge una funzione sul territorio, ma deve esserne anche cittadino. Lo deve vivere, perché vivere un territorio nel quale si lavora cambia completamente la dimensione di come poi il carabiniere svolgerà il suo ruolo. E io ho vissuto a fondo questo territorio. L’ho vissuto con la mia famiglia, e se vado via chiudendo una pagina professionale della mia vita, non chiudo la parte umana e la componente emozionale. Non voglio offendere nessun cremonese se dico che vado via orgoglioso di portare con me una parte di questa terra che mi ha dato tanto”.
Per il colonnello Cremona “è una terra che nasce dal sacrificio, dalle sue tradizioni, dalle sue eccellenze. E lo sta dimostrando una volta di più in questi giorni. Mi spiace dover andare via in un momento in cui la città soffre, ma allo stesso tempo me ne vado con la certezza che questa città e i cremonesi sapranno, perché già lo stanno facendo, dare una risposta concreta. Perché nascono da un passato di sacrificio, di rispetto per la loro terra, di complessità che sono sempre state affrontate con grande competenza”.
Sambataro lancia però anche un monito: mai abbassare la guardia, perché se è vero che l’indice di criminalità a Cremona appare basso, è anche vero che si fanno strada con sempre più convinzione le infiltrazioni della criminalità organizzata.
“Ho imparato a non credere allo stereotipo che si tratta di una città e di una provincia tranquille” spiega. “Sicuramente Cremona e la sua provincia presentano indici di delittuosità bassi e che in questi anni siamo riusciti, con un lavoro sinergico, ad abbattere ulteriormente. Cosa su cui stiamo lavorando ancora tanto, con le altre forze di polizia e sotto il coordinamento della prefettura e dell’autorità giudiziaria.
Ma questa tranquillità non ci deve far abbassare la guardia, perché in realtà il territorio presenta, al di là della criminalità diffusa e di un certo tipo di disagio sociale giovanile che sta iniziando ad interessare la nostra realtà, problemi anche più complessi e strutturati. Ci spostiamo dal discorso della criminalità diffusa a quello di tipo organizzato che guarda a questo territorio, alla sua economia, alla sua ricchezza, con occhi molto aperti”.
Un tessuto criminale che agisce in silenzio e in modo poco appariscente: “Le conseguenze di questi interessi illeciti magari non sono immediatamente percepibili dal cittadino comune. Se infatti si intuisce subito l’azione del ladro che entra in casa, meno immediatamente si percepisce una struttura mafiosa che va a condizionare l’economia, entrando nelle attività lecite con capitali illeciti. Organizzazioni che condizionano le regole del mercato o le modalità in cui si fanno gli appalti. Bisogna quindi scardinare lo stereotipo per cui il quieto vivere sociale automaticamente significa che non ci sono problemi”.
Ora Sambataro si appresta a lasciare il comando di Cremona, con molta serenità: “Mi porto una grande ricchezza nel cuore, nelle aumentate capacità che riconosco con grande gratitudine a questo territorio e agli uomini che ho avuto l’onore di comandare”.
La sua prossima destinazione è la la scuola allievi di Taranto: “Un incarico che mi affascina molto e che sono profondamente orgoglioso di aver ricevuto, perché è il punto di partenza di ogni carabiniere. Si tratta di una nomina che mi inorgoglisce, ma che allo stesso tempo mi carica di una doppia responsabilità. Da un lato quella verso la mia istituzione, che mi affida un reparto di formazione, e quindi un investimento per il futuro, dall’altro la responsabilità di cui mi sento investito da parte dei genitori dei ragazzi che hanno fatto questa scelta.
Immagino che dietro ognuno di loro vi sia comunque un percorso educativo importante, un patrimonio valoriale già piuttosto solido, però sono ragazzi di fatto molto giovani, che abbandonano la certezza del proprio nucleo familiare per intraprendere i primi passi delle loro vite. E questi passi li faranno con me. Spero quindi di essere alla loro altezza, perché se è vero che il comandante di una scuola con il suo staff deve saper insegnare a questi ragazzi e ragazze a diventare carabinieri, d’altro canto confido molto che anche loro possano darmi tanto, nel confronto quotidiano che certamente avremo” conclude il comandante.