Cronaca

“Nessun dorma!”: a Cremona la Turandot pucciniana fa il pieno di applausi

La rappresentazione ha aperto la stagione della lirica 2026-2027 del Teatro Ponchielli. In scena l'opera "incompiuta" e - forse per questo - la più autentica

La messa in scena della Turandot al teatro Ponchielli di Cremona (foto StudioB12)
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Può un nome sciogliere un cuore di ghiaccio? Può un segreto rivelato alle prime luci del mattino svelare il senso dell’esistenza?

Con questi interrogativi — destinati forse a rimanere irrisolti — nella serata di venerdì si è inaugurata la stagione d’opera 2026/2027 del Teatro Ponchielli di Cremona con la messa in scena della Turandot, ultima opera e vero e proprio testamento spirituale di Giacomo Puccini, sul libretto firmato da Giuseppe Adami e Renato Simoni.
Un dramma in tre atti e cinque quadri che arriva nel teatro cittadino — per l’occasione in grande spolvero — nella sua forma incompleta e, proprio per questo, forse più autentica.

La storia è ambientata in una Pechino “al tempo delle favole” e segue i destini incrociati della spietata principessa Turandot (interpretata dal soprano Caterina Meldolesi) e del “principe ignoto” Calaf (Roberto Aronica), insieme al re tartaro spodestato Timur, alla sua fedele schiava Liù (Songha Lee) e alla folla cinese.

Una favola, come si diceva — d’altronde lo stesso Puccini si ispirò all’omonima fiaba teatrale di Carlo Gozzi — ma dalle tonalità cupe e drammatiche.

Il nuovo allestimento (una coproduzione OperaLombardia) porta la firma di Nadir Dal Grande — vincitore con il suo team della III edizione del bando di regia under 35, che ha curato regia, scene e costumi – e si presenta come un’eterna alternanza di bianchi e neri, linee rigide e puro minimalismo. Le luci sono assolute protagoniste, al pari dei costumi e del maxischermo che gioca su un particolare chiaroscuro con la scarna scenografia.

Filo conduttore della rappresentazione è la ricerca del senso dell’esistenza nella sua forma più autentica: basti pensare agli abitanti di Pechino, che si muovono come corpi senz’anima in una notte infinita rischiarata solo dalla luna; all’Imperatore, quasi mummificato e avvolto in fasce in cima a un alto “trono”; o ancora alla ricerca disperata del nome di Calaf da parte della sanguinaria principessa.

Numerose le note di merito per il cast: applausi a scena aperta per il “Nessun dorma” intonato nel terzo atto da Aronica, ma grandissimo apprezzamento anche per Meldolesi (Turandot) Lee (Liù), così come per la tragica ironica dei ministri imperiali Ping, Pong e Pang (Paolo Ingrasciotta, Giulio Putrino e Giacomo Leone).
Ad emozionare poi l’ampia orchestra “I Pomeriggi Musicali”, diretta da Alessandro D’Agostini, che ha accompagnato il pubblico nelle sonorità della Cina imperiale.

Una Turandot moderna e al contempo tradizionale che è riuscita a cogliere nel segno, in un’annata dal forte valore simbolico. Era infatti il 25 aprile 1926 quando al Teatro alla Scala di Milano andava in scena la “prima” assoluta dell’opera: in quell’occasione Arturo Toscanini, a metà del terzo atto (subito dopo la morte di Liù), interruppe la composizione nel punto esatto in cui Puccini, scomparso nel 1924, si era arrestato.

Al Teatro Ponchielli, ad un secolo di distanza, a giudicare dai calorosi applausi del pubblico in sala, l’alba è infine arrivata. E con essa, una meritata vittoria.
Replica della recita fissata per domenica 4 ottobre a partire dalle 16,00.

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