Cronaca

“Step by Step”, a Cremona un convegno per riconoscere e prevenire la violenza

Il convegno promosso da ASST Cremona per fare il punto su due anni di lavoro tra sanità, scuola, servizi sociali e centri antiviolenza

Elena Rossi, Michela Ginevra, Gaia Piazzi, Alessandra Santilli
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Riconoscere i segnali, anche quando una richiesta di aiuto non viene espressa apertamente. Sapere come intervenire, a chi rivolgersi e, soprattutto, lavorare sulla prevenzione partendo dalle nuove generazioni. Saranno questi i temi al centro di “Step by Step – Nessun futuro alla violenza”, il convegno promosso da ASST Cremona in programma venerdì 9 ottobre, dalle 8.45 alle 13, nell’Aula Magna dell’Università Cattolica di Cremona. L’incontro, aperto a professionisti, docenti, studenti e cittadini, rappresenta il momento conclusivo di un progetto sviluppato nell’arco di due anni e che ha coinvolto servizi sanitari e sociosanitari, centri antiviolenza, servizi sociali, università e scuole. Un percorso costruito su più livelli, dalla formazione degli operatori al rafforzamento del collegamento tra i diversi servizi, fino alla volontà di portare il tema della violenza al di fuori degli ambiti specialistici, coinvolgendo direttamente studenti e comunità.

Il convegno sarà quindi l’occasione per condividere le esperienze maturate e fare il punto su quanto costruito, continuando a interrogarsi su come riconoscere la violenza e intervenire prima che rimanga nascosta. Il fenomeno, infatti, presenta ancora una componente sommersa particolarmente significativa. Secondo i dati Istat 2025 riportati nell’ambito del progetto, solo il 10,5% delle donne che hanno subito violenza da un partner o ex partner negli ultimi cinque anni ha denunciato. Non sempre, inoltre, una donna che si trova in una situazione di violenza si rivolge a un servizio dichiarando esplicitamente ciò che sta vivendo: può arrivare per altri motivi e, durante un colloquio, possono emergere segnali di disagio o situazioni di rischio. “Spesso proprio nei colloqui di consulenza emergono segnali di disagio o situazioni di rischio – spiega Alessandra Santilli, psicologa del Consultorio Familiare di ASST Cremona –. Il nostro compito è intercettare precocemente la violenza, sostenere le donne nel riconoscere il problema e accompagnarle nel percorso di uscita. È un processo lungo e complesso, soprattutto quando coinvolge figli minori, anch’essi vittime di violenza assistita”.

Proprio sulla capacità di riconoscere questi segnali e di intervenire in maniera coordinata si è concentrato il progetto Step by Step, attraverso un percorso formativo rivolto agli operatori dei servizi territoriali e ospedalieri di ASST Cremona: Consultori, Case di Comunità, CPS, Neuropsichiatria, Ser.D., Pronto Soccorso, Psicologia clinica, Ostetricia, Pediatria e Servizio Sociale. Al lavoro hanno partecipato anche i professionisti dei centri antiviolenza e dei servizi sociali. Sono stati inoltre attivati gruppi di miglioramento, pensati per mettere a confronto competenze ed esperienze e arrivare alla definizione di procedure comuni per una presa in carico integrata e multiprofessionale delle donne. “La violenza di genere ha radici culturali profonde e non è mai un fatto privato. Come operatori sanitari e sociali è fondamentale essere formati per riconoscere i segnali di disagio e sapere a chi rivolgersi nella rete antiviolenza. Come cittadini è importante conoscere i riferimenti a cui chiedere aiuto, perché una vittima può trovarsi accanto a noi senza che ce ne accorgiamo”, sottolinea Elena Rossi, psicologa del Consultorio Familiare di ASST Cremona. Un altro capitolo fondamentale del progetto ha riguardato la prevenzione tra i più giovani. In collaborazione con l’Università Cattolica e la Rete delle scuole contro la violenza, 18 classi e 376 studenti degli istituti Aselli, Anguissola, Ghisleri e Romani hanno partecipato a un percorso dedicato alla vittimizzazione secondaria e al ruolo degli stili comunicativi nel modo in cui la violenza viene raccontata. “Come comunità educante abbiamo una responsabilità verso i ragazzi: educare all’ascolto, al rispetto e all’empatia. I giovani hanno risorse straordinarie e possono diventare agenti del cambiamento, se diamo loro gli strumenti per riconoscere e costruire relazioni sane”, è il messaggio al centro di questa parte del progetto. Il convegno del 9 ottobre sarà quindi un momento di confronto tra sanità, servizi sociali, centri antiviolenza, università e scuola.

Nel corso della mattinata si parlerà della Rete Antiviolenza, delle esperienze del CADMI di Milano, del rapporto tra adolescenti e violenza e delle attività di prevenzione realizzate nelle scuole e nei contesti extrascolastici. Sarà inoltre presentata “Io non sto zitta”, la campagna urbana nata proprio nell’ambito di Step by Step, che porta nello spazio pubblico un riferimento concreto da conoscere e ricordare: il 1522, numero nazionale antiviolenza e stalking. Dopo i saluti istituzionali, la mattinata ripercorrerà i due anni del progetto con Alessandra Santilli e presenterà la campagna “Io non sto zitta” con Stefania Mattioli, responsabile Comunicazione e relazioni esterne di ASST Cremona. Francesca Ramazzotti del Comune di Cremona illustrerà quindi il lavoro della Rete Antiviolenza, mentre Cristina Carelli, Lorena Pais e Cinzia Favini del CADMI di Milano porteranno esperienze e strumenti maturati sul territorio nazionale. La seconda parte dell’incontro sarà dedicata soprattutto ai giovani e alla prevenzione, con l’intervento di Gaia Cuccì dell’Università Cattolica sul rapporto tra adolescenti e violenza, seguito dalla testimonianza di Maria Grazia Nolli e degli studenti del Liceo Aselli sull’esperienza di Step by Step a scuola. A chiudere saranno gli interventi dei Centri Antiviolenza MIA e AIDA, con Chandra Silenzi e Simona Frassi, dedicati alle attività di prevenzione nei contesti scolastici ed extrascolastici. L’appuntamento è per venerdì 9 ottobre 2026, dalle 8.45 alle 13, nell’Aula Magna dell’Università Cattolica, Campus di Cremona. La partecipazione è aperta a professionisti, docenti, studenti e cittadini.

Al centro resta un messaggio semplice ma fondamentale: la violenza non è sempre immediatamente visibile e imparare a riconoscerne i segnali, parlarne e conoscere i servizi a cui rivolgersi può rappresentare un primo passo per uscire dal silenzio.

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