Papa Leone XIV, la salute e il futuro del pontificato, il prof Marvisi: “L’istologico chiarirà il percorso terapeutico”
Dopo l’intervento al polmone, il quadro clinico del Pontefice apre interrogativi sui tempi del recupero e sulla gestione degli impegni papali. Ne abbiamo parlato con il medico delle Figlie di San Camillo
La salute di Papa Leone XIV e le prospettive del suo pontificato, tra il percorso di recupero dopo l’intervento chirurgico e la possibilità che si rendano necessarie ulteriori terapie. Sono questi i temi al centro della cronaca quotidiana. Il Papa è stato sottoposto al Policlinico Gemelli di Roma, il 13 ottobre, a un intervento di chirurgia toracica che ha comportato l’asportazione del lobo inferiore del polmone destro. L’esame istologico eseguito durante l’operazione ha confermato la presenza di un adenocarcinoma polmonare. L’intervento è riuscito e, secondo le comunicazioni della Santa Sede, il decorso post-operatorio sta procedendo regolarmente. Nei giorni successivi Leone XIV ha ripreso a camminare, ha iniziato la fisioterapia respiratoria e ha ripreso progressivamente le proprie attività quotidiane e lavorative.
Restano tuttavia da chiarire alcuni aspetti importanti, a partire dagli esiti definitivi degli accertamenti sul tumore e dall’eventuale necessità di un trattamento successivo all’intervento. Elementi che saranno determinanti per definire il percorso clinico e valutare i tempi del recupero. “Il primo step sicuramente è quello di attendere l’esame istologico definitivo, soprattutto a carico dei linfonodi che sono stati asportati. Quindi se i linfonodi sono indenni, il Papa dovrà fare, in buona sostanza, un ciclo di riabilitazione cardiorespiratoria. Se sono negativi, il percorso terapeutico potrebbe anche fermarsi qui” dice il prof. Maurizio Marisi, direttore uo medicina interna Figlie di San Camillo e pnenumologo. “Se i linfonodi fossero positivi, in qualche modo dovrebbe fare un approccio cosiddetto multidisciplinare, quindi probabilmente una radioterapia e un trattamento farmacologico. Adesso abbiamo a disposizione farmaci basati sui principi della medicina di precisione, che agiscono direttamente sull’alterazione genetica che è chiamata in causa in questo tipo di neoplasie. Soprattutto nell’adenocarcinoma abbiamo diversi farmaci altamente efficaci, che sono in grado di frenare lo sviluppo della neoplasia” conclude Marvisi.
Il pontificato comporta un’agenda fitta di incontri, celebrazioni, viaggi e appuntamenti istituzionali. Un periodo di convalescenza o la necessità di sottoporsi a ulteriori trattamenti potrebbero richiedere una rimodulazione degli impegni, in funzione delle condizioni effettive di salute e delle indicazioni dei medici. La questione va però distinta da quella della permanenza in carica. Le condizioni di salute, da sole, non determinano automaticamente la fine di un pontificato: eventuali decisioni personali e gli aspetti istituzionali seguono percorsi distinti. Il tema, dunque, non è soltanto quello dei tempi della guarigione, ma anche della possibilità di conciliare il recupero fisico con le responsabilità legate al ministero petrino. L’analisi del dottor Marvisi offre così l’occasione per approfondire i possibili scenari dal punto di vista pneumologico, mantenendo al centro un dato essenziale: ogni valutazione sul decorso e sulle prospettive di salute deve fondarsi sulle informazioni cliniche disponibili, senza anticipare conclusioni che soltanto gli esami e l’équipe curante potranno chiarire: “Nel caso in cui il Santo Paolo dovesse fare delle terapie, il suo papato è compatibile con queste terapie perché la buona notizia è che per l’adenocarcinoma, anche se dovesse fare delle terapie farmacologiche, le terapie d’ultima generazione sono terapie che si assumono per via orale, quindi sono compresse e, come dicevo prima, sono basate sul principio della medicina di precisione, quindi agiscono sull’alterazione genetica oppure potenziano il sistema immunitario con le cosiddette terapie biologiche immunostimolanti”.