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Nessuna legge "ammazza boschi", solo sburocratizzazione

Lettera scritta da Carlo Malvezzi (Ncd)

Caro Direttore,

è davvero sorprendente constatare con quanta superficialità e pressappochismo taluni giovani “talenti” renziani interpretano il loro ruolo di apprendisti politici. Mi riferisco espressamente alla lettera a firma di Francesca Pontiggia e Vittorie Soldo, entrambi esponenti del PD, relativa alla  modifica delle leggere regionale 31, definita impropriamente “ammazza boschi”, recentemente approvata a larga maggioranza dal consiglio regionale, compreso il consigliere Corrado Tomasi esponente del PD e grande conoscitore delle problematiche agricole e della montagna.

La predetta legge eleggeva a rango di bosco qualsiasi vegetazione spontanea di età superiore ai cinque anni sviluppatasi su un’area edificabile  con superficie  superiore a 2.000 mq,  indipendentemente dalle specie di piante presenti. Tale classificazione imponeva ai proprietari di terreni destinati ad attività produttive assurdi adempimenti burocratici e ingenti compensazioni ecologiche o economiche. Così un artigiano, che per poter edificare sul proprio terreno già urbanizzato la sede della propria attività  doveva tagliare le sterpaglie e le robinie sorte spontaneamente nei cinque anni precedenti, era costretto a richiedere una specifica autorizzazione alla Provincia, accompagnandola  con una relazione agronomica, e successivamente compensare il taglio del “bosco” ripiantumando in altro luogo da 2 a 5 volte la superficie del proprio terreno. In caso di indisponibilità di altre aree l’imprenditore era costretto a monetizzare la mancata “compensazione ecologica” versando anche 30.000 euro  ad ettaro. A fronte di una ordinaria operazione di pulizia tanta burocrazia e costi elevati. In realtà questa procedura configurava un’assurda e insostenibile gabella.

La modifica introdotta ha portato da 5 a 15 anni il termine di tempo che deve trascorrere perché  la vegetazione spontanea sorta su un’area produttiva venga classificata come bosco. Si tratta di una misura di buon senso che va nella direzione di ridurre inutili e costose procedure  che gravano sugli imprenditori (e non solo su essi:  il Comune di Crema ad esempio deve sostenere oneri pesanti per poter ripulire e utilizzare la Pierina).La maggioranza che governa Regione Lombardia ritiene, contrariamente a quanto si desume dalla lettura della lettera, che il lavoro sia la prima emergenza nazionale e che le imprese vadano sostenute ed alleggerite da pratiche e oneri che ne impediscono o ne riducono la libertà di azione e quindi lo sviluppo.Chi parla quindi di legge “ammazza boschi”  mente,o per ignoranza o per malafede, e si iscrive a pieno titolo alla schiera degli ambientalisti da salotto che tanti danni ha generato al nostro paese e alla quale io mi onoro di non appartenere.
Carlo Malvezzi
Consigliere regionale Ncd

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