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La Rai, Santoro e la democrazia

Si è sentito varie volte affermare che la Rai è come una mamma e quindi molti dei suoi operatori (a tutti i livelli) si sentono come dei figli  e quindi anche fratelli. In effetti nel corso degli anni si era creato un ambiente che , convinzioni politiche a parte, ha prodotto un  clima che ha portato i dipendenti a considerarsi come appartenenti ad una famiglia. Una famiglia allargata e magari con qualche difetto da correggere ma sempre una famiglia. E spesso abbiamo  avuta questa sensazione, nonché la constatazione, nell’osservare il comportamento dei suoi operatori: si nota sempre un’aria di orgoglio di appartenenza. In effetti nel corso degli anni , per alcuni tanti vissuti insieme, si può pensare che tale atmosfera fungesse da gratificante non  solo per il merito di tale appartenenza, ma anche per la sensazione diffusa di aver costruito qualcosa insieme.

Lo abbiamo notato anche nel comportamento di Santoro nella sua ultima apparizione in video Rai. Ma mi sembra anche di aver colto, nei convenuti, un senso di smarrimento al solo prendere atto che non avranno più modo di incontrarsi o di scontrarsi sul set di “anno zero”. Dagli applausi finali si è colto certamente la convinzione o la speranza che “non può finire così”. Ma, convinzioni a parte, credo che anche gli strenui contestatori di Santoro abbiano provato un senso di smarrimento.

Dove andranno a sfogare i loro istinti mediatici e le loro lagnose allocuzioni in modo così plateale e a volte al limite della buona “educazione”.

Con chi si lamenteranno ora della faziosità delle trasmissioni Rai. Io credo che non basteranno ,a questi amabili signori e signore, il prendere parte a insulse e piatte trasmissioni condotte da presunti conduttori imparziali, bene accolti negli ambienti dell’attuale potere politico. Potrebbe bastare l’elevato numero di spettatori che Santoro riusciva a mettere insieme per giustificare il mantenimento in vita di una trasmissione che portava utili consistenti alla Rai. Ma  gli ottusi giochi di potere non hanno voluto sentire storie. Che importa se la Rai avrà un bilancio più appesantito (a favore di chi?).

Santoro andava punito. Ma qui sorge il problema.

I veri puniti sono gli otto milioni di spettatori che non possono più seguire una loro trasmissione,che seppure in odore di faziosità, dava sempre modo agli attori in campo di sfogare i loro istinti mediatici e conflittuali. Abbiamo notato spesso che alcuni attori partecipavano alla “commedia” con il copione già scritto da altri. Altri che non hanno mai avuto a cuore né la Rai né gli otto milioni di spettatori. Tanto questi votano sempre contro il “padrone del vapore”.

Che motivo c’è di dare loro uno spazio di sfogo? Nessuno, in apparenza. Ma spesso accade che questi otto milioni non staranno proprio tranquilli nel subire “l’affronto”. Troveranno sicuramente altri spazi che mi auguro che saranno pervasi di democrazia e di ben volere : ma non è detto che sarà proprio così. Credo alla fine che anche gli illuminati attori che hanno recitato la parte già scritta dal potere si renderanno conto  di aver perso una occasione per sentirsi , ogni tanto , dei veri attori  che a volte possono recitare a soggetto : non sempre a copione già scritto da altri.

Cordialità e buon lavoro.

Mario Superti

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Commenti
  • Libero

    Il signor Mario Superti mi sembra che abbia esagerato un poco quando afferma nei vari passaggi della lettera cosa faranno ” gli otto milioni ……”, lasciando intendere che era la normalita’ che tale numero di telespettatori seguisse la trasmissione di Santoro. Solo l’ultima puntata del 9 giugno u.s. ha avuto un tale seguito, esattamente 8.389.000. La media spettatori delle ultime 30 trasmissioni è stata di 5.555.000 circa. Salvo errori ed omissioni. Saluti.

    • chi si accontenta gode !