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Business discarica di amiantoPur di non fermarsi delibere forzateEcco i nuovi ricorsi al Tar

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Ci stanno provando in tutti i modi per ottenere il via libera alla discarica di amianto a Cappella Cantone. Con delibere palesemente illegittime (su cui si pronuncerà il Tar) e persino con soluzioni progettuali estemporanee come una sorta di soppalco per evitare la superficialità della falda. Troppo forte il business economico sulla questione per fermarsi. Il braccio di ferro contro l’assurda realizzazione della discarica di amianto nella cava di Cappella Cantone alla cascina Retorto che tanto sta a cuore alla potentissima Cavenord e alla Regione Lombardia si arricchisce oggi di un secondo doppio ricorso al Tar presentato proprio oggi. Uno da parte di Lameri Cereals (tra l’altro impegnata a realizzare nuovi impianti della filiera alimentare) che tuonando contro Regione e Provincia di Cremona ha già minacciato di trasferire altrove la propria produzione se venisse autorizzata la discarica di amianto a poche centinaia di metri dalle sue linee industriali; l’altro del Cise (Consorzio Intercomunale Sviluppo Economico con sede a Soresina) e dei Comuni di Pizzighettone e di Castelleone. Il ricorso è contro La Regione Lombardia e Cavenord srl. Nel mirino dell’avvocato Antonino Rizzo (che cura gli interessi del Cise e degli altri due Comuni) c’è il verbale della conferenza di servizi del 9 giugno con la quale si è preso atto di un nuovo progetto per realizzare una discarica di rifiuti speciali d’amianto nella ex cava di sabbia e ghiaia di Cappella Cantone, la delibera della Giunta Regionale del 20 aprile scorso con la quale la Giunta lombarda avocava a sè il coordinamento di tutte le procedure di Via e di autorizzazione di gestione dei rifiuti da realizzarsi nei piani cave vigenti. Ricordiamo che siamo al secondo ricorso al Tar perché l’atto di sospensiva ottenuto al primo ricorso non aveva avuto seguito in quanto la Regione Lombardia aveva annunciato un preavviso di diniego alla discarica  (peraltro mai diventato definitivo) e tutto sembrava definitivamente arenato. Ma improvvisamente è spuntato un nuovo progetto di Cavenord che otteneva l’ok della conferenza di servizi: una sorta di discarica sopraelevata lasciando il buco sotto con tralicci che alzavano la quota di collocazione dell’amianto. Un progetto alquanto discutibile anche tecnicamente e soprattutto di difficile comprensione economica in quanto Cavenord ha acquistato l’ex cava strapagandola nel 2007 (due milioni e di mezzo di euro per un buco nel terreno quando nessun documento la indicava come possibile discarica di amianto) ed ora di quel buco non se ne fa più nulla e  lo si usa solo come base per un soppalco-discarica.

L’avvocato Rizzo richiama nel suo ricorso tutti i motivi con il quale si è impugnato il decreto dirigenziale regionale del 28 ottobre 2009 con il quale si sanciva la compatibilità ambientale e la successiva conferenza di servizi del luglio 2010. Ma entra poi nel particolare dei nuovi atti (nuova conferenza di servizi e la delibera di Giunta Regionale) giudicandoli palesemente illegittimi e gravemente lesivi dei Comuni e quindi delle popolazioni che vivono nei pressi della ipotizzata discarica di amianto. Rizzo contesta che la conferenza di servizi si sia riunita per esaminare il nuovo progetto ( appunto quello sopraelevato) che trattandosi di un elaborato assolutamente nuovo rispetto a quello già visto avrebbe richiesto una nuova valutazione di impatto ambientale (come ha più volte ribadito la Suprema Corte). Tra l’altro l’avvocato Rizzo scrive che la scelta del nuovo progetto conferma il limite del sito prescelto dove esiste una falda acquifera affiorante. Non potendo abbassare la falda, Cavenord ha previsto di innalzare il fondo della cava con un manufatto artificiale.

Ma Rizzo contesta come illegittima anche la scelta della Giunta Regionale di avocare a sè atti di pianificazione (come il piano provinciale cave) che sono stati approvati dal Consiglio regionale. Il brillante avvocato amministrativista cremonese  individua poi un eccesso di potere da parte della Giunta Regionale che ha voluto, con atto proprio, consentire direttamente il rilasci a Cavenord  della autorizzazione integrata ambientale, superando così l’ostacolo costituito dalla previsione del Piano cave della Provincia di Cremona.

“Agli enti ricorrenti – sottolinea in conclusione del ricorso Antonino Rizzo – deriva un danno grave ed irreparabile che legittima l’istanza di sospensione dei provvedimenti”.

 

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