Un commento

Materiali satirici e… polemicheL’importante si sappia che esistono

Rispondiamo con serenità e senza toni polemici a chi, ogni volta che esponiamo questi materiali satirici, si sente attaccato personalmente o come associazione.Rispondiamo quindi ai diversi punti ricordando le finalità per cui abbiamo pensato e proposto a questa città la mostra “Cremona che ride”.

Riaprire gli archivi e mettere in mostra i documenti e i materiali che fanno parte della nostra storia non ha nessun sapore né di revisionismo storico né di volontà di cambiare la storia, ma solo di attirare l’attenzione degli studiosi e degli storici su un aspetto importante della storia nazionale e locale, quello della satira dei settimanali e dei numeri unici satirici che, guarda caso, nascono proprio nel 1848, segno delle conquistate libertà da parte non solo del popolo italiano. La satira è un segno di libertà e di democrazia. Si può ridere di chiunque, e lo abbiamo dimostrato nella mostra, senza per questo offendere nessuno: e in questo senso la mostra ha una sua eleganza e non ha alcuna voglia, come ci accusano nell’articolo, di fomentare lo scontro tra le parti. Lungi da noi. I documenti esposti uscirono sui giornali italiani e cremonesi nell’epoca in cui Bissolati era al potere e faceva la sua importante carriera politica a livello nazionale. Nella contestata didascalia che sottolinea l’operato di Bissolati non abbiamo dato un giudizio politico della sua attività ma abbiamo solo riassunto quello che il poemetto la “Bissolateide” dice. E poi quella didascalia va letta nella complessità dei documenti esposti nella sala, dove Bissolati, nelle vignette bellissime di Giuseppe Scalarini, viene disegnato come un “trasformista”. Non sono i curatori che danno del trasformista a Bissolati o lo vogliono prendere in giro, o dare una chiave di lettura diversa di questo politico cremonese, con tanto di revisionismo storico, ma i documenti dell’epoca dimostrano come Bissolati venisse visto da una certo giornalismo satirico. Noi abbiamo proposto una mostra documentaria con forti elementi costruttivi, non abbiamo dato giudizi storici. Mai.

Lasciamo agli storici e alle associazioni varie l’interpretazione di questi materiali, ma il pubblico deve sapere che questi esistono e fanno parte della nostra storia. Una tradizione straordinaria che riguarda la letteratura, il giornalismo satirico, dove sono nati Fellini, Zavattini, Collodi, Guareschi e tutta una serie di autori che con le loro storie hanno fatto il giro del mondo.

Nell’articolo si menziona solo Bissolati o il vescovo Bonomelli, a cui abbiamo dedicato una intera sala, con materiali dell’epoca. Non siamo noi che ci accaniamo contro Bonomelli, ma all’epoca, una parte dei cremonesi, nel 1874, lo criticava e lo prendeva in giro sulle pagine de “Il diavoletto”, a dimostrazione del clima politico che regnava allora. I curatori hanno aggiunto anche una sala a Farinacci, a dimostrazione dello spirito di raccontare un fenomeno che tocca tutte le parti politiche, al di là del loro colore, sia di destra, di centro o di sinistra. Interessava studiare e mettere in mostra un fenomeno culturale.

Peccato che nell’articolo non si parli delle vignette dedicate ai soldati della prima guerra mondiale e alla propaganda che veniva fatta su questi giornali letti al fronte, delle vignette satiriche contro Mussolini, dell’importante mostra nella mostra dedicata a Giovannino Guareschi e all’Italia prostituita e martoriata, usata e sfruttata dalla politica. Peccato che non si parli dell’importante scoperta fatta sui pittori cremonesi che disegnavano e pubblicavano le vignette satiriche, anche in epoca fascista, sulle riviste e sui giornali cremonesi. “Cremona che ride” segna un punto di svolta nello studio della storia di Cremona e non solo.

La mostra è un ricco apparato documentario sulla storia d’Italia, e cremonese, che racconta un secolo e mezzo di vita del nostro Paese visto da un’ottica diversa. Non c’è volontà di revisionismo ma una volontà storica seria e appassionata di conoscenza, un modo per rispondere a gratuiti attacchi e al “pneumatico vuoto di senso” che purtroppo oggi sovente si ravvisa.

Per gli attacchi alla nostra incompetenza facciamo spallucce perché dimostra che chi scrive non conosce il nostro lavoro a Brescia, a Parma, a Bologna e a tutte le altre mostre che abbiamo allestito in questi anni sul tema della satira che studiamo da oltre vent’anni. Per chiudere vorremmo che i lettori notassero i soggetti che hanno aderito alla mostra, dalla Fondazione Mondadori alla Fondazione del Corriere della Sera, al Museo della Satira di Forte dei Marmi, tanto per citarne qualcuno, realtà che dimostrano la scientificità del lavoro svolto.

Invitiamo tutti i cremonesi a venire a vedere la mostra, a giudicare con i propri occhi e con la propria intelligenza una esposizione non facile, che va letta e meditata con calma e un giusto spirito.

 

Giorgio Casamatti e Guido Conti,

curatori della mostra, Cremona che ride.

 

 

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Commenti
  • Vincenzo Montuori

    Vorrei rivolgere alcune parole di consolazione ai curatori della mostra “Cremona che ride” che, aldilà delle polemiche suscitate, ha dimostrato che i tanto venerati padri della patria, da Cavour a Bissolati, avevano le loro debolezze e avevano commesso alcuni imperdonabili errori politici, come il temporaneo avvicinamento di Bissolati alle argomentazioni del Mussolini prima maniera. La mostra è stata gestita, a mio avviso, bene; purtroppo, essa sconta la perdurante tendenza della cultura ufficiale cremonese a non voler fare i conti con il proprio passato, a volte non tanto glorioso,e a trincerarsi dietro le indignazioni “a prescindere”. Io stesso ne ho dovuto subire le conseguenze quando, due anni fa, in occasione del centenario della pubblicazione del manifesto del Futurismo (1909-2009), ebbi l’idea di presentare, cercando di valorizzarne l’opera, l’attività del cremasco, poeta e pittore futurista, e fervente fascista, Enzo Mainardi. Fui a momenti accusato di apologia del fascismo da persone che evidentemente non conoscevano i miei orientamenti politici; ma io volevo solo far emergere dall’oblio la figura di un intellettuale locale che ebbe una certa fama all’epoca e che, comunque, con la sua attività e le sue relazioni, portò l’attenzione dell’opinione pubblica su Cremona. Vedi dove si va a fissare l’indignazione! Pertanto, esorto i curatori ad andare avanti con la loro mostra che rimarrà come un fatto significativo nella cronaca culturale della città.