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Così si guida un’aziendanon la crescita umana di un popolo

Caro Direttore,

vorrei esprimere qualche pensiero a margine di un articolo apparso su un quotidiano locale a firma di Mons. Pedretti, sagace, profondo e brillante scrittore, oltre che grande prete, mi mette in imbarazzo, ma ci voglio provare.

Mi ha colpito soprattutto la forza della speranza che continua ad esserci in lui quando azzarda l’ipotesi che i ragazzi alla prova di maturità non abbiano affrontato il tema politico perchè spaventati dalle espressioni del Vangelo che parlano di destra e sinistra. La speranza di un prete che ha fatto del Vangelo la sua ragione di vita e che vuol credere che il “manicheismo” del messaggio cristiano – che mette a destra i buoni e a sinistra i cattivi, che ribalta il concetto di potere per cui chi comanda è li per servire e non per essere servito, per arrivare fino al non negoziabile “o con me o contro di me” – sia ciò che frena i giovani dall’entrare in una dialettica politico-ideologica.In modo molto più prosaico penso che ai giovani oggi più che la lettura del Vangelo parli in modo fin troppo evidente il modo di far politica che ha caratterizzato l’ultimo ventennio, uno stile di occuparsi della cosa pubblica che non fa altro che allontanarli dalla discussione democratica, dal dialogo che deve esistere anche tra chi parte da concezioni e valori differenti, da un atteggiamento anche puramente ideologico ma teso a guardare a modelli sociali, ancor prima che economici, proiettati alla crescita della società e della persona nella società. Una politica senza un sogno, non è politica, una visione della società senza qualche utopia non è una visione politica.

Non voglio ritornare su valutazioni già più volte espresse di come la politica degli ultimi anni abbia contribuito ad una trasformazione antropologica della società, per cui i modelli di riferimento sono quelli proposti dalla televisione e dai media, sono quelli del bello, del ricco e del furbo, sono quelli di un individualismo spinto che fa dimenticare l’essere parte di una società per cui il bene, il successo, la crescita personale possono passare solo dal raggiungimento del bene collettivo. Senza tirare in ballo questioni etiche e ideologiche, basta guardare quali sono i grandi filoni che guidano l’azione politica: il PIL, il debito pubblico, il rispetto dei patti di stabilità e così via. In questo modo si guida un’azienda, non la crescita umana e sociale di un popolo. Sugli obiettivi economici probabilmente destra e sinistra hanno le stesse ricette: tagliare i costi e aumentare le entrate, come in un’azienda in difficoltà; ma è sulla capacità di promuovere e realizzare un programma sociale che sia per il bene di tutti, che probabilmente nascono le differenze.

E fa bene Mons. Pedretti a ricordare il testamento di De Gasperi che invitava ad avere lo stile dei moderati, ben saldi al centro, ma con uno sguardo a sinistra, dove la sinistra non è la parte politica di chi è schierato,  ma quell’atteggiamento mentale e comportamentale che guarda ad una dimensione collettiva e non individuale, ad una crescita complessiva della società intera. E ben venga la voce di un prete, come di tanti grandi preti, a dare corpo e sostanza ad un modo di pensare ed agire in politica, partendo davvero dal Vangelo.  Scriveva don Primo Mazzolari : ” Dicono che con il Vangelo non si governano i popoli, e può essere vero. Però senza apertura evangelica, nè l’uomo ha posto per il prossimo, nè lo Stato ha posto per l’uomo.”

Angelo Zanibelli,

capogruppo UDC Comune Cremona

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