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Salini vuole a Pizzighettone una centrale a carbone. Gli industriali una “Green Enterprise Zone”

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Mentre il presidente degli industriali Mario Caldonazzo presentava al vicepresidente della commissione europea Antonio Tajani il progetto di fare alla Tencara di Pizzighettone un polo industriale da un milione di metri quadrati “che offra capacità di attrazione produttiva da tutta Europa per le caratteristiche dimensionali e le potenzialità di natura logistica che garantisca uno sviluppo con criteri di sostenibilità ambientale”, il presidente dell’Amministrazione Provinciale, Massimiliano Salini, su altri tavoli sta trattando insediamenti ben diversi da quelli ipotizzati da Caldonazzo.  Il presidente Salini ha infatti avviato contatti con una multinazionale francese – attraverso un intermediario  – per realizzare sull’area della Tencara una grande centrale elettrica a carbone ipotizzando approvvigionamenti via acqua (Po-canale navigabile) secondo ipotesi già girate da queste parti trent’anni fa . Ovviamente questa soluzione fa a botte con quanto previsto dal progetto degli industriali cremonesi: “una piattaforma produttiva e logistica che si sviluppi secondo i criteri delle “Green Enterprise Zones”, aree cioè di sviluppo agevolato che rispondano a logiche di sostenibilità, innovazione, fisco leggero, semplificazioni”.“Quest’area può essere l’occasione, forse unica, per una vera   intermodalità ferro-acqua-gomma. – ha ribadito Caldonazzo- Rilanciando così anche il progetto della navigazione   interna attraverso il canale e magari arrivando a produrre lì energia idroelettrica. Un progetto di respiro europeo che può richiamare attività produttive da tutto il continente”. Poi, rivolgendosi direttamente al vicepresidente   della Commissione Europea, Caldonazzo ha chiesto a Tajani di essere al fianco degli industriali cremonesi “per realizzare questo progetto di rilancio che vuole essere un modello per tutta Europa della voglia di riscatto di un territorio, che tragga vigore dai valori e dalle qualità delle persone”.Dunque eventualmente una centrale idroelettrica – quindi in linea con la “Green Enterprise Zones” – e non una centrale a carbone che, com’è noto, è uno dei modi più pericolosi (ed inquinanti) di produzione di energia. E’ vero che un quarto di elettricità al mondo deriva dal carbone (la metà negli Stati Uniti) ma è anche vero che le emissioni della combustione di carbone in centrali elettriche rappresenta la più grande fonte artificiale di anidride carbonica, che secondo la maggior parte degli studiosi del clima è causa primaria del riscaldamento globale. Questa idea di Salini, confermata da numerose fonti, è in contrasto non solo con quanto chiesto dagli industriali ma con l’idea stessa di sviluppo che la gente vuole. D’altra parte il documento predisposto dai tre sindacali confederali (Cgil-Cisl-Uil) contro l’ipotesi della discarica di amianto di Cappella Cantone indica chiaramente come i rappresentanti dei lavoratori si siano schierati per un Polo industriale a sviluppo sostenibile, quindi con l’idea degli industriali. Infatti nel documento, tra l’altro si diceva..“Tutto ciò si scontra con le richieste del territorio, dei Sindaci della zona, preoccupati dalle possibili conseguenze della discarica di un materiale così pericoloso i cui effetti negativi sulla salute delle persone potrebbero ulteriormente rappresentare col tempo altri pericoli; si scontra con la vocazione di una agricoltura di eccellenza che fa della zona una delle principali fonte di colture e di produzione di foraggi per produzioni di latte e formaggi tipici; si scontra con le attività legate alle produzioni di alimentari salutistici presenti nell’area; si scontra anche con un progetto più complessivo di crescita del territorio che vede nell’area di Tencara, a meno di 10 chilometri in linea d’aria dalla località Retorto, che vuole realizzare una “Green Enterprise Zone” come elemento qualificante di un nuovo tipo di sviluppo. Non si capisce quale logica prevalga nell’acconsentire la realizzazione della discarica in un territorio ove ve ne è presente un’altra esaurita, sapendo che ciò potrebbe essere dannoso per uno sviluppo delle attività e quindi dell’occupazione, proprio in un momento di grave crisi di lavoro…”.

 

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