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Un libro omaggio a Fiorini, liutaio che acquistò la collezione di Stradivari e la donò alla città di Cremona

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“Cremona, la città di Stradivari, era effettivamente il luogo più consono per farvi tornare i cimeli e legare così indissolubilmente il suo nome al grande maestro e alla liuteria italiana”. Parte, così, il libro firmato da Luigi Dati e Gualtiero Nicolini su Giuseppe Fiorini, liutaio che nel 1920 acquistò, indebitandosi, dalla marchesa Paola Dalla Valle del Pomaro di Torino, erede di Ignazio Alessandro Cozio conte di Salabue, forme, modelli, attrezzi e disegni utilizzati da Antonio Stradivari e che dieci anni dopo donò la collezione alla città di Cremona, con l’obbligo che fosse pubblicamente esposta e col proposito di fondare una scuola di liuteria. “Fiorini dovette comunque certamente mandar giù molti bocconi amari, accettare compromessi e subire umiliazioni “ inaudite” . Non ci poteva essere spazio per lui alla guida della Scuola ora che la malattia  dava  giustificazioni plausibili agli oppositori. Ma perché anche l’idea di dare l’ incarico all’ allievo prediletto Ansaldo Poggi  era stata scartata ?  D’altronde  anche  quando i cimeli giunsero a Cremona  ci vollero altri otto anni   perché il  progetto  della Scuola  potesse realizzarsi e Fiorini era già scomparso da quattro anni. E non si può certo dire che la scuola a cui si dette vita corrispondesse ai canoni  di  quella che lui avrebbe voluto!”. Un libro omaggio al fautore della rinascita della liuteria italiana nel suo 150esimo anniversario.

 

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