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Siamo todos indignados

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Sì, siamo tutti indignados. Incavolati e neri come un prete del Gabon in una notte illune. Il Paese scricchiola, la Fiat saluta e se ne va (per ora da Confindustria e dalla Emma), lo scarparo compra pagine di giornali per urlare il suo “Politici ora basta”,  i media Usa irridono la nostra magistratura perché la loro Amanda è stata vittima di “indagini pasticcione”,  e lorsignori che fanno? Fanno il teatrino. Come prima, più di prima. A destra e a sinistra. E la Casta perde ogni giorno di più la fiducia del mondo “civile”. Il malcontento di tutto il Paese sembra inarrestabile.

A destra tira una brutta aria: i sondaggi sono impietosi. Berlusconi e Bossi sembrano al capolinea. Capi e capetti della maggioranza stanno alzando la cresta e la voce, non pochi sono pronti a smarcarsi. Il Cavaliere gioca le sue carte: “Io ho sdoganato il Movimento sociale, io ho portato la Lega da posizioni secessioniste alla responsabilità nazionale, io ho offerto con la Casa della Libertà un rifugio per i partiti democratici cancellati dal golpe giudiziario degli anni ’90. E con il Popolo della Libertà ho fondato il grande partito dei moderati italiani”. E’ un momentaccio. Si parla già apertamente di un dopo-Berlusconi, della nascita di una sorta di nuova Dc con Alfano premier, Maroni vice, Casini al Quirinale. Ma torna pure a galla la capacità di resistenza dopo i “dieci agguati”, ovvero “le spallate fallite” da dicembre 2010  al caso Romani (28 settembre). Dieci “imboscate” – dalla mozione di sfiducia al governo nei giorni dell’addio di Fli, al caso Ruby, il processo breve, ecc.-  dieci “assalti falliti” che hanno portato vento nuovo  nelle vele del governo. Basterà? A dar retta a De Rita, il fondatore del Censis che da 40 anni legge profeticamente la nostra realtà socio-politica, ci sarebbe qualcosa di grosso che bolle in pentola (“l’episcopato sta ruminando la fine del ciclo berlusconiano e quella di questo centrodestra”; “è ora che un cattolico torni a guidare il Paese”). Sì, va bene, ma come la mettiamo con la crescita che non c’è,un progetto di sviluppo che latita, gli ordini disattesi della Bce ( “fate ancora tagli alle spese e ulteriori riforme su pensioni e occupazione”)?.

Anche a sinistra tira aria a dir poco difficile: ad esempio Parisi ha chiesto la testa di Bersani (“Ha sbagliato completamente linea, dovrebbe dimettersi”); l’ex senatore Pd  (pugliese) Alberto Tedesco sta inguaiando Vendola (“Nichi sapeva”);  le tangenti rosse sono uno tsunami. E Travaglio sull’Espresso è implacabile:” Devono avere qualche colpa atavica, qualche peccato originale da espiare, gli elettori del PD, per meritarsi un gruppo dirigente così”. E Di Pietro? Zitto, zitto, ha piazzato il figlio Cristiano “la Carpa” in lista per le Regionali. Anche Tonino tiene famiglia.

Certo gli “indignados” non ci sono solo in Spagna o negli Stati Unii (negli Usa la rivolta sociale è contro il sistema delle banche). Il fenomeno monta ovunque, da noi per ora solo a parole e a “paginate”. Ma c’è. Dal basso stanno salendo segnali fortissimi, lo “spettacolo indecente ed irresponsabile” (Diego Della Valle)  sta disgustando sempre più. I vertici della Politica sono circondati da affaristi e maneggioni. Come farà la Casta a ritrovare la fiducia della gente?

Enrico Pirondini

 

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Commenti
  • elia

    Come farà la Casta a ritrovare la fiducia della gente? semplice;
    quando berlusconi,Bossi, dalema ecc passeranno la mano [campa cavallo che l’erba cresce ] ci saranno dei nuovi venditori di fumo che incanteranno il popolo bue verranno votati e il girone infernale continuerà ,i votanti dovranno mantebnere i votati e i votati continueranno imperterriti a a raccontare fregnacce promettere mari e monti,perchè sanno che l’Italiano è stato educato sin da bambino a credere al santa Lucia, babbo natale ,la befane e quindi ingenuamente continuerà a seguire i venditori di fumo che continueranno a spandere e spendere e guideranno il gregge con il piffero magico li condurranno a pagare il debito pubblico con nuove tasse .

  • LA PROVINCIA

    Io non sono tra gli ipercritici prevenuti del giornale, che sferzo solo quando, a mio personalissimo giudizio, fa errori grossolani. Difende gli interessi degli agricoltori? Se avete mai letto un giornale scrivere contro l’editore… Dà troppa importanza alle notiziole? Sono quelle che i più vogliono leggere. I giornalisti sono scarsi? Non è vero, due nomi fra i tanti, Gilberto Bazoli e Barbara Caffi.
    Ma taglio la testa al toro, vi propongo, cari miei, un pezzo del direttore, che rappresenta, nel bene e nel male, il prodotto, e abbiate il coraggio di sostenere che sia scrittore mediocre:
    “Questa notte ho fatto un sogno. Ho sognato che Luciano Pizzetti, lo zarino di Cremona, se la rideva di gusto assiso in trono, gli occhi lampeggianti come fari nella notte, l’aria birba che aveva ai suoi tempi Mentino Fanfani (il personaggio più divertente dopo la morte di Totò, così scriveva Fortebraccio). Ho sognato che Pizzetti si congratulava con se stesso perché, in un colpo solo, era riuscito a impallinare Cacciatori usando la Margherita, frenare la corsa romana di Torchio avviandolo al cimitero degli elefanti (la Provincia) e rifilare la poltrona scomoda di Bodini al compagno Corada che viceversa sognava e sogna anche lui Roma, il Colosseo, Porta a porta, le notti con Angius, le mattinate da acido russico in Transatlantico. A Roma invece, isolata la concorrenza rossa e rosè, ci andrà lui, Lucianino pane e vino, con la spinta e i voti del collegio di Cremona alle prossime politiche. Un attimo dopo, probabilmente effetto dei litri serali e friulani, ho visto lo zarino alzarsi in piedi e, cosa inaspettata, assumere le sembianze del Sordi dei Vitelloni; quello, per intenderci, del celebre: Lavoratoriii? Tiè, un cult che oggi compie cinquant’anni ma non li dimostra.”
    Piaciuto? Un altro direttore meno fine si sarebbe rifugiato nel solito “dagli al politico, tutti incapaci, menefreghisti, attaccati alla poltrona”, ritornello che, almeno in Italia, attacca sempre. Lui invece no, scrive le stesse cose ma che leggerezza, amabilità, intelligenza…insomma, tutte le qualità che attirano il lettore.
    Se volete godervelo tutto, è un Punto di Enrico Pirondini del 7 dicembre 2003, procuratevi il libro: “100 di questi editoriali, 2000/2004” presentato da Vittorio Feltri.
    Io lo uso come libro “del comodino”: tutte le sere ne leggo una pagina e mi addormento rilassato. Come Papa Giovanni 23°, che consigliava agli amici il Peppone e don Camillo…..

    Cremona 04 10 2011 http://www.flaminiocozzaglio.info

    • Andrea

      Ho sempre stimato Pirondini e, ogni mattina quando prendo in mano il giornale di via delle industrie, rimpiango il fatto che non ci sia più lui a dirigerlo. Spesso trovo editoriali o prese di posizione imbarazzanti… cioè mi spiego: per il lettore comune sono normalissimi articoli ma per chi, come me, ha a volte la possibilità di conoscere realmente i retroscena, si rende conto di come i contenuti di certi articoli siano deviati rispetto alla realtà nell’interesse sempre dell’editore (non inteso come società, ma proprio lui lui).

  • LUI LUI, EDITORI, PLURALE NON SINGOLARE.

    Per stimare il “Pironda” (Pirondini per l’anagrafe) ci voleva poco (con segno positivo, ovviamente). Tuttavia anche “ello” ebbe a palesare qualche peccatuccio veniale. Perdonato! Quanto ai contenuti di certi articoli che appaiono verosimilmente sul “Quotidian Nostran Cittadino” non ne farei una tragedia. Un poco tutti…lo fanno, va la! Piuttosto non ho ben afferrato a chi si riferissero quei voluti “lui lui”, plurale e non singolare, tirando in ballo l’editore! Forse che il due volte lui alludesse a due editori…di fatto? Non so, magari, chissà, mi sembrerebbero…Piva ed Arvedi? Faccio fatica a crederci tuttavia…potrebbe esserlo, “eccomeno”!

    giorgino

  • GLI INCIPRIATI

    Da un lettera a Cronaca del compagno comunista Abeni Evelino:
    ….che mi fece comprendere, già a quell’età (sei anni), un importante valore della vita, che da allora ho sempre cercato di avere presente nei miei comportamenti: la solidarietà, la disponibilità verso gli altri, verso chi ne ha maggiormente bisogno.
    Il compagno, funzionario di partito, prende 2357 euro al mese per essersi seduto 10 anni sui banchi del Consiglio regionale, cioè il doppio di quanto prenda un operaio che ne abbia lavorati 40 (quaranta) nei capannoni: secondo la dottrina sinistra, i 2357 euro sono suoi, lui si batte per dividere quelli degli altri.
    Non ce l’ho con Abeni, so neanche chi sia e naturalmente non desidero saperne di più, ce l’ho coi miei colleghi di destra che si lasciano seppellire da sempre da questi incantatori di serpenti, che hanno sempre in bocca la solidarietà, i poveri, l’ambiente, le donne, l’occupazione etc etc, poi in pratica devastano Cremona con Tamoil e i posti di lavoro li devono creare gli imprenditori, che aiutano davvero la comunità, come Arvedi, alle gnocche ci pensa Berlusconi: quando, amici di destra, cominceremo a rispondere per le rime a questi incipriati d’ogni tempo?
    Ci vogliamo rendere conto che se gli lasciamo tutto il palcoscenico se lo prendono, e qualche pinocchio lo troveranno sempre?

    Cremona 07 10 2011 http://www.flaminiocozzaglio.info