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Stagione lirica al Ponchielli: tocca al “Rigoletto” di Verdi per tre volte sul palco cremonese

lirica

Stagione lirica 2011 del Ponchielli. Il secondo titolo in cartellone è Rigoletto diretto da Marco Guidarini, con la regia di Massimo Gasparon, che andrà in scena per ben tre volte sul palco del teatro cremonese. Venerdi 21 ottobre, ore 20.30 (turno A); domenica 23 ottobre, ore 15.30 (fuori abbonamento) e martedi 25 ottobre, ore 20.30 (turno B).

Biglietteria del Teatro: aperta dal lunedi al sabato  dalle 10.30 alle 13.30 e dalle 16.30 alle 19.30, tel. 0372.022001 e 0372.022002.
Prezzi dei biglietti:  platea/palchi € 50 – galleria  € 33 – loggione € 18.
I biglietti si possono acquistare anche on-line su : www.vivaticket.it

Quando Giuseppe Verdi compone nel 1851 per La Fenice di Venezia Rigoletto, ha alle spalle già sedici opere; tra queste i grandi affreschi corali –Nabucco e I Lombardi alla prima crociata, Ernani e La battaglia di Legnano –, ma anche lavori nei quali già si delinea la svolta del compositore di Busseto, che dalle vicende collettive tende sempre più a mettere in scena quelle individuali.
Con Rigoletto l’innovazione si fa ancora più decisa, evidente ed audace, perché i riflettori si spostano dalle teste coronate verso personaggi borghesi, presi tra la gente comune: il melodramma è il primo atto di quella “trilogia popolare” che si completerà nel giro di tre anni con Il trovatore e La traviata e nell’ambito della quale il Maestro esplicita appieno il suo genio drammatico.
Declassato il fatuo corteggiatore di belle donne da re a duca per compiacere alla censura (cogliendo così il destro per identificare in Vincenzo I Gonzaga l’artefice della decadenza definitiva del suo glorioso casato), Verdi concentra l’attenzione sul buffone di corte, protagonista incontrastato, che si staglia a tinte accese in un mondo solo chiaroscurato: quello del duca, appunto, e poi dei cortigiani, di Maddalena, della stessa Gilda, che solo nel quartetto del terzo atto prende una sua fisionomia, e di Sparafucile, che tiene nell’ombra il suo crudele cinismo.

Rigoletto

Opera seria in tre parti di Francesco Maria Piave,
dal dramma “Le Roi s’amuse” di Victor Hugo
Musica di Giuseppe Verdi

Personaggi ed Interpreti
Duca di Mantova________Piero Pretti
Rigoletto______________Ivan Inverardi
Gilda_________________Irina Dubrovskaya
Sparafucile____________Eugeniy Stanimirov
Maddalena____________Alessandra Palomba
Giovanna_____________Veronica Senserini*
Il Conte di Monterone_____Pasquale Amato
Marullo_______________Mirko Quarello
Matteo Borsa___________Saverio Pugliese
Il Conte di Ceprano_______Marian Reste
La Contessa di Ceprano____ Miriam Artico
Paggio________________Bianca Tognocchi
Usciere_______________Adrien Charles Page

*Vincitrice Categoria Esordienti al  Concorso As.Li.Co.

Direttore: Marco Guidarini
Regia, scene, costumi e disegno luci: Massimo Gasparon
Aiuto regia: Matteo Mazzoni

Nuovo allestimento in coproduzione con Associazione Arena Sferisterio di Macerata

Coro del circuito lirico lombardo. Maestro del coro Salvatore Sciammetta

Orchestra “I pomeriggi musicali”

Coproduzione dei Teatri del Circuito Lirico Lombardo: Ponchielli di Cremona, Grande di Brescia, Sociale di Como, Fraschini di Pavia, della Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi e del Teatro dell’Aquila di Fermo.

Nota del direttore
LA MALEDIZIONE
di Marco Guidarini
Il grande tema verdiano degli effetti e della dimensione familiare come valore assoluti si infiamma in Rigoletto fino al parossismo. La drammaturgia musicale della partitura è ispirata profondamente dall’originalità feroce del testo teatrale alla radice del libretto di Piave, il bruciante Le roi s’amuse di
Victor Hugo. Il nucleo centrale dell’opera è nel tema della maledizione: l’allusione frequente ad essa ha un valore tutto interiore. Il tema–leitmotiv si presenta come un pensiero lancinante che tende a fissarsi nella coscienza, come una sorta di spasmo doloroso che si fa ritmo. In questo senso il Preludio è sintetico di tutta l’opera, per essenzialità di forme e contenuto. L’estrema sobrietà del materiale musicale della partitura è tutta rivolta a cogliere le sfumature psicologiche dei personaggi, dove gli elementi musicali stabiliscono prima di tutto un clima morale, come se i cataclismi dell’anima si umanizzassero negli stessi personaggi, o si riflettessero nella natura: si pensi al colore shakespeariano del duetto Rigoletto – Sparafucile, o alla valenza emotiva dell’orchestrazione nella tempesta del terzo atto. La densità formale della partitura riflette in modo incomparabile l’intensità drammaturgica: per questo, oltre che per la complessità poliedrica dei personaggi, credo si possa ritenere Rigoletto fra i titoli più novecenteschi dell’universo verdiano. Un capolavoro non lontano da Wozzeck.

Nota del regista
MASCHERE SENZ’ANIMA
di Massimo Gasparon
Destino e Libertà sono le coordinate cartesiane che individuano alla perfezione l’ascesa e la caduta di Rigoletto: egli compie il peccato di superbia e decide di punire il suo signore contro ogni ragionevole convenienza. Non accetta la logica di classe che lo relega a umile servo, marionetta senza anima e sentimento, che deve subire in silenzio e decide superbamente di far uccidere il duca, come estrema punizione. Abbiamo la libertà di farci del male, credendoci liberi. L’atmosfera tiepolesca e veneziana rievoca il fasto veneziano del Gran Teatro la Fenice di Venezia, dove l’opera andò in scena per la prima volta nel 1851. Già nel XVIII secolo il Tiepolo rappresentò i suoi famosi Pulcinelli acrobati che tanto incuriosirono e piacquero. Una sala degna
del Veronese ci mostra un duca annoiato da feste in maschera, la cui unica evasione è la novità. Gilda è solo un oggetto di piacere temporaneo, usato e gettato senza interesse, come accade a tante innocenti. Una ragazza semplice e onesta, che si innamora del peggiore partito, e che non può evitare di non amarlo. I cortigiani, costretti alla mascherata perpetua, schiavi che schiavizzano i loro simili per evadere la noia, sono al di là del tempo, sono archetipi della superficialità, del disonesto e dello squallore dell’ignoranza. Maschere senza anima, incapaci di umanità. Ed in una società edonistica come questa, il travestimento si erge ad anima. Pulcinella sopravvive tra noi, malinconico superstite di un tempo che più non è, costretto ancora nel suo bianco camicione, con la sua gobba e il volto celato dalla mezza maschera con naso adunco, come Rigoletto, espressione della logica più volgare e plebea, beffato e beffatore, sempre sull’orlo della catastrofe, da cui immancabilmente si salva. Ma il nostro Rigoletto-Pulcinella non ha la fortuna delle maschere della commedia dell’arte. Il suo destino, più tragico e oltremodo crudele permette a Verdi di mostrarci come vita e teatro spesso si incontrino, si intreccino e violentemente si separino senza avviso alcuno. E inesorabilmente ci rendiamo conto che il lieto fine tanto atteso, questa volta non ci sarà.

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