Cronaca
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Nostalgia del compagno Faustino

Ebbene sì, anch’io – come Marcello Veneziani ed altri della compagnia errante  – ho nostalgia del compagno Faustino, al secolo Fausto Bertinotti da Milano, per gli amici Faustino Tweed, lo Zapata fatto in casa (per gli avversari l’ultimo aedo di un marxismo catacombale, di un leninismo morto e sepolto). Il Faustino che dopo essere stato segretario di Rifondazione (1994-2006) è andato a sedersi sullo scranno più alto della Camera, dopo Casini e prima di Fini. “Da presidente della Camera seppe essere al di sopra delle parti, lui che era leader di un partito, e che partito, così estremo e radicale”.

L’attacco di nostalgia m’è venuto dopo aver seguito le ultime del teatrino politicante, rissoso e verboso, pedantesco e rancido, sboccato (vero Rosy?) e senza ritegno.  Quando c’era Faustino certe aggressioni verbali non erano permesse, non accadevano. Perché Bertinotti “non sprizzava odio e sapeva essere gentile e curioso del pensiero opposto al suo”. E’ vero, quando ha fatto cadere il governo Prodi,  non lo hanno turibolato, semmai l’avrebbero appeso volentieri  alle tre catenelle al posto del sacro vaso. Ma lui tirò dritto, sapendosi estraneo (con coerenza) alla “tragedia e alla servitù del comunismo di potere”.

Certo, come ha scritto giorni fa Alberoni , in tutte le epoche c’è  sempre stata lotta politica e religiosa e “la gente si è odiata, invidiata, derisa, insultata, accusata dei più turpi misfatti”. Ma oggi addirittura annaspiamo nel profondo  caos. Come insegnano i vandalismi di Roma (ed ora i teatranti, a buoi scappati, invocano la legge Reale che esiste da 36 anni!); come documentano le duecento palestre (o centri sociali) dove i ragazzi si  tengono in forma. E come certifica l’episodio della profanazione della statua della Madonna della parrocchia di San Marcellino e Pietro, un atto non solo blasfemo che ha leso la sensibilità dei credenti  (il simbolismo mariano travalica il cristianesimo, Maria è amata anche da musulmani e buddisti); ma che è  il segno di una offesa all’uomo, alla sua dignità. Un oltraggio che testimonia una  inciviltà senza più confini.

Faustino, dicevo. Altro stile, altri tempi. Altri uomini. Visionari magari,  ma tosti. Bertinotti si era auto- investito di una missione salvifica e voleva fare del pianeta una immensa Piazza Rossa dove Babeuf trionfava su Adam Smith, Roberspierre su Berlusconi, il Manifesto sui palinsesti in attesa della resurrezione di “Baffone”. E’ andata invece com’è andata. Ora Tropical Fausto – l’amico di Fidel e del Chiapas – si mantiene a debita distanza dal ciarpame  imperante ma non ha saltato il fosso. E’ sempre comunista e signore; radicale ed elegante.  Rispettato perché sa rispettare. In esilio ma non con le ombre che hanno avvolto Seneca  spedito in Corsica o Trotskj catapultato  in Messico dopo le cornate di  Stalin. Faustino è quello di sempre. E  non credo intenda galleggiare  a lungo nel radioso pensionamento. L’uomo è imprevedibile:  da uno che è riuscito a far resuscitare Marx, Lenin, Stalin, e perfino Breznev ,  c’è da aspettarsi ancora qualche mossa. Bertinotti è un Andreotti senza la gobba. E’ un diabolico mix di Arnaldo da Brescia, Cafiero, Ghino di Tacco, Saint-Just e il conte Nuvoletti.  Vista l’aria che tira  è meglio essere pronti a tutto.

Enrico Pirondini

 

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