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Scempio più che arredoDavanti al Duomo panchine in acciaio

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Ci risiamo. E’ l’ennesimo tentativo mal riuscito di arredo urbano per Cremona. Ma questa volta le “prove” vengono fatte al cospetto del nostro monumento più importante, verso la facciata settentrionale della Cattedrale che guarda su Largo Boccaccino. Guardate le foto: panchine in acciaio, color grigio satinato,  collocate davanti alla libreria Cremonabook’s. In una zona in cui la pietra è l’unico arredo presente sono state sbattute due panchine modernissime con un colore che nulla ha a che fare neppure con il brunito del ferro battuto ancora presente su balconi e negozi della zona. Non sappiamo se le panchine sono state collocate con il benestare della Soprintendenza ma se lo scempio è stato autorizzato dall’organismo di tutela, crescono sempre più i dubbi sui funzionari che devono occuparsi di Cremona. Quelle panchine stanno bene in piazza Marconi o in un’altra piazza rifatta: sui cubetti di porfido e al cospetto delle antiche pietre stridono e richiedono una immediata rimozione. Ancora non ci si rende conto che Cremona, come tante altre città simili, è di per sè un museo, che esce dai suoi luoghi istituzionali ed occupa strade e piazze ed entra nei palazzi e nelle chiese. Ciò che distingue una città italiana da altri centri nel mondo è proprio la nostra unicità che crea invidia in tutto il mondo: i nostri centri sono musei diffusi, dove si respira un’aria antica, dove tutto è armonico con la storia, la tradizione e l’architettura. Fino a che non ti sbattono sul muso, davanti a una facciata antica in cotto, due panchine in acciaio satinato.

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Commenti
  • germana

    sinceramente non vedo lo scempio….. per linee e per colore si inseriscon bene, a mio parere, nel contesto. E poi c’è bisogno di qualche panchina in centro, soprattutto da quando molti “mercatini” vengono ospitati ai giardini pubblici e in centro non c’è più un posto per sedere gratis….

  • Paolo

    Scempio???
    Mi sembrano panchine molto lineari e pulite, forse il colore non è il massimo… Non sarebbe stato peggio collocare delle imitazioni di vecchie panchine?
    Perché nessuno si è mai lamentato delle macchine che venivano regolarmente parcheggiate al loro posto? Siamo a cinque metri dal torrazzo!
    In questa città siamo abituati a non vedere i problemi, ma a criticare qualsiasi possibile soluzione.

  • roberto

    Non mi dispiacciono.
    Rappresentano il momento che stiamo vivendo. Meglio così che la scimmiottatura di un passato che non siamo più in grado di conservare perchè qualcuno ha svuotato precedentemente la nostra città sia sotto l’aspetto culturale che urbanistico. Piazza Stradivari, quartieri ITIS e Cambonino esempi di non cultura o meglio esempi di architettura alla Berlino est.

  • Dario

    Si, concordo con i commenti fin qui espressi. Devo dire che quelle due panchine non mi spiacciono affatto.

  • graziella

    Non voglio una “città museo”. Possibile che lasciare un segno del presente (e queste panchine a me piacciono)sia sempre considerato uno scempio? Salvo poi osannare gli stranieri che, loro sì, sanno osare.

  • Annamaria Menta

    Di fatto viviamo in una città antica, con un centro storico che andrebbe ‘salvato’ da chi si crede erede spirituale di Carlo Scarpa e dissemina esempi di ‘copia-incolla’ casuali di qualcosa che è peggio della più classica Berlino Est: è la tesimonianza diretta di una totale mancanza di gusto, capacità e cultura. Scintillante (in senso reale: in certe condizioni di luce solare si è abbagliati dai riflessi mentre si transita da via Tofane) esempio a Porta Venezia il risultato del ‘copia-incolla’ di uno di questi ‘nipotini’: da Scarpa e il Bauhaus a “na Sibra e en Supel”. Il fatto che sia appena fuori dala cerchia delle mura non giustifica l’orrido minestrone, anzi fa venire il sospetto che tutto questo tripudio di acciaio che ultimamente viene usato per ogni sorta di interventi contribuisca allo smaltimento di scorte e alla giustificazione di ampliamenti.
    Estetica a parte, vorrei chiedere agli ‘entusiati’ (e ai volponi che hanno scelto il materiale) se hanno tenuto conto del fatto che queste panchine d’estate saranno una graticola e d’inverno sarà come sedersi direttamente sulla serpentina del congelatore (vista anche la forma…).
    Nel nostro paese si producono tonnellate di rifiuti che, quando non intasano le discariche o vengono spacciati per fonte rinnovabile di energia, rappresentano una ‘miniera’ di materie prime secondarie (vendute all’estero da floride aziende italiane a volte ostacolate da una normativa a misura di inceneritore quando si tratta di ricevere dai Comuni i rifiuti da trattare). Con queste ‘materie prime secondarie’ da anni vengono prodotti una quantità di oggetti tra cui arredi urbani. A Cremona si svolge uno dei pochi saloni dedicati alle cosidette ‘buone pratiche’, ovvero l’acquisto e utilizzo di ciò che è “ambientalmente preferibile”. Come di solito si predica bene e si razzola male, facciamo il salone per diffondere (?) le buone pratiche e poi si è in prima fila a fare l’opposto.
    Avrei anche una curiosità: il ‘materiale lapideo’ in giacenza nei magazzini comunali (ovviamente non si tratta di lapidi tombali ma di manufatti in pietra tra cui anche le panchine tolte in un recente passato) che fine ha fatto? Tutto già impiegato nel nuovo ‘mega parco urbano’ Morbasco Sud?
    In ogni caso sono convinta che due panchine davanti ad un negozio non scoraggeranno i professinisti del parcheggio a massimo intralcio dal lasciare il proprio mezzo regolarmente davanti alle panchine stesse, non li fermano divieti generici, corsie e piste ciclabili, portabici e passi carrai, cosa saranno mai due panchine in piena area pedonale?

    • laura carlino

      Concordo pienamente! Magari con qualche riserva sulle panchine in materiale riciclato, ma per il resto ha ragione. Le panchine da centro commerciale rispondono pienamente al “non gusto” cui ormai siamo abituati. I commenti positivi dimostrano che ormai siamo abituati a tutto, omologati ad uno pseudo-gusto che ci estrania da noi stessi. Con queste panchine dimostriamo una volta di più di non avere alcun rispetto di ciò che ci è stato affidato. Ma che vuole, parafrasando Manzoni “il buon gusto chi non ce l’ha non se lo può dare…” Aspettiamoci di rivedere fra un mesetto la neve finta su palazzo comunale e la galleria viola-fluo…

  • Michele de Crecchio

    Quello che lascia sgomenti, come nel caso delle recenti pavimentazioni “patchwork” dei corsi, è sopratutto la gratuità della scelta, ispirata solo dalla volontà del nuovo a tutti i costi. Di questo passo la città non avrà più una memoria. Perchè, nel caso specifico, non si è proseguito con le panchine in granito come vicino al battistero? Possibile che ad ogni cambiare di assessore si debba cambiare anche l’arredo urbano?

  • angela

    anche a me paiono carine e sintoniche col resto.Sicuramente piu’ rispondenti al buon gusto di certe”farfalle colorate”apparse alle finestre di un palazzo del centro. PROMOSSE A PIENI VOTI