Commenta

Contrastare l’infiltrazione mafiosa in Lombardia

Venerdì scorso ho seguito una conferenza/lezione organizzata dal PD cremonese sulla legislazione vigente nell’ottica di un possibile contrasto all’infiltrazione mafiosa negli appalti pubblici. A tenerla Ivan Cicconi, il preparatissimo direttore di “Itaca”, l’Istituto per l’Innovazione e Trasparenza degli Appalti e la Compatibilità Ambientale, di cui si avvale “Avviso Pubblico”, la rete degli enti locali per la formazione civile contro le mafie. Va detto che, pur con una materia molto tecnica e quindi abbastanza noiosa, il relatore, grazie alla grande chiarezza, è riuscito a rendere l’argomento meno arido e noioso di quanto si pensi. Ciò che ha eluso, la scarsa partecipazione degli amministratori locali: solo sei sindaci.
Il relatore ha ribadito ancora una volta che la infiltrazione della ‘ndrangheta, come accurati studi e rapporti ufficiali da tempo denunciano, già opera pesantemente nel campo delle opere pubbliche in Lombardia nei settori del movimento terra e delle costruzioni. Ha quindi evidenziato i passaggi legislativi che potenzialmente aprono la strada alla malavita organizzata, avanzando tra l’altro l’auspicio che veda privilegiare le aziende “certificate” nei bandi degli appalti.
Fa piacere leggere che sabato scorso a Milano è stato avviato un corso di formazione sul tema, promosso anche lì dal PD con la collaborazione tecnico-organizzativa di “Avviso Pubblico”. In tutta modestia, sarebbe importante che fosse la Regione Lombardia a realizzare un ufficio regionale di consulenza legale per tutti gli amministratori locali lombardi per contrastare con più efficacia l’infiltrazione della malavita organizzata nella realizzazione delle opere pubbliche. In mancanza della Regione, sia il PD lombardo, per avere dimostrato la maggiore sensibilità al problema, a farlo, tassando magari i gettoni dei propri amministratori.
Gruppo di riflessione “il frantoio”
Benito Fiori

© Riproduzione riservata
Commenti