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Evangelizzazione e famiglia, le priorità del Vescovo all’Assemblea Diocesana

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Sabato 29 ottobre, in Seminario, mons. Lafranconi ha presieduto l’assemblea diocesana che ha sancito ufficialmente la chiusura della visita pastorale iniziata nel 2005 e ha delineato i fronti di impegno pastorale per i prossimi anni. All’assise erano presenti diversi  sacerdoti, religiose, operatori pastorali e fedeli laici. All’ingresso i partecipanti sono stati accolti dagli operatori della comunicazione sociale diocesana che hanno presentato i diversi mass-media ecclesiali, veri e propri strumenti per fare cultura cristianamente ispirata.

Dopo una preghiera prolungata, durante la quale è stato chiesto il dono dello Spirito Santo, mons. Lafranconi, affiancato da don Irvano Maglia, delegato per la pastorale, ha sintetizzato il lavoro svolto dai consigli e commissioni zonali a partire dal documento sul dopo visita pastorale e sulle schede di riflessione dedicate a ri-evangelizzazione, educazione, formazione degli adulti e comunione nella Chiesa. A questi organismi era stato chiesto, infatti, di individuare delle proposte concrete da attuare nel futuro. Le conclusioni di ogni zona pastorale sono state rielaborate dal vescovo e offerte all’intera Chiesa cremonese.

Sulla ri–evangelizzazione mons. Lafranconi ha ribadito, anzitutto, la scelta dell’iniziazione cristiana secondo il metodo catecumenale: le parrocchie che già hanno attivato questo cammino sono il 60%, le altre dovranno adeguarsi al più presto, ma senza forzature. Legato a questo tema c’è l’invito a intendere la famiglia non come soggetto passivo, ma attivo e propositivo della pastorale. In secondo luogo il presule ha sottolineato l’importanza di alcuni movimenti e aggregazioni particolarmente dediti alla nuova evangelizzazione, come i «Neocatecumenali» o le «Sentinelle del mattino»: a loro è stato affidato il compito di accostare le persone con un’attenzione particolare al loro vissuto personale.

Per quanto riguarda l’educazione è stata ribadita l’importanza dell’alleanza educativa tra le diverse agenzie formative, il ruolo fondamentale delle scuole cattoliche, la necessità di un progetto educativo in ogni oratorio. Su quest’ultimo tema don Arienti, presidente F.O.Cr., ha offerto alcune linee di fondo.

Assai organica la trattazione del terzo punto: la formazione dei laici. Anzitutto deve essere completa e interessare non solo l’aspetto dottrinale, ma anche quello spirituale. In secondo luogo parrocchie e zone devono valorizzare le persone competenti presenti in diocesi per itinerari di formazione su temi specifici, infine vanno diffusi  i mezzi della comunicazione sociale che creano una cultura cristiana.

A tal proposito sono stati ascoltate due testimonianze: Silvia Corbari che ha descritto come deve essere la formazione dell’adulto e Gianluca Galimberti che ha parlato dei laboratori di partecipazione che dal 2003 l’Azione Cattolica diocesana propone a parrocchie e gruppi. Su temi legati alla dottrina sociale della Chiesa tali laboratori spingono al protagonismo dei partecipanti attraverso loro apporti e interventi.

Infine il presule, trattando della comunione nella Chiesa, ha auspicato una più convinta pastorale integrata tra parrocchie e zone pastorali: ciò significa superare anacronistici campanilismi per mettere in sinergia le risorse di ciascuno.

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