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Occhi puntati sulla Lega, ma il vero botto sarebbe la rottura in Provincia

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L’ex ministro Roberto Maroni è stato chiaro: con il nuovo governo, Lega all’opposizione e a rischio le alleanze territoriali. C’è dunque grande interesse anche a Cremona per le prossime mosse del Carroccio. Anzitutto sul versante comunale, dove il rapporto con il sindaco e con gli alleati è decisamente al minimo storico e dove si attende un intervento ‘chiarificatore’ del commissario cittadino, Raffaele Volpi.

Il braccio di ferro sui due assessorati chiesti da Volpi, è ormai evidente, è la foglia di fico d’una alleanza ormai a nudo. Serve soltanto a procrastinare ciò che sembrerebbe ovvio, ossia il passaggio dei leghisti all’opposizione in Sala Quadri. Un modo come un altro per rinviare uno strappo nell’aria da tempo. Prova ne è il fatto che i lumbard non arretrano di un millimetro sulla via della contestazione al sindaco, come dimostra il gazebo di protesta tenuto sabato contro l’intervento in via Dante.

Ma se alla rottura in Sala Quadri manca solo l’imprimatur del commissario, colpisce il silenzio del Carroccio in Provincia. Dalle parti di corso Vittorio Emanuele non esce un lamento, la minima spia di malcontento. E il vero botto – semmai la Lega decidesse di andare fino in fondo – sarebbe proprio in Provincia. Certo non in Comune, dove il partito, nei fatti, non ha più la forza di incidere. Nessun assessore (Demicheli e Alquati non sono più riconosciuti, parole del commissario cittadino) e due soli consiglieri, ormai ininfluenti grazie anche al rinsaldato rapporto tra il sindaco e il gruppo misto.

Ben diversa – e potenzialmente esplosiva – la situazione in corso Vittorio Emanuele, dove la Lega pesa eccome. Otto i consiglieri provinciali del Carroccio sul totale di 18 della maggioranza. Quattro gli assessori lumbard sul totale di nove. E’ questo il fronte potenzialmente caldo. E’ qui che, dovesse la Lega rompere le alleanze territoriali, le conseguenze si rivelerebbero devastanti. Il presidente Salini e il Pdl si troverebbero in un amen senza maggioranza alcuna, con tutte le ovvie conseguenze. Eppure, di tenuta della maggioranza in Provincia non si parla e nemmeno si sussurra. Di più, sono proprio i leghisti – o quantomeno alcuni leghisti – i primi ad escludere strappi in amministrazione provinciale.

Allo stesso modo, mentre si parla un giorno sì e l’altro pure di rottura con Perri, non si accenna mai alle prime conseguenze di un addio in Comune, vale a dire l’uscita delle truppe lumbard dai pochi enti di secondo livello in cui la Lega è rappresentata – Aem Gestioni e Cremona Solidale.

Parliamo dei Comuni a guida leghista o dove la maggioranza si regge sull’asse Pdl-Lega? Pizzighettone, Soncino, Soresina, Casalbuttano, Vescovato, giusto per dirne alcuni.

La mappa, insomma, è ampia e quello che è partito come un braccio di ferro, una ‘questione personale’ tra un partito e un sindaco (Perri) ora rischia di diventare un boomerang per i leghisti. La domanda, infatti, è: alla luce del passaggio della Lega all’opposizione a Roma e alla luce delle parole di Maroni, come giustificare la rottura solo sul capoluogo e non in tutte le altre realtà, dalla Provincia in giù?

Col semplice pretesto dei due assessori non dati? Poca cosa ormai.

Che sia questo il motivo per cui sul capoluogo si sta trascinando alle Calende greche una decisione che sembrava ovvia? Che sia meglio far finta di niente, mandare giù il rospo e sperare nella proverbiale galanteria del tempo?

 

Federico Centenari

 

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