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“Puntando sui giovani si può invertire la rotta” Così il presidente Caldonazzo alla consegna delle borse di studio dell’Associazione Industriali

Premiazioni

Si è tenuta domenica mattina al teatro Ponchielli di Cremona la tradizionale consegna annuale delle borse di studio dell’Associazione Industriali di Cremona. Il presidente dell’Associazione Industriali, Mario Caldonazzo, ha tenuto il discorso introduttivo. Per Caldonazzo è stata l’occasione per una analisi della situazione italiana e internazionale in un momento assai grave per l’economia mondiale. “Non abbiamo mai celato la nostra preoccupazione. – ha detto il presidente degli industriali cremonesi –   Da tempo sosteniamo che si sono sottovalutati gli effetti di una crisi che continua a cambiar forma e consistenza ma che non accenna a ridurre i suoi effetti depressivi sui mercati ed è capace di trasferirsi dalla finanza all’economia reale per poi avere le conseguenze peggiori sulla società. Oggi i rischi sono quelli di un generale indebolimento della nostra economia con riflessi pericolosi sull’occupazione”.

Il dottor Caldonazzo ha ricordato alcuni dati: ” A livello nazionale la disoccupazione delle persone fino a 35 anni si attesta al 15,9% e sono 1.138.000; a stare peggio i ragazzi fino a 24 anni: il tasso di disoccupazione in questa fascia d’età è del 29,6%   rispetto al 21% della media europea. Va molto peggio nel Mezzogiorno dove il tasso sale a 25,1%, pari a 538.000 giovani senza lavoro. In Italia per ogni 5 disoccupati 4 sono giovani, contro 1,4 in Germania e 2,4 nell’area Euro Il processo di allontanamento dall’occupazione causa un lento ma inesorabile fenomeno demotivazionale, uno scoraggiamento che rischia di innescare una spirale pericolosa.Preoccupa in modo particolare la cosiddetta generazione NEET (not in education, employement and training), ragazzi fra i 15 ed i 29 anni che non studiano, non lavorano, non frequentano un corso di formazione e che in Lombardia sono circa 214 mila e rappresentano il 15,1% . In Italia sono oltre due milioni. Non c’è traccia di quello Stay hungry, Stay foolish che Steve Jobs indicò quale stile di vita per l’affermazione dei giovani”.

“Noi non vogliamo accettare questa situazione e vogliamo continuare ad impegnarci perché si inverta la rotta, tornando a puntare sul nostro modello di sviluppo  basato sulla capacità di fare impresa, di ingegnarsi, di innovare e fondato su impegno, motivazione, dedizione – ha detto ancora il presidente dell?Associaizone Industriali – Un modello capace di far interagire il territorio e le imprese, forte di imprenditori spinti dall’orgoglio di creare valore, di realizzare un proprio sogno ma anche di generare benessere per i lavoratori e la collettività. L’Italia è un paese industriale: la cultura d’impresa è un patrimonio del nostro paese che non possiamo permetterci di distruggere per colpa dell’inerzia e di inefficienze che nel tempo hanno assunto caratteristiche strutturali. La coesione su progetti, sulle misure di crescita e sulle intenzioni di dar vita ad una nuova stagione di politiche industriali per l’Italia è indispensabile, considerando che il nostro Paese ha accumulato nel tempo ritardi ed anomalie che la crisi mondiale ha ulteriormente evidenziato. Servono riforme che puntino dunque a rinforzare i nostri valori più preziosi: le imprese, i lavoratori, i giovani, rimuovendo gli ostacoli sull’impresa e sul lavoro dato che proprio su questi oggi pesano le imposte più alte e la burocrazia più assurda. Se continuiamo ad insistere sui concetti di liberalizzazioni e privatizzazioni è perché la concorrenza “incatenata” deprime la competitività, non favorisce un  dinamismo imprenditoriale ed offre la sponda ad un sistema poco meritocratico. Se abbiamo chiesto un fisco più equo è perché questo può rappresentare uno stimolo alla crescita, agli investimenti, alla occupazione”.

“Servono riforme che rendano la nostra società più inclusiva – ha sottolineato ancora –  Il successo, o meglio lo stato di salute di un paese non si misura solo con il PIL o i dati sull’export, ma anche osservando le condizioni di benessere della popolazione, le occasioni di realizzazione e crescita dell’individuo. L’Italia, priva di materia prime ha nel capitale umano la sua risorsa straordinaria, che va valorizzata investendo sulla cultura del lavoro, con la formazione e l’elevazione delle competenze professionali. La scuola e le università hanno per queste ragioni una responsabilità fondamentale nella vita della persona, non limitata ai fondamenti ed alle cognizioni teoriche”.

Caldonazzo ha poi sottolineato l’importanza dell’investimento sul sapere  che deve avvenire in tre direzioni: una scuola più ricca: l’Italia investe solo il 4,8% del prodotto interno lordo   per la scuola, contro una media del 6,5% degli altri Paesi. Si tratta di aumentare gli investimenti ma non solo per adeguare gli stipendi degli insegnanti (oggi del 40% inferiori agli stipendi di altri lavoratori con livello d’istruzione comparabile) quanto per avere  scuole all’avanguardia, con personale più preparato, con strutture, laboratori, aule informatiche in grado di consentire un aggiornamento adeguato e preparare meglio i giovani al lavoro. Serve poi una scuola meritocratica, che sappia orientare. Il presidente ha poi sottolineato come bisogna lavorare per avere una scuola migliore in un paese migliore.

Caldonazzo ha poi lanciato quattro appelli:” 1. Il primo, rivolto a tutti, è ad una prova di altruismo, oggi richiesta senza alcun rinvio. Non è più sostenibile la condizione di tanti giovani condannati ad un perenne conflitto con le generazioni più anziane. Queste ultime protette dal mercato del lavoro, mentre non esistono tutele per chi nel mondo del lavoro non è ancora entrato. 2. Un secondo appello è rivolto a chi Governa il paese e a chi lo amministra localmente. I giovani sono una risorsa per tutti e per loro dobbiamo mettere in campo azioni forti di rinnovamento. Dobbiamo sostenere la loro educazione, la loro voglia di imprenditorialità. Dobbiamo metterli nelle condizioni di potersi esprimere.  “Verso questi obiettivi non possiamo più accettare le risposte che “non esistono risorse”. Le risorse sono poche è vero, ma esiste la scelta politica di stabilire come utilizzarle, di come recuperare ciò che oggi viene impiegato male, di ciò che oggi viene sprecato”. 3. Un terzo appello lo rivolgo al mondo delle imprese. Dobbiamo anche noi guardare al nostro interno ed aumentare la disponibilità verso le nuove generazioni, impegnandoci ancora di più per facilitare l’incontro fra la nostre esigenze e quelle dei giovani. 4. L’ultimo appello lo riservo ai ragazzi. Anche a voi chiedo uno sforzo. A voi rivolgo l’invito: innanzitutto all’umiltà: occorre essere attenti alle necessità del mercato del lavoro, pazienti nella costruzione delle proprie aspettative, pronti a fare qualche rinuncia per vedere realizzati i propri progetti e disponibili ad accettare un percorso che è fatto di sacrifici, di una costruttiva gavetta ma che alla fine riuscirà a premiare i vostri sforzi.  A porre lo studio come un valore per tutta la vostra vita: la scuola non deve essere vista come un momento separato dal futuro lavorativo bensì già come un avvio di lavoro. Già negli anni dell’apprendimento occorre sapere che questo è un investimento sul proprio futuro e meglio saranno condotti e più agevole sarà l’ingresso nel mondo del lavoro. Non contano solo il sapere ed il saper fare ma anche il “saper imparare”, la determinazione ad acquisire quel patrimonio di conoscenze che accompagneranno l’individuo in tutta la sua vita.  Ed in ultimo la disponibilità a capire cosa chiede il mercato del lavoro. Non lasciatevi incantare da professioni mitizzate dai media ma seguite la strada concreta di ciò che vi può garantire un futuro e darvi l’opportunità di realizzare la vostra persona”.

Si è poi passati alla premiazione dei ragazzi delle diverse scuole.

ECCO L’ELENCO DEI PREMIATI


 

 

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