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Il 31 dicembre a Sant'Agostino Il Vescovo: «Il sacrificio dei cristiani martiri ci sproni a una fede seria»

vescovo

La persecuzione dei cristiani che nel 2011 ha provocato la morte di 26 operatori pastorali, i disastri naturali che accanto a molto dolore hanno destato la solidarietà soprattutto dei giovani, gli sconvolgimenti politici e sociali nel mondo arabo con il conseguente arrivo di migliaia di profughi da accogliere con amore nel nostro paese e infine la Giornata Mondiale della Gioventù dell’agosto scorso che ha «ringiovanito la Chiesa dandole tanti motivi di speranza». Su questi quattro temi mons. Lafranconi ha incentrato l’omelia della Messa di ringraziamento per l’anno trascorso celebrata nella chiesa cittadina di S. Agostino nel tardo pomeriggio di sabato 31 dicembre. Accanto al presule il parroco don Felice Bosio, il collaboratore parrocchiale don Bruno Bignami, il sacerdote residente don Orlando Boccoli e il diacono permanente Eliseo Galli. Il parroco, nel saluto iniziale, ha accennato a due importanti ricorrenze che riguardano il vescovo Lafranconi: il decimo anniversario dell’ingresso in diocesi avvenuto il 4 novembre 2001 e il ventesimo di ordinazione episcopale che si festeggerà nel 2012, esattamente il 25 gennaio prossimo. Al termine della Messa è stato intonato il canto del Te Deum, alternato tra assemblea e schola cantorum diretta dal maestro Isidoro Gusberti.

 

LA CELEBRAZIONE EUCARISTICA
La celebrazione eucaristica di ringraziamento nella maestosa chiesa cittadina di S. Agostino, nel tardo pomeriggio del 31 dicembre, è sempre occasione, per il vescovo Lafranconi, per tracciare un bilancio dell’anno trascorso. Non solo per evidenziare le emergenze e le criticità, ma anche per sottolineare motivo di speranza che fanno guardare con rinnovata fiducia il tempo nuovo che sta davanti.

Nella sua omelia il presule si è soffermato su quattro punti fondamentali: la persecuzione dei cristiani, i disastri naturali che hanno colpito duramente anche il nostro paese, gli sconvolgimenti nel mondo arabo che hanno provocato il fenomeno dei profughi e, infine, la Giornata Mondiale della Gioventù che ha «ringiovanito» la Chiesa grazie all’entusiasmo di milioni di giovani radunati con il Papa a Madrid.

Prima di addentrarsi su questi temi specifici il presule ha spiegato che il primo motivo per ringraziare il Signore risiede nel suo voler condividere la vita degli uomini, assumendo la loro carne mortale: «Dinanzi a questa crisi economica e sociale – ha esordito mons. Lafranconi – qualcuno si domanderà perchè bisogna manifestare gratitudine al Signore: in fondo di motivio non ce ne sono tanti! In realtà noi siamo qui per ringraziare il Signore non perchè l’anno trascorso è stato sereno e felice, ma perchè Egli ha voluto condividere la nostra vita. Gesù, per primo, si è esposto alla sofferenza e al disagio per mostrarci quanto ci ama. Lo ringraziamo, dunque, perchè ci è vicino, perchè è presente nella nostra vita e ci vuole salvare».

All’indomani della pubblicazione del rapporto dell’agenzia “Fides” sul martirio dei cristiani – nel 2011 sono stati uccisi nel mondo 26 operatori pastorali, tra sacerdoti, religiosi e laici – l’attenzione di mons. Lafranconi si è poi concentrata sulle persecuzioni e le violenze in atto in ogni parte del globo, ma soprattutto in Medio Oriente. «Ufficialmente sono morti in 26, ma quanti sono stati trucidati nel silenzio? Pensate solo alla decine di fratelli che hanno trovato la morte in Nigeria mentre assistevano alla Messa di Natale. Ringraziamo il Signore per la loro fierezza e il loro coraggio. Il loro martirio ci incita a vivere una fede più seria e radicali».

Accanto a questo orizzonte davvero poco radiosi, mons. Lafranconi ha citato l’incontro d’Assisi del 27 ottobre scorso quando, attorno al Papa, decine di rappresentati di religioni diverse si sono impegnati a lavorare per la pace: «È un segno che va controcorrente e ci offre speranza. In ogni caso la violenza non spegnerà mai la forza della promessa di Dio che verrà a salvarci dal peccato e dal male».

Un secondo tema trattato da mons. Lafranconi è stato quello dei disastri naturali, soprattutto delle alluvioni che hanno colpito buona parte del nostro paese, causando decine di vittime e danni ingenti al territorio e alle abitazioni: «Se da una parte questi eventi ci richiamano alla conversione e a vivere ricercando l’essenziale, dall’altra mostrano la grande generosità del popolo italiano. Quanti giovani si sono rimboccati le maniche e hanno lavorato sodo per ridare dignità e un futuro a queste popolazioni. L’auspicio è che non si tratti di un impegno di una settimana, ma di uno stile che connoti tutta la vita».

Il tema degli sconvolgimenti politici nei paesi arabi, che spesso hanno nascosto interessi poco edificanti, ha permesso al Vescovo di trattare la delicata questione dei profughi: «Dobbiamo aprirci all’accoglienza vera e fraterna – ha ammonito – secondo la parola del Vangelo che vuole che tutti gli uomini siano fratelli, figli di uno stesso Padre». E a proposito delle violenze perpetrate in quelle nazioni mons. Lafranconi ha spiegato che non è possibile esportare la democrazia con la violenza, poichè la conseguenza sarà solo un crescente sentimento di odio e di vendetta: l’unica soluzione possibile è il cambiamento radicale del cuore degli uomini.

Infine mons. Lafranconi ha ricordato due avvenimenti lieti del 2011: la Giornata mondiale della Gioventù dell’agosto scorso e il più recente viaggio del Papa in Benin. Entrambi gli eventi hanno mostrato una Chiesa dal volto “giovane”, ancora capace di parlare al cuore della gente, soprattutto delle nuove generazioni: «Occorre che le nostre comunità – ha concluso – ringiovaniscano anch’esse nella loro fede. È questione di vita o di morte. Se moriremo, infatti, non sarà a causa della persecuzione dei nostri nemici, ma per colpa dell’apatia di tanti battezzati». Tali grandi eventi, quindi, devono trovare un riverbero nel quotidiano, in questo sarà di grande utilità l’anno della fede indetto dal Papa per il prossimo ottobre.

Al termine della Messa, prima della solenne benedizione, assemblea e coro hanno intonato il Te Deum di ringraziamento.

 

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