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La fede come "dono esclusivo di Dio" al centro dell'omelia del Vescovo per il Pontificale dell'Epifania

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La fede come dono esclusivo di Dio da annunciare e testimoniare a “quanti non conoscono ancora Cristo vero Dio e vero uomo”. Questo il messaggio portante dell’omelia tenuta dal Vescovo Dante Lafranconi oggi in occasione del solenne Pontificale dell’Epifania del Signore nella Cattedrale di Cremona. Il Vescovo ha parlato in particolare della figura dei pastori e poi dei Magi giunti dall’Oriente per adorare il bambino Gesù. Mons. Lafranconi ha ricordato che la vita del cristiano è un ininterrotto cammino di adesione al Vangelo e alla persona di Cristo, che nella sua umanità manifesta il suo essere figlio di Dio. La liturgia, animata dal coro della Cattedrale diretto da don Graziano Ghisolfi e accompagnato all’organo dal maestro Fausto Caporali, è stata concelebrata dal delegato episcopale per la pastorale don Irvano Maglia, dal presidente del Capitolo mons. Giuseppe Perotti e dai canonici della Cattedrale. In prima fila, in fascia tricolore, il vicesindaco di Cremona Carlo Malvezzi e l’assessore ai servizi sociali Luigi Amore.

Mons. Lafranconi ha chiuso le celebrazioni natalizie con una sorta di ricapitolazione dei Vangeli dell’infanzia. Ha anzitutto ricordato i pastori che nella notte di Natale si avvicinarono alla grotta per salutare il nuovo nato: «Con i loro occhi – ha spiegato – vedono solo una realtà umana, anche se percepiscono che c’è qualcosa di straordinario e rimangono pieni di stupore». Poi si è soffermato a riflettere sulle misteriose figure dei Magi: «Essi non partirono con la prospettiva di incontrare solo un bambino, ma di adorare il Signore. Questo è dunque l’itinerario che caratterizza il tempo di Natale. Riconoscere la vera umanità di Gesù e nello stesso tempo la sua vera divinità che è come nascosta nell’umanità. Potremmo dire che si parte dallo stupore e si arriva alla fede. Qualcuno ha scritto che lo stupore è padre della fede: d’altra parte se non riusciamo a meravigliarci per le opere che Dio compie nella nostra vita, come potremo credere in lui ed essergli grati?».

A conclusione dell’itinerario natalizio il Vescovo ha quindi consegnato due interrogativi ai fedeli presenti all’Eucaristia. Anzitutto ha domandato cosa rappresenta Gesù nella vita di ciascuno spiegando poi che la fede non si raggiunge attraverso uno sforzo umano, ma accogliendo il dono di Dio, poiché essa germoglia nel cuore degli uomini solo per grazia. A tal proposito ha ricordato quanto Gesù disse a Pietro dopo che l’apostolo confessò la divinità del maestro: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli». La fede dunque ha la sua origine nell’iniziativa di Dio, che ci rivela la sua intimità e ci invita a partecipare della sua stessa vita divina. Essa non dà solo alcune informazioni sull’identità di Cristo, bensì suppone una relazione personale con Lui, l’adesione di tutta la persona, con la propria intelligenza, volontà e sentimenti alla manifestazione che Dio fa di se stesso.

Il dono della fede, accolto con gioia e umiltà, è forza di testimonianza per i martiri: il Vescovo ha richiamato ancora una volta la tragedia dei cristiani in Nigeria continuamente perseguitati dai fondamentalisti islamici che proprio il giorno di Natale hanno profanato diverse chiese uccidendo i fedeli stipati per la preghiera.

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