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Da 15 comuni cremonesi e dalla Camera di Commercio arrivano le delibere “salva Made in Italy” caldeggiate da Coldiretti

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A Cremona, come in tutto il Paese, l’anno si è aperto nel segno delle “delibere salva Made in Italy”. Si arricchisce di giorno in giorno, infatti, il numero dei Comuni che, rispondendo all’appello rivolto da Coldiretti, hanno scelto di approvare un ordine del giorno che chiede al Governo di porre fine all’utilizzo di risorse pubbliche per finanziare quello che la prima organizzazione degli imprenditori agricoli ha definito “il falso made in Italy di Stato”.

Coldiretti ha chiuso l’anno 2011 chiamando i rappresentanti delle istituzioni, dell’economia, del tessuto sociale, ad esprimersi a tutela del vero made in Italy. Lo ha fatto chiedendo di prendere parte alla mobilitazione che vuole porre fine alla “vicenda Simest”. Questa la denuncia: “Assistiamo, purtroppo, all’intensificarsi dei rischi di contraffazione e concorrenza sleale verso i prodotti nazionali – hanno evidenziato il Delegato Confederale Eugenio Torchio e il Direttore di Coldiretti Cremona Simone Solfanelli, in una lettera inviata a tutti i Sindaci del territorio –. Siamo di fronte ad una nuova vicenda di utilizzo improprio di risorse pubbliche da parte della Società italiana per le imprese all’Estero Simest s.p.a., società finanziaria controllata dal   Ministero dello Sviluppo Economico. Non può essere taciuto che il sostegno di Simest si indirizza ad investimenti in attività di delocalizzazione che oltre a costituire occasioni di concorrenza sleale ai prodotti italiani sottraggono colpevolmente opportunità di lavoro ed occupazione al sistema Italia”.

In sintesi – secondo Coldiretti – il Ministero dello Sviluppo, attraverso la Simest, sta finanziando imprese italiane per produrre e commercializzare all’estero prodotti che di italiano hanno solo il nome. Prodotti che nascono all’estero, con materia prima e manodopera estere.

La risposta del ‘parlamentini’ cremonesi non si è fatta attendere: presso la sede di Coldiretti Cremona sono già giunte le copie delle deliberazioni dei Comuni di Cappella de’ Picenardi, Gadesco Pieve Delmona, Persico Dosimo, Genivolta, Crotta d’Adda, Bonemerse, Moscazzano, Derovere, Gerre de’ Caprioli, San Daniele Po, Voltido, Sospiro, Cella Dati, Chieve, Volongo. Vari altri Comuni hanno già annunciato il loro impegno per l’approvazione delle “delibere salva Made in Italy”. In esse, Consigli e Giunte comunali dichiarano di condividere la mobilitazione di Coldiretti impegnandosi “con particolare riferimento all’operato di Simest, ad intraprendere iniziative per impedire l’uso improprio di risorse pubbliche per la commercializzazione sui mercati esteri di prodotti di imitazione Italian sounding, a favore, invece, della promozione dell’autentico Made in Italy”. Nei giorni scorsi si è aggiunta una ulteriore, significativa deliberazione: quella della Giunta della Camera di Commercio di Cremona che, richiamando la battaglia di Coldiretti contro “l’intensificarsi della contraffazione e della concorrenza sleale verso i prodotti italiani” e citandone la denuncia “di uso improprio di risorse pubbliche da parte di Simest Spa”,  ha espresso “condivisione e sostegno all’azione di Coldiretti a tutela del vero Made in Italy agroalimentare nonché all’assunzione di tutte le altre iniziative che si riterranno utili a contrastare il fenomeno dell’Italian sounding”. La Giunta Camerale ha così “dato mandato al suo Presidente ad invitare Unioncamere Lombardia a farsi interprete presso i competenti Ministeri della problematica in questione”.

“In un momento di grave crisi  in cui l’Italia è alla ricerca di azioni e risorse per il rilancio dell’economia e della crescita occupazionale, il Made in Italy, e in particolare quello agroalimentare, è una straordinaria leva competitiva e di sviluppo del Paese. L’agroalimentare rappresenta oltre il 16% del Pil nazionale e l’export agroalimentare raggiunge quasi 28 miliardi di euro e ha segnato, anche durante la crisi, tassi di crescita del 13% – sottolinea il Direttore di Coldiretti Cremona Simone Solfanelli –. La diffusione di prodotti che traggono in inganno circa la vera origine geografica realizza un evidente danno all’immagine della produzione agroalimentare nazionale, raggirando i consumatori che non vengono messi in condizione di scegliere in modo consapevole. Ed è inaccettabile che proprio dallo Stato vengano destinati finanziamenti a produzioni che nascono all’estero, con materia prima, ingredienti e manodopera estera, confezionati sul posto con etichette e marchi che evocano prodotti tipici della gastronomia italiana e delle specialità regionali”.

“Quella che contrastiamo – conclude il Direttore di Coldiretti Cremona – è una situazione che danneggia i nostri agricoltori, che con il loro lavoro hanno saputo costruire un patrimonio unico al mondo. Tale situazione è anche un grave inganno verso i cittadini, ed un autentico affronto all’intero Paese, che in questo momento di difficoltà deve puntare sulle sue eccellenze e non svilirle. Numerose Amministrazioni Comunali si sono già espresse a sostegno della nostra mobilitazione. L’appello è che tanti altri Comuni si facciano avanti, così da dare forza e incisività alla battaglia che abbiamo intrapreso per sostenere la nostra economia e il nostro territorio”.

 

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