Ultim'ora
Un commento

Allarme dei lavoratori di Cremona Solidale: "Condizioni di lavoro insostenibili, a rischio l'assistenza ai degenti"

La protesta di questa estate

Situazione “grave”, personale carente, al punto da garantire a malapena il minimo dell’assistenza. E’ un quadro drammatico, quello dipinto dai lavoratori dell’azienda speciale Cremona Solidale nella lettera consegnata questa mattina al sindaco Oreste Perri e all’assessore ai Servizi Sociali, Luigi Amore.
I lavoratori di Cremona Solidale hanno portato la lettera direttamente a Palazzo Comunale, accompagnati dai rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Uil e delle Rsu dell’azienda speciale.
La denuncia dei dipendenti dell’ex Soldi è forte e circostanziata. “Quando le cose vano bene – si legge ad esempio all’inizio del testo – siamo due operatori per reparto con 20/22 malati da lavare, vestire, mobilizzare e una buona parte anche da imboccare”. Quando manca un solo operatore, informano poi i lavoratori di Cremona Solidale, scatta il piano d’emergenza, e questo “avviene quasi tutti i giorni”, con la conseguenza che “uno di noi è costretto a lavorare da solo (contrariamente a ciò che dice la legge sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro)”.
E ancora, poco più avanti: “Quando un operatore lavora da solo mette a rischio la sicurezza del malato e la propria salute fisica. Infatti qualche ospite è già caduto e molti di noi soffrono di patologie legate ai troppi sforzi sostenuti”, tanto che, si legge nel documento, “alcuni medici esterni hanno soprannominato il nostro istituto ‘la fabbrica delle ernie”».
Ma nel testo si delinea una situazione insostenibile al punto che per sopperire alla carenza d’organico è stato tolto il diritto al recupero delle festività ai lavoratori turnisti. “Quando abbiamo due giorni di riposo vicini – annotano ancora i lavoratori – veniamo quasi sempre richiamati con l’ordine di servizio, a volte con qualche giorno di anticipo e a volte il giorno prima, così che non riusciamo più a gestire la nostra vita privata”.
La lettera consegnata questa mattina fa seguito alla protesta di questa estate in occasione della ventilata ipotesi di privatizzione dell’istituto.

Ecco il testo integrale della lettera al sindaco:

Egregio signor sindaco,

noi lavoratori di Cremona Solidal, intendiamo metterla al corrente della grave situazione che si è venuta a creare all’interno del nostro istituto: lavoriamo sempre con poco personale, tanto che riusciamo a malapena a garantire il minimo della normale assistenza. Quando le cose vanno bene siamo due operatori per reparto con 20/22 malati da lavare, vestire, mobilizzare e una buona parte da imboccare.
Quando manca un solo operatore scatta il piano di emergenza (e questo avviene quasi tutti i giorni) per cui uno di noi è costretto a lavorare da solo (contrariamente a ciò che dice la Legge sulla prevenzione sugli infortuni sul lavoro).
Lavorare con il piano di emergenza significa garantire agli ospiti solo l’igiene intima, il solo cambio della biancheria sporca, mobilizzazione ridotta e allungare i tempi dell’alimentazione.
I nostri malati pagano per un servizio intero e non a metà!
Significa anche sovraccaricarci di lavoro, che è già pesante quando siamo nel numero giusto. La maggior parte dei nostri degenti necessita dell’assistenza di almeno due operatori, perché quasi tutti non si reggono in piedi e non sono più in grado di collaborare con chi li accudisce.
Quando un operatore lavora da solo mette a rischio la sicurezza del malato e la propria salute fisica. Infatti, qualche ospite è già caduto e molti di noi soffrono di patologie legate ai troppi sforzi sostenuti (alcuni medici esterni hanno soprannominato il nostro istituto “la fabbrica delle ernie”).
Per sopperire alla mancanza di personale, il nostro DG ha deciso di togliere il diritto al recupero delle festività ai lavoratori turnisti (ciò quelli che lavorano nei reparti anche quando è Natale o Pasqua), creando disuguaglianza con quei lavoratori che riposano perché offrono servizi diversi (centri diurni, caposala, uffici).
Inoltre (e questa per noi è la cosa peggiore) quando abbiamo due giorni di riposo vicini, veniamo quasi sempre richiamati con l’ordine di servizio, a volte con qualche giorno d’anticipo e a volte il giorno prima, così che non riuscimmo più a gestire la nostra vita privata perché non sappiamo più in quale dei due giorni ci viene garantito il riposo.
Nemmeno la matrice del turno è più regolare e spesso gli orari dei turni del mese successivo ci vengono consegnati con solo dieci giorni di anticipo.
Ma i diritti dei lavoratori e dei malati dove sono finiti?
Oltre tutto siamo anche preoccupati perché non sappiamo che fine farà il nostro Istituto, se verrà privatizzato o cos’altro.
Vogliamo ricordare che l’ex Ospizio Soldi è patrimonio dei cittadini cremonesi e che molti di loro hanno lasciato considerevoli donazioni.
Signor Sindaco, le chiediamo aiuto per noi lavoratori e per quei cittadini cremonesi che sono invecchiati e, non per colpa loro, sono ricoverati in struttura ed hanno un grande bisogno di assistenza.

Si ricordi che scegliere di stare dalla parte dei più deboli è come scegliere una barca a remi anziché una barca a motore, e lei un tempo ha scelto di remare con grande successo.

I dipendenti dell’azienda Cremona Solidale
Cremona, 13 gennaio 2012

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

© Riproduzione riservata
Commenti