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Il secolo scorso è ancora in vigore a Cremona Solidale?

Lettera scritta da Ernesta Del Sarto

Ciò che sta accadendo a Cremona Solidale fa ripiombare nel secolo scorso. A quei tempi, ’60/’70/’80, fare l’infermiera era ritenuto un “lavoro” non adatto ad una ragazza, il novantacinque per cento delle infermiere erano bergamasche, bresciane, cremonesi, sarde, abruzzesi vivevano nei convitti degli ospedali seguendo regole da monastero, i pazienti erano numeri o patologie e gli orari erano dati giorno per giorno ora per ora dalle caposala religiose. Ma cosa è cambiato se ancora oggi il personale è costretto a fare le stesse battaglie che altri hanno fatto per cercare di garantire una parvenza di assistenza nelle corsie di quei tempi? C’è di che vergognarsi! È inammissibile che ancora oggi chi gestisce la sanità, la cosa pubblica non tenga conto che nelle corsie di ospedali, di case di riposo non si ha a che fare con macchine ma con persone in stato di bisogno, che l’assistenza ha mille sfumature, mille doveri e responsabilità ed il personale DEVE essere messo in condizione di garantirli. Non basta la sola buona volontà del personale, se un infermiere ha l’influenza e non può curarsi “ammalerà” i pazienti, se l’infermiere ha mal di schiena non sarà in grado di essere d’aiuto nemmeno a se stesso nonostante stringa i denti per farlo, se l’infermiere è costretto a fare turni massacranti non avrà né la forza né la serenità per gestire il compito gravoso e di alta responsabilità richiesto dalla sua professione. E poi ci sono i diritti, certo ci sono anche quelli, perché l’infermiere con l’operatore sanitario che con lui collabora hanno leggi che dovrebbero tutelarli ma quanti, a sproposito, fingono di dimenticarlo facendo leva sulla buona volontà e dedizione della maggior parte di coloro che svolgono la professione? Non bastano le belle camere, ampie solari e con le tendine ben stirate, è indispensabile che i pazienti non siano obbligati a stare in un letto solo perché qualcuno dice: non ci sono i soldi per altro personale! Numero di degenti e numero di personale dovrebbero andare di pari passo e non, come da sempre avviene, in difetto sempre e solo per chi dà assistenza. Per questi motivi in calce alla lettera dei dipendenti di Cremona Solidale come di ogni ospedale e casa di riposo, virtualmente ma concreta, c’è anche la mia firma con l’augurio che ho sempre fatto a chi della sanità dovrebbe occuparsi: qualche settimana di ricovero in quegli stessi reparti senza i “privilegi” della notorietà che purtroppo portano spesso, troppo spesso ad ottenere risposta al primo squillo di campanello… a scapito di qualche altro paziente sconosciuto ai più!! Il termine infermiere è usato qui intendendo tutto il personale che ruota in una corsia, nessuno escluso perché tutti collaborano, ognuno col proprio ruolo, all’assistenza delle persone degenti. Chi governa, ad ogni livello, deve una volta per tutte farsi carico dei diritti dei cittadini e se non ne è all’altezza, si dimetta!

Ernesta Del Sarto
Italia Attiva Cremona

 

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