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Il messaggio di auguri del Vescovo: "Affidiamoci a qualcuno di più grande"

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Ecco il tradizionale messaggio di auguri pasquali del vescovo di Cremona mons. Dante Lafranconi. Il messaggio ai fedeli della Diocesi: «Alle persone fragili e sole, ai malati, ai carcerati, a chi è soffocato dalla crisi economica, ai disperati, agli immigrati, alle vittime dell’ingiustizia, alle donne e agli uomini di buona volontà auguro, di vero cuore, una Pasqua di gioia. Possiamo tutti sperimentare la liberazione dall’unico grande male, il peccato. Possiamo tutti riconoscere che soltanto affidandoci all’amore misericordioso di Qualcuno che è più grande di noi».

Carissimi,

dovremmo andare disperatamente alla ricerca di segni di vita, ma siamo bloccati, quasi afferrati da lugubri echi di morte. La crisi economica esaspera gli egoismi di parte e aumenta la conflittualità sociale, la violenza si insinua sempre più nelle nostre strade e, a molti, appare l’unica modalità per affermarsi, l’individualismo continua a minare quel senso di comunità e di solidarietà che ha contraddistinto i momenti più difficili della nostra storia. I valori fondamentali, quelli che danno pienezza e dignità alla vita dell’uomo, sono ormai messi in discussione, sostituiti da un’etica utilitaristica che di per sé è disumana. Sembriamo destinati a una lenta agonia.

Non c’è dubbio che la causa di tutto questo malessere, di questa morte che ci sovrasta, proviene da una persistente emarginazione di Dio: abbiamo pensato di poter far a meno di lui, di bastare a noi stessi, con una fiducia incrollabile nelle nostre forze.

Un umanesimo senza Cristo è destinato irrimediabilmente a fallire. Scriveva profeticamente Paolo VI nel 1969: «Basterebbe una facile riflessione sull’esperienza storica di ieri e di oggi per convincersi che le virtù umane, sviluppate senza il carisma cristiano, possono degenerare nei vizi che le contraddicono. L’uomo, che si fa gigante, senza un’animazione spirituale cristiana, cade su se stesso per il proprio peso. Manca della forza morale, che lo fa davvero uomo; manca della capacità di giudicare la gerarchia dei valori; manca delle ragioni trascendenti che diano stabilmente motivo e sostegno alle sue virtù: manca, per tutto dire, della vera coscienza di sé, della vita, dei suoi perché, dei suoi destini. L’uomo, da sé, non sa chi egli sia».

Se nel Natale Cristo ci mostra la via per una piena e vera umanità, nella Pasqua egli ce la restituisce redenta dal peccato e dalla morte, riscattata dal fallimento e dalla sconfitta. Attraverso la sua risurrezione egli libera ciascuno di noi da una pretesa autosufficienza che, seppur sempre cercata e anelata, rivela, a lungo andare, tutta la sua soffocante e insensata pretesa di onnipotenza.

A chi ha il dono della fede auguro di poter sperimentare quella liberazione che solo Cristo può dare con la sua vittoria sulla morte; a chi non crede auguro, invece, di trovare dei cristiani che mostrino, attraverso la loro umanità riconciliata, la bellezza di affidarsi a qualcuno di più grande, a quel Gesù che si è caricato tutti i segni di morte sulle spalle per annientarli in un grande e folle gesto di amore. Gli effetti della redenzione, pur compiendosi pienamente al di là della storia, possono già oggi essere percepiti: vite spese per il bene, la verità e la giustizia, consacrate alla carità e alla misericordia dicono che Cristo è vivo e che opera, silenziosamente, ma efficacemente.

Alle persone fragili e sole, ai malati, ai carcerati, a chi è soffocato dalla crisi economica, ai disperati, agli immigrati, alle vittime dell’ingiustizia, alle donne e agli uomini di buona volontà auguro, di vero cuore, una Pasqua di gioia. Possiamo tutti sperimentare la liberazione dall’unico grande male, il peccato. Possiamo tutti riconoscere che soltanto affidandoci all’amore misericordioso di Qualcuno che è più grande di noi, potremo cancellare i segni di morte, disegnati da noi stessi sul nostro volto, per colorarci, invece, di luce, quella vera. Quella del mattino radioso di Pasqua!

Auguri!

 

+ Dante Lafranconi
vescovo di Cremona

 

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