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Infortunio alla Tamoil, assolto il responsabile della sicurezza

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Per il grave infortunio sul lavoro accaduto il 3 ottobre del 2008 all’interno della raffineria Tamoil erano a processo Danilo Pivi, 64 anni, di Coriano, in provincia di Rimini, amministratore della ditta appaltatrice Petroltecnica, ed Enrico Gilberti, 65 anni, di Robecco d’Oglio, responsabile preposto alla gestione della Tamoil. Oggi la sentenza del giudice Pierpaolo Beluzzi che ha assolto Gilberti, mentre per Pivi ha trasmesso il fascicolo in procura in quanto affinchè venga contestato un reato diverso da quello contenuto nell’attuale capo di imputazione, e cioè Entrambi erano accusati di lesioni colpose gravissime. Per ciascuno degli imputati il pm onorario Silvia Manfredi aveva chiesto una pena di un anno di reclusione. Quattro anni fa, nella raffineria, la detonazione di un serbatoio avrebbe potuto costare la vita a Marian Cepreaga, 24 anni, dipendente della Petroltecnica, azienda specializzata nello spurgo. Il giovane dipendente si era miracolosamente salvato, ma aveva riportato ustioni sul 50 per cento del corpo. L’incidente è il primo filone chiuso dall’ex pm di Cremona Cinzia Piccioni nell’ambito dell’indagine, articolata in vari tronconi, sull’inquinamento della Tamoil, la cui inchiesta madre era partita nel 2007. Pivi e Gilberti (quest’ultimo difeso dall’avvocato Carlo Melzi D’Eril, del foro di Milano) erano finiti a processo con le accuse di negligenza, imprudenza, imperizia e violazione delle norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro. Alla Petroltecnica di Rimini la raffineria cremonese aveva affidato una serie di attività, tra cui lo svuotamento di alcuni serbatoi colmi di idrocarburi. Alle 10.45 di quella mattina, in una zona adiacente alla recinzione esterna della Tamoil, lontano dalle aree degli impianti industriali, Cepreaga stava aspirando dal serbatoio del prodotto petrolifero derivato dalla falda acquifera per mezzo della barriera idraulica, quando era stato investito da una palla di fuoco. Secondo l’accusa l’esplosione si era originata dall’innesco di atmosfere esplosive presenti all’interno, “causato da scariche elettrostatiche che si erano prodotte per la mancanza di un idoneo collegamento a terra del pozzo-barriera, del serbatoio e dell’autospurgo”. Il collegamento avrebbe costituito “un unico sistema di connessione equipotenzializzato”, e toccava alla Tamoil realizzarlo. Nel capo di imputazione, inoltre, il pm aveva evidenziato la mancata formazione del dipendente e la mancata verifica dell’idoneità e conformità alle prescrizioni normative dell’impianto a capo della Petroltecnica, ed accusava committente e appaltante di aver omesso la redazione del “documento di valutazione dei rischi” e di non aver individuato “misure di prevenzione e protezione per le operazioni di prelievo del surnatante per eliminare la formazione di atmosfere esplosive e il rischio del loro innesco”.

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