Cronaca
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La guerra dei permessi in centro "Gratis solo a politici e residenti" L'Ascom contro il Comune: "Ci tartassa di tasse e non ci permette di lavorare"

“Le nuove tariffe per i permessi di parcheggio colpiscono, ancora una volta, le imprese del commercio. Auspichiamo un ripensamento da parte del Sindaco e della Giunta”. Da Confcommercio arriva un giudizio pesantemente negativo sulla decisione del Comune. Un provvedimento che è – sostengono da Palazzo Vidoni – assolutamente iniquo e discriminante. “E’ restata la gratuità per residenti e politici – dichiara Claudio Pugnoli nel documento che ha inviato al sindaco Perri e agli assessori Zanibelli e Nolli –  mentre sono stati esclusi e dovranno pagare i permessi i commercianti che hanno un negozio in centro.  Rivendichiamo, invece, gli stessi diritti di chi abita nel cuore di Cremona, la stessa dignità istituzionale, il medesimo rispetto. Proprio per questo chiediamo la revoca del provvedimento e l’applicazione delle stesse agevolazioni riservate a chi è domiciliato in centro”.

Aggiunge il presidente della Confcommercio: “Le attività commerciali, nelle quali trascorriamo buona parte della nostra giornata, arricchiscono e rendono il centro storico accogliente, sicuro e vivibile e non dovrebbero essere penalizzate per il solo fatto di avere la loro ubicazione in zone a traffico limitato o pedonale”. Per Palazzo Vidoni la crisi economica impone sacrifici sempre più pesanti alle aziende, a causa del diminuito potere d’acquisto, del calo dei consumi, dall’andamento dei costi, dal difficilissimo accesso al credito. E, inoltre, si legge,“diventa sempre più difficile far fronte ad una pressione fiscale che non ha pari, anche a livello locale”. “Questa nuova imposizione tributaria (per i permessi) – afferma la Confcommercio – va infatti ad aggiungersi alle tante che già versiamo al Comune di Cremona”. Siamo di fronte ad una città che va a fondo e che, così facendo, si affossa sempre più, sembrano suggerire i commercianti. La crisi non è finita e le imprese non possono essere lasciate sole, essere considerate “invisibili”, come dice Di Vico.

“La politica, a partire dagli Enti locali che dovrebbero essere attenti più di ogni altro alle dinamiche della città – si legge nel documento – non può ignorare la situazione e non può adottare misure che colpiscono (senza ragione) chi già è in difficoltà e, nonostante tutto, sta facendo ogni sforzo per superare la crisi. Occorre evitare, e questo può farlo soprattutto la politica, che si affermi una logica di contrapposizione tra chi rappresenta interessi diversi. Questo significa anche impedire che i commercianti (che hanno un negozio in centro) siano discriminati rispetto ai residenti”.

“In questo modo, ma anche aumentando le altre imposte locali oltre ogni ragionevole limite. – sottolinea Pugnoli – ci vengono negate le condizioni per lavorare e per far lavorare”.

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