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Chi ha paura di Renzi il Rottamatore?

C’è la crisi, i salari e i consumi sono al palo, il mercato del lavoro è depresso, la disoccupazione toccherà quest’anno il 9,5%. Uno pensa: chissà come si daranno da fare lorsignori per toglierci dai guai. Ed invece no: prima di tutto ci sono le primarie. Urca! Al diavolo il rapporto annuale Istat (“salari uguali al ‘93”). Ora tutte le energie, tutte le attenzioni sono rivolte a cogliere il fischio d’inizio delle primarie, una americanata che vi raccomando.

Per carità, a parole sono tutti d’accordo. Destra, sinistra, centro, sotto, sopra. Ma al dunque c’è tempo solo per le vecchie manfrine. I partiti sono già – tutti! – in piena campagna elettorale.

Matteo Renzi il sindaco di Firenze (in carica dal 2009; prima aveva fatto il presidente della Provincia) è stato tra i primi a tirare sassate. Un mese e mezzo fa dichiarava al Corrierone:” Sfido Bersani alle primarie, dovrà farle;non è legittimato da quelle del 2009”. Era il 10 maggio e le urne erano ancora calde di verdetto. Per cui aggiunse:”Se i dirigenti del Pd pensano di aver vinto queste elezioni vuol dire che vivono nell’iperuranio”. Insomma pane al pane, vino al vino. Per inciso, è vero che il Pd ha preso qualche sindaco in più ma ha lasciato sul terreno 91mila voti. “Una cifra bestiale” l’ha definita Renzino da Rignano sull’Arno , uno che coi numeri ci lavorava anche da ragazzo quando gestiva gli strilloni del quotidiano La Nazione prima di coordinare i tesserati della Margherita. Figurarsi adesso che è fresco di “convention” – la Big Bang Italia – alla quale hanno partecipato mille amministratori locali e lui ne ha approfittato per attaccare i colonnelli democratici al grido “Siete superati”. Cioè smammate, andate a casa. Evidente l’allusione ai soliti noti:D’Alema, Veltroni, Bindi, Marini. Maria Rosaria detta “Rosy”, benché scafata da molti anni di Azione Cattolica (correvano gli anni Ottanta e lei, quale assistente , se ne stava sempre alle calcagna del povero Vittorio Bachelet ) ha abboccato e gli ha risposto nei Tiggì nazionali: “Renzi è il nulla, non sa nemmeno fare il sindaco della sua città”. Matteo ha ringraziato perché questi attacchi, sono spot, gli danno legittimità e visibilità. Dice uno del suo staff:”La vecchia delegittimazione dell’avversario non funziona più”. Morale: Matteo è come quel caffè, più lo buttan giù e più lui si tira su.

Giorni fa Fassina (che non è la moglie di Fassino ma un tosto alfiere della linea di sinistra del Pd; di nome fa Stefano) ai microfoni della “Zanzara” lo ha quasi irriso:”Renzi? Una figura minoritaria nel partito, ripete a pappagallo alcune ricette della destra, è fuori tempo massimo, non si capisce neanche cosa propone”. Poi la carineria conclusiva:”E’ un ex portaborse, diventato poi sindaco di Firenze per miracolo”. Epperò se passa la ricetta del rottamatore – cioè il limite di tre mandati per gli onorevoli – una sessantina di deputati rossi e rosè non verrebbero ricandidati ed essendo under 60 rischierebbero pure di restare senza pensione. Insomma se vince Matteo dovremo contare (anche) gli esodati di lusso. Ecco perché lo temono e lo attaccano. La dottrina non c’entra un fico secco, c’entrano i danè.

Mi sbaglierò ma sotto sotto credo che Bersani tifi Renzi. Per due buone ragioni. La prima è che Matteo (secondo un riservato sondaggio Swg) non potrà andare oltre il 28%, la seconda è che il Rottamatore è la ruspa che può togliere di mezzo la vecchia guardia Pd e – in caso di vittoria- spalancare al piacentino la strada del governo. Nel partito democratico è arrivata la resa dei conti.

Enrico Pirondini

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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