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Ai privati la cucina dell'ospedale, sindacati di traverso: non ci stiamo

I privati per la gestione della cucina dell’ospedale. Lo studio di fattibilità per l’esternalizzazione di questi servizi nei presidi ospedalieri di Cremona e Oglio Po è stato presentato nelle scorse ore in trattativa aziendale: netta la posizione contraria dei sindacati. Con la cessione dei servizi ricaverebbe il duplice obiettivo di riqualificarli mediante i necessari interventi strutturali e strumentali, senza gravare sui costi sul bilancio, e di riconvertire in profili tecnici e amministrativi – già cessati e non sostituibili – 19 operatori di cucina su 43 (14 a Cremona e 5 a Oglio Po).

In una nota Rsu Fp Cgil, Fp Cisl, Fpl Uil, Fsiusae e Fials hanno perà sottolineato le proprie ragioni, esplicitando:

– la propria contrarietà a un’azione che porta alla perdita di un servizio pubblico in favore di un soggetto privato che, come da mission, investirà per profitto;
– la convinzione che i processi di esternalizzazione rappresentino sempre un fallimento per la pubblica amministrazione e i suoi dirigenti, perché per lo più dettati da incapacità gestionali, da difficoltà economiche e da precisi indirizzi regionali;
– il dubbio che l’esternalizzazione determini in realtà un aggravio di costi per la pubblica amministrazione, così come in tante altre realtà lombarde è stato dimostrato;
– la preoccupazione che l’esternalizzazione determini ricadute sulla qualità dei pasti per i degenti e i dipendenti.

Più in generale contrarietà anche alle regole di sistema 2012 di Regione Lombardia che, nei fatti, scrivono i sindacati:

– centralizza le decisioni svuotando il ruolo e l’autonomia dei dirigenti (comunque pagati) delle singole aziende;
– impone la centralizzazione delle gare d’appalto (e qui andrebbe discusso, tra gli altri, sui criteri di economicità e trasparenza…);
– impone di avvalersi di consulenti, da questa scelti ma pagati dalle aziende, per tradurre le regole centrali a livello decentrato.

L’azienda, accettata la richiesta del sindacato di recepire nel capitolato d’appalto il Protocollo “etico” cremonese, proseguirà nel confronto.

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