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Weekend di teatro sulle rive del Po con il Grande Fiume

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Weekend da passare sul Po con il festival Grande fiume. Sabato 14 luglio ore 21.30 a San Daniele Po (Isola Pescaroli) va in scena Richard III (overu la nascita du novu putiri) da W. Shakespeare, con Simona Malato, regia e traduzione di Giuseppe Massa, prodotto da Associazione Bogotà in collaborazione con A. C. Scupa e Nostra Signora. Domenica 15 luglio sempre ore 21.30 la rassegna si sposta a Villanova d’Arda (Isola Giarola) per Homo ridens del Teatro Sotterraneo. Due serate affascinanti e di assoluto livello da vedere e da vivere sulle sponde del Grande Fiume.

Richard III (sabato 14 luglio)

L’approfondita analisi sui comportamenti dell’uomo, quando quest’ultimo entra in relazione col potere, è il motivo principale che ci ha spinto a mettere in scena il Riccardo III di Shakespeare. In questo primo studio ci siamo concentrati sull’universo femminile presente nell’opera e in particolare sulla IV scena del IV atto. Tre donne a lutto accomunate dallo stesso percorso fatto di dolore, tradimenti e assassinî: quasi il riflesso triplicato di una stessa regina ripetutamente spodestata, ripudiata e abbandonata. Una sola attrice interpreta i personaggi della regina Elisabetta, della duchessa madre di Riccardo e della vecchia regina Margherita e, all’interno del cimitero di specchi in cui contestualizziamo la vicenda, il nostro Riccardo, diabolico ammaliante carnefice, non poteva che essere un’ulteriore emanazione di quell’universo femminile che è stato capace di generarlo. La stessa attrice attraverso l’uso di una maschera gli offre infatti voce e corpo. L’intenso ultimo dialogo tra quest’ultimo ed Elisabetta diventa così la cruda e allucinata riflessione della regina spodestata, formalizzata attraverso i dettami della commedia dell’arte. Una radicale traduzione in lingua siciliana (l’idioma che più m’appartiene) mi ha consentito di esplicare al meglio le dinamiche emotive dei personaggi, esaltando le corde più viscerali presenti nel testo shakespeariano. Il nero è il colore predominante: il nero del lutto e della lugubre notte in cui è precipitata quest’umanità ubriaca di sangue. (Giuseppe Massa)

Homo Ridens (domenica 15 luglio)

Homo ridens è una performance pensata come esperimento su campione, un test sul pubblico-cavia chiamato a reagire a determinati stimoli che attengono al riso e ai suoi meccanismi. Il progetto rivede e aggiorna i risultati delle proprie ricerche in ogni città e di conseguenza ne prende il nome. L’intento è quello d’indagare l’attitudine umana alla risata, misurandone i limiti e la complessità. Nel riso rinunciamo alla funzione vitale del respiro, nel riso è la parte aggressiva di noi che ci fa digrignare i denti, nel riso è l’intrattenimento del potere ma anche la rivolta popolare. Sappiamo che la coscienza di sé permette all’uomo di vedersi dall’esterno. Sappiamo che la coscienza di sé rende l’uomo consapevole della morte. Ma cosa c’è da ridere?

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