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Tempo prolungato alle Cooperative, Rsu: "Il privato migliore del pubblico?"

Continua lo scontro tra le Rsu del Comune e la Giunta sull’esternalizzazione del tempo lungo nelle scuole. Dopo la conciliazione in prefettura con lo stop dello stato di agitazione dei dipendenti, la nota ufficiale dell’Amministrazione Comunale che ribadiva la scelta di sperimentare la privatizzazione del servizio per un anno. Un nuovo attacco ora arriva da Giorgio Salami delle Rsu: “Abbiamo la conferma – dice il sindacalista – se ancora ce ne fosse stato bisogno, che un accordo sulle valutazioni con questa Amministrazione non ha alcun senso. Lo diciamo da tempo: la qualità dei servizi necessita di una misurazione, un riferimento; servono indicatori precisi e soprattutto serve che il giudizio non sia dato dallo stesso soggetto che fornisce il servizio; come abbiamo già evidenziato, è lo stesso Ministero della Pubblica Amministrazione a richiederlo ed è la sola possibilità, per i cittadini, di valutare i propri enti. Il senso del ciclo di Performance, Valutazione e Merito è infatti impostato sul principio della misurazione, c’è molta documentazione ministeriale che lo spiega, basta leggerla”.
“Purtroppo – prosegue Salami – questa Giunta dimostra ancora una volta di non avere alcuna idea del concetto di misurazione: l’ha dimostrato approvando una relazione 2011 in cui si raggiungeva il 100% degli obiettivi senza aver raggiunto i target prefissati (e con una relazione del genere ha valutato la dirigenza!), lo dimostra ora affermando di mantenere la qualità dei servizi, dichiarazione assurda se si pensa che non solo non si ha un sistema di misurazione per quanto fatto, ma si parla di un servizio ancora da erogare! È paradossale: qual è l’indicatore che misura un servizio ancora non in essere? L’euro forse, ma il denaro non fa parte degli indicatori della qualità. Senza contare che non si sa nemmeno chi si aggiudicherà il servizio stesso e dimenticando che il personale occupato in questi anni per il tempo pieno non veniva valutato e quindi non può essere comparato con chi, comunque ancora sconosciuto, verrà prossimamente”.
“Non c’è che una conclusione – termina Salami – a prescindere il servizio fornito dai privati è migliore di quello pubblico. È questa l’idea dell’Assessore Alquati, che qui emerge chiaramente. C’è però un’altra cosa, che rischia di passare inosservata, ma che al contrario non deve assolutamente essere ignorata: dire che si mantiene la qualità del servizio contenendo i costi significa affermare che precedentemente si spendeva troppo per il medesimo servizio. Questo è un chiaro giudizio negativo sulla gestione precedente, per il quale forse la dirigenza dovrebbe chiedere lumi. Purtroppo, forse perché comunque non ne conseguono dirette ripercussioni sui premi incentivanti, la dirigenza pare non interessata a chiedere che valutazioni di questo tipo siano confortate dall’oggettività di una misurazione, né pare interessata a difendere la propria professionalità. Non può che succedere ciò che temiamo: i dipendenti sono troppi, ma le riduzioni di personale non inficeranno i servizi, che anzi i privati sapranno erogare meglio e a minor costo; i dirigenti vedranno il grado di raggiungimento degli obiettivi comunque al 100% e gli amministratori, eletti nel pubblico, ma amanti del privato, governeranno felici. Felici come anche i cittadini. A proposito, i soggetti fruitori del tempo prolungato sono i bambini: qualcuno si preoccuperà di capire il loro ‘sentire’? Sarebbe un indicatore interessante”.

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