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Crisi, perso il 25% di allevamenti suini Sparite le piccole realtà, margini ridotti

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A settembre 2008, quando è crollata la Lehman Brothers e il mondo si è scoperto sull’orlo del baratro, gli allevatori di suini italiani erano nella tempesta già da un anno stretti fra il boom del costo dei cereali, il calo dei prezzi della carne, l’impatto della vescicolare. “Fra il 2007 e il 2010 – spiega Andrea Cristini, presidente dell’Anas (l’associazione che raggruppa gli allevatori di suini) – abbiamo vissuto i momenti peggiori della crisi e molte aziende hanno chiuso”.

Una dinamica confermata anche dai dati definitivi, appena pubblicati, dell’ultimo censimento generale dell’agricoltura secondo cui – spiega la Coldiretti Lombardia – dal 2000 al 2010 è sparito l’83 per cento degli allevamenti a livello nazionale e quasi il 65 per cento nella sola Lombardia che, con i suoi 4 milioni e 759 mila capi, rappresenta la metà della produzione italiana.

In dieci anni – aggiunge la Coldiretti regionale – in Lombardia si è passati da 7.487 aziende a 2.642 con un crollo delle imprese anche nelle province più vocate: Brescia (meno 73%), Bergamo (meno 67%), Lodi (meno 36%), Mantova (meno 47 per cento), Cremona (meno 24%), Milano (meno 68%).

“La tendenza – spiega Cristini – è la sparizione delle aziende piccole, quelle da 150 scrofe e 3 mila suini all’anno, a favore di realtà medio grandi con almeno 300 scrofe e 6 mila suini all’anno. Qualche allevatore ha smesso del tutto, qualche altro ha iniziato a lavorare per altri soggetti grossi, con una contrazione anche degli addetti visto che adesso bastano due persone rispetto a prima quando nell’attività poteva essere impegnata l’intera famiglia”.

I margini sono ridotti all’osso – commenta la Coldiretti Lombardia – perché nonostante quotazioni in ripresa, i costi delle materie prime, dell’energia e della burocrazia si abbattono come una mannaia sugli allevatori. Mentre il settore resta in sofferenza – conclude la Coldiretti regionale – le province di Milano e Lodi, ad esempio, hanno perso il 46% del loro potenziale passando dalle 36.850 scrofe del 2002 alle 19.830 di oggi.

Michele Ferro

ANDAMENTO DELLE AZIENDE SUINICOLE IN LOMBARDIA (2000-2010)

Province Anno 2000 Anno 2010 Differenza %
Bergamo 1.341 435 -67,56%
Brescia 2.409 648 -73,10%
Como 380 163 -57,10%
Cremona 383 291 -24,02%
Lecco 186 90 -51,61%
Lodi 234 150 -35,89%
Mantova 701 370 -47,21%
Milano 268 86 -67,91%
Pavia 341 158 -53,66%
Monza Brianza / 26 /
Sondrio 1.096 113 -89,68%
Varese 148 112 -24,32%
Totale 7.487 2.642 -64,71%

FONTE: ELABORAZIONE COLDIRETTI LOMBARDIA SU DATI ISTAT

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Commenti
  • Suino

    Ma dove sta il problema? Se un prodotto non vende lo si cambia! Perche’ coltivare mais e darlo da mangiare ai porcelli perdendoci soldi quando si possono fare soldi vendono biomassa agli impianti di biogas?

  • libero

    Meno male, almeno chi abita nelle vicinanze degli allevamenti in queste serate torride (tutte le sere!!!)avra’ la possibilita’ di sentire meno i nauseabondi profumi che arrivano dall’apertura delle finestre degli allevamenti. Bravi i Sindaci che prima concedono le autorizzazioni, e poi non fanno nulla per, almeno, limitare il disagio ai cittadini. Vergogna.

  • kunta

    a me non sembra che siano sparite le piccole realtà.
    In via mantova la sera trovi centinaia di belle scrofe in attesa di maiali che fanno i loro porci comodi…

  • mara

    altro esempio del mondo che va a scatafascio. E la gente resta a casa senza lavoro

  • lara

    E poi magari compriamo la carne che arriva da chissa dove!!!!

    • Suino

      Costa meno!