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La crisi colpisce le famiglie cremonesi Dalla Caritas, ecco la storia di Anna

mamma

La diocesi di Cremona è in prima linea per far fronte alle tante richieste di aiuto che arrivano per tanta gente provata dalla crisi. La Caritas, la San Vincenzo, le parrocchie sono diventate da tempo centri di ascolto dei bisogni ed anche di risposta ai bisogni che colpiscono sempre più persone, italiane e cremonesi, entrate con la crisi nella fascia di povertà. Ecco la storia resa nota dal sito della diocesi di Cremona.

Sono sempre di più le mamme che chiedono un aiuto durante la gravidanza e i primi anni di vita dei bambini. In questo tempo di crisi per tante donne sole, italiane e straniere, far fronte a tutte le spese è davvero difficile e il momento della nascita di un figlio diventa un enorme problema. Tali difficoltà sono ben chiare agli operatori della Caritas diocesana, impegnati anche su questo fronte in stretta collaborazione con il Centro di Aiuto alla Vita, il consultorio UCIPEM e i Servizi sociali. Eppure molto si può fare: l’appello alle comunità cristiane è di tenere alta l’attenzione e di esprimere una solidarietà concreta e fraterna che davvero può lasciare il segno. È il caso di questa mamma (che noi chiameremo Anna) e dei suoi due figli.

Anna è una giovane italiana che si trova all’estero con il marito (che lavora sbarcando il lunario offrendo la propria manodopera per diverse imprese) e il loro primo figlio. La situazione economica non garantisce troppe sicurezze e la famiglia è costretta a cambiare continuamente città seguendo le diverse offerte di lavoro. In Italia c’è la possibilità di un alloggio popolare e Anna – incinta – decide di tornare in patria con il primogenito.

Al rientro la situazione è grave. Le spese per il viaggio sono sostenute a scapito dell’acquisto di cibo: per diversi giorni lei (al nono mese di gravidanza) e il bambino non mangiano. Ospitata presso la Casa dell’Accoglienza trova un primo sostegno per far fronte all’emergenza e  – anche grazie alla sua grande disponibilità e umiltà – inizia a crearsi una rete di sostegno informale che si trasforma presto in un supporto di fraternità e amicizia capace di fare la differenza.

Una volta assegnato l’alloggio popolare per Anna e i suoi bambini, i problemi non sono finiti: c’è da fare il trasloco, sostenere le spese per gli allacciamenti e l’installazione del boiler, acquistare almeno i mobili essenziali. Anche in questo, tramite la Caritas, arriva un aiuto. Nel vero senso della parola: trovando qualche mobile, aiutando nel trasloco, facendo le pulizie.

Nulla è dovuto per Anna che, a fronte della garanzia di un contributo economico, rifiuta un armadio: «Posso comprarlo io – garantisce – datelo a chi ha più bisogno di me». Una presa di posizione decisa che colpisce i volontari con cui si è creata, da subito, una forte sintonia e fiducia.

Superato il momento più difficile, il sostegno a Anna e i sue due figli prosegue con aiuti non tanto di tipo economico, quanto di vicinanza e accompagnamento. Lo stile non è quello del volontariato classico, in cui “tenendo le distanze” si scelgono momenti per offrire il proprio tempo, ma quello di famiglie che si mettono accanto a un’altra famiglia, proprio come si farebbe tra amici e parenti.

Il progetto di accompagnamento gradualmente si estende infatti anche al cerchio di amicizia dei volontari. Ognuno dà il proprio contributo per come può: aiutando nelle pulizie dalle casa nei giorni della gravidanza, offrendo la propria esperienza di giovane mamma, accudendo il primo figlio durante i giorni del parto, aiutando nel trovare un impiego, … Commovente la telefonata del marito ai volontari: un grazie che non riesce a esprimere tutta la sua riconoscenza.

Un elemento emerge chiaramente dalla storia di Anna: la necessità di relazioni oltre al semplice aiuto materiale. Tanto da strapparle subito una promessa quando la sua situazione ha ancora molte criticità da risolvere: «Voglio contraccambiare l’aiuto che ho ricevuto impegnandomi per altre mamme in difficoltà. Certo, almeno per il momento, non potrò farlo dal punto di vista economico, ma voglio ripagare il mio debito».

L’esperienza di Anna è solo un piccolo esempio, una goccia nel mare della solidarietà che in modo informale, ma efficace, viene garantita dalle diverse comunità parrocchiali e dai gruppi di volontariato, in particolare dalle Caritas parrocchiali e dalle Conferenze di San Vincenzo. Un’attenzione che, sull’esempio del patrono Omobono, “padre dei poveri”, si traduce in tanti piccoli gesti concreti come l’accompagnamento di un bambino a scuola o la custodia mentre la mamma è al lavoro. Progetti di vicinato già attivi in diverse realtà, come nei quartieri Zaist e Cambonino di Cremona.

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Commenti
  • Giovanni Baldesio

    La storia della diocesi di Cremona sembra un romanzo di appendice di pessima fattura costruito raccordando storie che effettivamente si realizzano a testimonianza della pochezza di questi tempi.
    La mamma, chiamiamola Anna. Chiamatela con il suo nome visto che dipende in tutto e per tutto dagli altri che la conosceranno bene. Cos’e’ quell’ipocrisia di tacere sui veri nomi. La vergogna e’ anche uno stimolo a non dipendere dagli altri.
    Alla Caritas, quella struttura che si vergognava della CROCE sostituendola con l’ASTERISCO, questa mamam la conosceranno bene, no?
    Il papa’, poi, se ne sta via, fuori dalla Wollas, presimibilmente lavora, se non si metterebbe anche lui nelle disponibilita’ della Caritas e siccome vive di sussistenze dovrebbe garantire almeno che si e’ legato il pisello per evitare altri marmocchi da far mantenere alla collettivita’. Il papa’ nella storia e’ l’assente.
    Oltre il buon senso. Se si mangia poco le forze sono poche e copulare e’ faticoso. La Caritas dovrebbe tornare ad insegnare l’astinenza. L’alternativa e’ una modalita’ di vita come quella africana, afriva equatoriale vissuta per decenni e vive ancora sull’aiuto del primo mondo.
    Dividere la famiglia per la casa comunale e’ un assurdo, assurdo il viaggio che divide, assurdo che venga assegnata una casa comunale in quele condizioni (non assegnano le case a chi sta qui, che la diano ad uno all’estero e’ incredibile!)
    Incoerente che una domma in gestazione e di 9 mesi affronti il viaggio.
    Assurdo che una donna con un bambino e uno in arrivo si porti sola in un ambinete senza aiuti. gli aiuti di padri, madri, suoceri, fratelli che qualcuno deve spiegarmi non esistono?
    Dove sono i legami familiari cosi’ preziosi nella nostra tradizione? Perche’ no c’e’ nessuno dei suoi ad aiutarla? E perche’ e’ qui?
    Va detto poi che una donnain quellel condizioni dovra essere “aiutata2 per almeno un decennio, i bambini che si fanno con tanta facilita’, necessitano di cure, DEVONO essere tenuti bene, chi li ha messi al mondo per il godimento di un istante ha l’obbligo di fornire una vita dignitosa alle nouve vite e non di metterli in carico alla carita’ degli altri.
    E’ uno schifo.
    La Caritas che di caritatevole ormai non ha piu’ niente essendo solo un baraccone meccanico funzionante a quattrini e autoperpetuantesi e la diocesi di Cremona con la tutta la Chiesa che per la fregola di inseguire la modernita’ ha trascurato tutti gli insegnamenti che doveva diffondere sono tra i responsabili di questa situazione.
    I preti, solo qualche decenno fa, avevano un piglio nettamente diverso per i fannulloni, i disinibiti e anche con le Signore che avevano poca cura nel protegger il “loro bene piu’ prezioso”