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Tempo lungo, Udc: "Sì alle cooperative ma perché a sei?"

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Sopra, Vitali dell’Udc (Francesco Sessa)

Il dibattito sulla decisione della Giunta di esternalizzare il tempo lungo nelle scuole comunali, si arricchisce con l’intervento del capogruppo dell’Udc Roberto Vitali, favorevole alla scelta dell’amministrazione. “Ritengo – dichiara il consigliere – che non sia più possibile utilizzare l’ente locale, più in generale l’ente pubblico come ammortizzatore sociale. Cito tre dati, approssimativi probabilmente ma senz’altro verosimili per ordine di grandezza, sull’evoluzione degli organici del Comune di Cremona: da 1.200 dipendenti si è passati a 800, quelli attuali, per trovarsi con tutta probabilità in futuro con un organico di non più di 500 unità. Il Comune avrà sempre meno risorse, meno dipendenti, quindi dovrà affidare all’esterno – al privato sia sociale che non sociale – la gestione di alcuni servizi. La direzione è già stata presa. Ed è questa: la funzione dell’ente pubblico deve divenire quindi sempre più una funzione di controllo. Per questo sono d’accordo con la scelta dell’assessorato alle Politiche educative, che va in direzione di un’ottica di snellimento della macchina burocratica comunale. Privatizzare significa risparmiare: il Comune in questo modo, ‘acquistando’ un servizio, può mettere a budget una spesa fissa, non più soggetta ad alcuna variazione. Una privatizzazione che però auspico possa garantire – a fianco dell’aspetto legato al risparmio, quantificato dall’assessore nel 43% – il mantenimento di un’alta qualità del servizio e abbia come priorità la tutela e il rispetto dei 16 lavoratori, anelli deboli della catena. Insegnanti che però io avrei reclutato, almeno per i primi quattro mesi della sperimentazione, interamente dalle graduatorie comunali e non solo per il 40%. E ciò per il semplice fatto che nelle liste del Comune figura personale già formato e scelto dal Comune stesso sulla base – si spera – di criteri meritocratici”.
“Inoltre – continua Vitali – vanno tutelate le fasce più deboli della popolazione, quelle famiglie che patiranno maggiormente la scelta dell’esternalizzazione. Quanto alle sei cooperative mi auguro siano state scelte in maniera oculata, che siano quindi referenziate, solide e ben radicate sul territorio. Solo così possono farsi carico di un servizio delicato e importante come quello del tempo prolungato e garantirne così una adeguata qualità pedagogica. Concludo con una domanda, che rappresenta una personale perplessità: ma non si poteva affidare la gestione del tempo prolungato ad una sola cooperativa invece che a sei? Non era la soluzione più logica, oltre che la più efficiente?”.

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Commenti
  • Giovanni Baldesio

    Il neo consigliere comunale sta mostrando alcuni limiti.
    Scusabili, ricordando che le elezioni lo avevano visto NON eletto ed e’ assurto al soglio Comunale solo per la dolorosa scomparsa del compianto Consigliere.
    Chi poteva pensare che un candidato dell’UDC che ha raggranellato alle ultime elezioni 51, dicasi 51 preferenze (una famioglia numerosa, ecco perche’ piacciono tanto!), potesse arrivare al posto in cui cio’ che si dice/scrive viene amplificato dalla Stampa, partendo dal misero ruolo del cittadino comune (ancorche’ Presidente, consigliere, Direttore…) il quale cio’ che dice e’ contenuto in un messaggio sotto la notizia di altri?
    Adesso il primo dei non eletti e’ tal Borsella (altro cognome ricorrente, son parenti?) con 49 preferenze, due voti di scarto fanno la fortuna di un impegno civico.

    Nel merito delle cose scritte:
    1. che gli uffici pubblici non debbano essere ammortizzatori sociali e’ noto, ma e’ altrettanto noto che cosi’ non e’. Si assume in Comune (e anche Provincia, neh) per quelle clientele familiari e politiche che poi servono alle elezioni e a sbarcare il lunario (con poca fatica). Non e’ di certo un problema solo cremonese: e’ italiano! ci si deve convivere, estirparlo e’ IMPOSSIBILE.
    2. Non si capisce come il Comune potra’ risparmiare dando i servizi in appalto. Se i servizi li gestisce L’amministrazione pubblica che non ha scopi di lucro, le uscite sono solo quelle per il personale impiegato, ma se vengono appaltate all’esterno oltre il pagamento dei servizi bisogna FAR GUADAGNARE l’azienda che non ha il pareggio di bilancio come obiettivo bensi’ il profitto.
    il ragionamento puo’ funzionare se il comune non ha il coraggio dello sfruttamento e si appoggia, per sfruttare, su altri che fanno il lavoro sporco.
    Se fosse cosi’ ci sarebbe da essere poco fieri.
    4. parlare di qualita’ del servizio e’ ridicolo, la qualita’ e’ un concetto fluttuante, alta quando se ne parla o ci sono ispezioni, infima quando nessuno osserva.
    5. cocorsi meritocratici: se non sbaglio, aspetto conferma, nelle graduatorie contano figli e titoli familiari, cosa c’entra il merito con la numerosita’ della famiglia mi e’ ignoto, cosi’ come e’ ignoto il merito di una che e’ alla prima esperienza di lavoro e allora non comincia mai. La scuola conta poco se uno che ha preso 40/60 alla maturita’ (il minimmo era 36) adesso e’ onorevole e onorevole e’ la vecchiaia,pardon anzianita’, che si e’ assicurato, anche considerando che non ha mai fatto un’ora di lavoro in vita sua: lo avrebbe dichiarato invece di DIRIGENTE DI PARTITO (che caspita di lavoro e’?). L’onorevole cremonese del PD, il Partito degli intellettuali.
    6. Le 6 cooperative. La prima domanda e’: perche sono cooperative? sembra di essere in Unione Sovietica, manca solo un Piano Quinquennale. E poi! il manuale Cencelli, signor consigliere. Non faccia lo gnorri. Bisogna accontentare tutti, politica e Curia, non sempre divise. La cooperativa rossa che si ispira alla comune di Parigi, la cooperativa di sinistra in linea con la Montessori, poi quella vicino all’Azione Cattolica, quella delle Religioni del mondo, basta credere, quella della campagna e dell’agricoltura e quella di CieLLE. Bisogna foraggiare un po’ tutti. A pioggia.
    7. Visto che si impegna tanto, lasciando comunicati stampa anche la domenica prima di ferragosto (bella volpata!) non si potrebbe sapere qualcosa di piu’ sull’appalto dell’IVRI poi passata a societa’ milanese sulla sorveglianza dei Musei Civici e allungato in modo un po’ arbitrario di un po’?
    Che il servizio era buono bastava la Dirigente Jotta per stabilirlo? 360000 euro per la sorveglianza di quattro musei non sono molti? Non si risparmierebbe impiegando Polizia municipale e arricchendo un po’ l’organico (il contrario delle cooperative di cui stiamo cianciando) Parliamo di 360000 euro! Anche il problema della sorveglianza, tra l’altro, segue il manuale Cencelli, la guardia del Cimitero e altre in citta e’ andata ai Vigili dell’Ordine.

    tutti insieme appassionatamente.

    • Roberto Vitali

      Quando vuole sono a disposizione per raccogliere tutte le sue indicazioni e, se le condivido, posso farmene carico. La vedo molto preparato e ben informato, pertanto un vero talento, ce nè di bisogno…

  • Strady

    @ Giovanni Baldesio

    Condivido vari punti sia nei dubbi che nelle affermazioni, ma riguardo al punto 2 ti sei risposto da solo nel punto 1.

    Chi lavora “con poca fatica” avrà sicuramente un rendimento inferiore rispetto a chi non se lo può permettere creando spazio per la competizione (parola che mi fa abbastanza ridere in questo contesto).

    Del resto, per chi considera prima il profitto l’interesse pubblico viene almeno per secondo.

    Personalmente trovo una follia esternalizzare i servizi strategici per la collettività. Ma se è inevitabile meglio distribuire su vari soggetti piuttosto che uno solo.