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Effetto 'caos in Regione' sul riordino delle province Traballa l'asse Lodi-Cremona

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Effetto caos in Regione sul riordino delle province. La bufera che si è abbattuta su Palazzo Lombardia ha bloccato l’iter per delineare il piano del nuovo assetto territoriale degli enti provinciali. La bozza che è stata approvata il 2 ottobre dal Consiglio della Autonomie Locali avrebbe dovuto approdare nell’aula del Consiglio regionale martedì. Ma il punto non è stato rinviato, dati l’azzeramento della Giunta regionale e il “timer” impostato dal governatore sullo stesso Consiglio (“Nella serata di giovedi 25 ottobre avverrà lo scioglimento”, parola di Formigoni). Il tempo stringe perché le Regioni devono presentare entro il 24 ottobre la propria proposta al Consiglio dei Ministri, ma in Lombardia c’è il rischio che manchino gli interlocutori. Giovedì è fissata una nuova seduta del Consiglio regionale, ma all’ordine del giorno c’è solo la legge elettorale regionale.
In questo precario scenario, a traballare c’è anche la provincia Cremona-Lodi. Ecco cosa potrebbe accadere. Il decreto legge del Governo Monti che tratta l’accorpamento dei territori non obbliga i Consigli regionali a esprimersi: potrebbe dare il proprio parere anche solo la Giunta. Non la Giunta Formigoni – che non c’è più -, ma un’ipotetica Giunta tecnica che si potrebbe occupare della questione. Altra possibilità: la Regione potrebbe non esprimere alcuna preferenza, lasciando al Governo il compito di ridisegnare il territorio. Lo Stato potrebbe acquisire direttamente il parere del Cal: Milano trasformata in città metropolitana, Pavia, Bergamo, Brescia, Mantova, Sondrio e Monza indipendenti, Lodi e Cremona unite così come Lecco, Como e Varese e per Mantova, Sondrio e Monza una deroga ai due requisiti individuati dal Governo per mantenere l’autonomia. Più plausibile, una decisione del Governo in autonomia. In questo caso, si riaffaccerebbe con forza la Grande Provincia del Po con Lodi, Cremona e Mantova, ribadita come ipotesi più credibile dal ministro per la Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi (“I criteri sono assolutamente rigidi, anche per Mantova”) e dallo stesso governatore Formigoni che aveva avvertito: “Il Governo non concederà deroghe. Meglio che decidiamo qui in Lombardia prima che da Roma usino l’accetta per ridisegnare i confini”.

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