Cronaca
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Grillo e Renzi, i guastafeste

Siamo ormai in campagna elettorale fin qua. Ma non è la solita campagna  strillona  in tv e inciuciona in privato. No. Perché  stavolta ci sono quei due, Grillo e Renzi: un incubo il primo, un rottamatore il secondo. Insomma due guastafeste, due caterpillar.  E i vecchi dinosauri  dei partiti sono in fibrillazione, sentono aria di stangata, sbracano pure nel  lessico, scappano di mano. Siamo alla Grande svolta. Forse.

Ma per favore non snobbate quei due. Potranno riservare sorprese in un Paese alle corde che reclama innovazione, lavoro, modernità, cambio di passo e di facce, onestà.

E’ vero, il comico delle “Cinque stelle”  può ricordare” l’Uomo Qualunque” cioè Guglielmo Giannini. I vecchi ricorderanno  il giornale nato  il 27 dicembre 1944. Sotto la testata  “Uomo Qualunque” c’era scritto: “Abbasso tutti”.  Il settimanale  lo scriveva quasi tutto Giannini, da solo. Era un omone alto e grosso, i capelli radi e biondi, il monocolo, l’eterno doppiopetto,  l’accento di Pozzuoli (dove era nato).  Aveva partecipato all’impresa di Libia (1911) ed era stato al fronte per tutta la durata della prima guerra mondiale. Perso il figlio Mario nel 1942 si era indurito, odiava i suoi capi senza distinzione di colore. Aveva una penna grillesca, storpiava i nomi degli avversari (Salvatorelli era sempre Servitorelli, Vinciguerra cambiava in Perdiguerra). I personaggi più bersagliati finivano tutti in una vignetta che aveva per titolo PDF (ossia “pezzo di fesso”).Gli andò bene per un  paio di anni, vendeva 800mila copie, il suo umorismo faceva presa  sulle masse più sprovvedute. Poi commise l’errore (lo disse  lui) di fondare un partito politico. All’iniziò volò (30 deputati alle elezioni del 2 giugno).Poi nel ’47 arrivò De Gasperi, Einaudi salvò la lira, la Dc fece acquisti in massa, molti ex fascisti non avendo più bisogno di coperture si  misero in proprio  (Movimento sociale italiano). E Giannini crollò. Ma per tre anni aveva fatto vedere i sorci verdi a tutti.  Bersani & C. si preparino, Grillo è su questa strada.

Renzi è diverso. “E’ un vero innovatore” garantisce Delrio  che lo sostiene cogliendo in Matteo  una “forte analogia “ con Uolter . E’ un ragazzo tosto il fiorentino, che va seguito, non inseguito. Ha scritto tempo fa sull’Espresso Eugenio Scalfari, uno che la sa lunga (nel 1942 era fascista, nel 1943 antifascista, nel 1945 azionista, nel 1946 votò monarchia, nel 1952 era liberale, nel 1955 radicale, nel 1963 socialista, nel 1976 filocomunista, dal 1983 al 1989 demitiano, eccetera): “Renzi è un moderato-radicale.Se gli domandi un programma economico non ha risposte salvo farti intendere che la Cgil di Susanna Camusso non è nelle sue corde”. L’Unità  lo sbertuccia perché sarebbe andato “a cena col finanziere delle Cayman”, territorio  un tempo di Calisto. Quando è venuto  alla festa di Reggio ha strappato applausi citando il Professore (“Non mi dia lezioni chi ha affossato Prodi”).  Sostiene che le cose che dice Grillo si possono smontare in un quarto d’ora. Cioè dimezzamento del numero dei parlamentari, eliminazione del vitalizio, taglio degli stipendi anche dei consiglieri regionali.  Ma nessun dinosauro si muove.  Bindi e Fioroni gli hanno mandato a dire:”Noi non molliamo”. Ma i partiti hanno fallito. E lo sanno anche loro. Sennò perché hanno chiamato i tecnici?

Enrico Pirondini

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