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Altri due arazzi restaurati esposti in Cattedrale

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Foto di Francesco Sessa
Due capolavori assoluti usciti dall’arazzeria di Raes a Bruxelles sono esposti da questa sera in Cattedrale (nel transetto verso largo Boccaccino). Si tratta degli ultimi due arazzi restaurati della serie delle “Storie di Sansone”, probabilmente realizzate su cartoni di Gillio Mechelaon di Maline. I grandiosi arazzi raffigurano “Il crollo del tempio” e “La sepoltura di Sansone”. Il restauro è stato possibile grazie al sostegno del Lions Club Cremona Host e della Fondazione Comunitaria della Provincia di Cremona. E’ stato effettuato dallo studio Benzi di Piacenza (che è già al lavoro su altri due). Presenti all’inaugurazione il vescovo Dante Lafranconi, mons. Achille Bonazzi, il presidente della Fondazione Comunitaria della Provincia di Cremona Renzo Rebecchi e in  rappresentanza del Lions il presidente Roberto Serventi. Monsignor Bonazzi ha inoltre annunciato che dalla Banca del Monte di Lombardia dovrebbe arrivare un robusto contributo che potrebbe permettere di recuperare tutti e 12 gli arazzi del ciclo di Sansone (ne mancano sei).
“Le Storie di Sansone” sono state commissionate dalla Fabbriceria del Duomo di Cremona (all’epoca composta dai nobili più importanti della città) all’atelier Raes di Bruxelles nel 1629. Era questo il fulcro dell’arazzeria europea del periodo. Maestro Jan Raes II poteva contare su almeno 150 lavoranti ed aveva committenze da tutte le case regnanti d’Europa. La sua fama deriva, oltre che dal prestigio della sua manifattura, anche dalla collaborazione con Peter Paul Rubens, il grande innovatore della pittura fiamminga che aveva il compito di disegnare i cartoni, cioè i modelli da tessere seguendo il tutto fino a tessitura avvenuta.I due arazzi sono magnifici. Nell’arazzo “Sansone provoca il Crollo del tempio” si ha la sensazione di grande spettacolarità , di un tono grandioso e solenne. Non è difficile accostare l’arazzo alla “Caduta dei Giganti” di Palazzo Te a Mantova. L’ordito è in lana e la trama di lana e seta. E’ alto 483 centimetri e largo 588. Nell’ordito porta gli stemmi dei fabbriceri Trecchi, Cremona e Rangoni.
Più piano e meno spettacolare è il secondo arazzo, “La sepoltura di Sansone” , delle stesse misure del precedente. L’ordito è in lana e la trama in lana e seta. Anche qui lo stemma dei Fabbriceri: Canobio, Cremona e Trecchi. Interessante notare come, alla luce di una lampada, si possa vedere in secondo piano la tomba a camera, dove è già stato deposto il cadavere sul quale alcuni uomini stanno per stendere la sindone. E’ uno spaccato delle pratiche delle antiche sepolture con donne impegnate a lavare e imbalsamare la salma.
Anche questi arazzi, come quelli già restaurati in precedenza, finiranno nel progettato museo diocesano.

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