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Ernani, un successo Ottima la regia di Andrea Cigni

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“Ernani”, andato in scena al Ponchielli, è stato un successo. Uno spettacolo così ben allestito ed interpretato da riscattare una stagione che nei primi due appuntamenti non aveva convinto appieno il pubblico. Eppure non si trattava certo di una sfida facile. Il merito è, in buona parte, delle scelte di regia del bravo Andrea Cigni, abilissimo nel trovare l’equilibrio tra tradizione e modernità, senza rinunciare all’originalità, a scelte mai scontate e utilissime a sottolineare i momenti della trama o i caratteri dei protagonisti. C’è il Cinquecento spagnolo, nella sua solennità e nella sua ricchezza, ma anche nella sua rigidità. Emergono, come annota lo stesso Cigni “tre valori: l’onore, da difendere e far valere ad ogni costo, da parte di tutti i personaggi e la “pesantezza” di un preciso momento storico, in cui brutalità, aggressività, crudeltà erano ingredienti in una società fondata sul potere, in gran parte politico e militare, da far valere costantemente. Il terzo elemento è l’amore”. Ad esaltare la regia hanno contribuito anche le luci di Fiammetta Baldisseri, quasi chiamate a sottolineare i sentimenti e a mettere in evidenza situazioni drammatiche e romantiche, le scene di Dario Gessati e i costumi coloratissimi di Valeria Donata Bettella, che ben risaltano su damascati dorati che contraddistinguono gli elementi sul palcoscenico. Detto dell’allestimento anche l’esecuzione vera e propria è apparsa decisamente convincente. A partire proprio dalla lettura offerta da Antonio Pirolli e dall’orchestra dei Pomeriggi Musicali. La sua direzione, basata sulla pulizia e preziosità del suono, sul gesto netto, sulla precisione di un cantabile avvolgente votato al sostegno delle voci dei cantanti prima di tutto, aiutandole spesso soprattutto nei concertati e nei momenti d’insieme e fraseggiando, in ogni momento, insieme a loro. Una interpretazione che si fa apprezzare per il taglio narrativo e la capacità di accompagnare, caratterizzandolo, ogni momento dell’opera, con un linguaggio immediatamente comunicativo. Ugualmente convincente il coro, diretto da Antonio Greco. Puntuale nella prova musicale merita una lode per il contributo scenico. Spiega ancora Cigni: “Il resto delle presenze in palcoscenico hanno un valore non di comento o di personaggio, ma creano una sorta di ambientazione”. Buono anche il cast vocale. Su tutti convince Enrico Giuseppe Iori: ieri sera davvero in stato di grazia, capace di dare al vecchio Silva un monumentale rilievo, vocale e scenico. A vestire i panni di Elvira è stata Maria Billeri. Le ha dato voce e corpo con pienezza e fluidità espressiva. Supera indenne, così come il resto del cast, le difficoltà della scrittura verdiana, anche i passi scoperti. Rudy Park interpreta Ernani con tonalità liriche e forti anche se in qualche occasione finisce con lo “spingere” persino troppo. Più misurato il  Carlo V di Alessandro Luongo, convincente anche se non sempre con il necessario contrappeso drammatico da contrapporre al Silva di Iori. Coperte degnamente le parti minori: puntuale e preziosa come sempre Nadiya Petrenko che ha interpretato Giovanna, Saverio Pugliese (Don Riccardo) e Gianluca Margheri (Jago).Domenica alle 15,30 si replica.

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