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“Ecco perchè Brera mi ha chiamato Bonimba”

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Il bomber mantovano Roberto Boninsegna pluriscudettato con Inter e Juve, vice campione del mondo a Mexico ’70, svela in un libro il suo rapporto con il grande giornalista sportivo morto 20 anni fa. E con i “Quaderni dell’Arcimatto” (curati da Adalberto Scemma) farà il suo debutto al Festivaletteratura.

Da bomber a scrittore. Dai tifosi ai lettori. Da “re” delle aree di rigore agli scaffali delle librerie. Roberto “Bonimba” Boninsegna, mantovano della più bell’acqua, classe (di ferro)1943, sta vivendo un altro magic moment. E’ da poche settimane in libreria un volume di 224 pagine in cui i big del giornalismo sportivo italiano – da Gianni Mura a Mario Sconcerti – rendono omaggio a Gianni Brera nel ventesimo della sua scomparsa, e i curatori del prezioso libro edito da “Fuorionda” (Adalberto Scemma, Alberto Brambilla) hanno voluto inserire , accanto alle illustri penne, pure la testimonianza del Bobo, pupillo del più straordinario cantore di sport del Novecento. Boninsegna non si è sottratto all’impegno. Anzi. Vi si è catapultato alla sua maniera: con schiettezza, ironia, senza orpelli e senza rossori. Risultato: tre pagine gioiello. Una rivelazione. Un inedito.

Secco l’incipit del cannoniere:”Devo a Gianni Brera se in qualche modo il mio nome è stato consegnato alla storia del calcio. Mi chiedo ancora oggi quanta importanza possa avere avuto, nel garantirmi una certa popolarità, quel soprannome, Bonimba, che Brera mi ha appioppato sin dai tempi del Cagliari”. (Boninsegna ha giocato tre stagioni con il club sardo prima di approdare all’Inter di mister Invernizzi e vincere subito la classifica dei cannonieri).

Aggiunge, a scanso di equivoci:” All’inizio, lo confesso, c’ero rimasto male. Perché Bonimba, scriveva Brera, era la sintesi di Boninsegna e Bagonghi.Proprio così: Boninsegna-Bagonghi era diventato prima Bonin-Bagonghi e subito dopo Bonimba, appunto”.

E spiega, subito dopo:”Bagonghi era una persona reale.Era un nano, agilissimo, che si esibiva nel Circo Togni.Naturalmente aveva la testa grossa e le gambe corte, come tutti i nani che si rispettano, e proprio per questo – da permaloso quale ero – mi era venuto in mente che Brera avesse costruito l’accostamento con Bagonghi per le dimensioni, rispettabili, della mia capoccia (di cappello porto almeno il 58). Così un giorno, incontrandolo dopo una partita, mi venne il desiderio di chiedergli il perché ed anche il percome di “Bonimba”.Lui mi rispose, guardandomi dal basso all’alto, che il soprannome derivava dal fatto che – pur piccolo di statura – riuscivo sempre a saltare più in alto dei difensori.Lo guardai dall’alto al basso, alzandomi ancora di più sulle punte dei piedi, e gli risposi ridendo che tra noi due il nano non ero certamente io. Dovette ammettere che in effetti, vedendomi dalla tribuna, aveva ricavato un’impressione sbagliata. E ridendo a sua volta, mi disse che nano mi aveva chiamato e nano dovevo restare.Con una concessione, però:ero un NANO GIGANTE”.

Il racconto prosegue, si accende:”Sono Bonimba, dunque, da 45 anni, erano le origini del Cagliari: io Bonimba, Giggirivva Rombo di tuono. Quei soprannomi sono passati alla storia, come tutti quelli che ha creato Brera. E mi chiedo spesso quanta memoria del sottoscritto sarebbe rimasta, tra gli amanti del calcio, se invece di Bonimba avessi continuato a chiamarmi semplicemente Boninsegna. E quanta memoria sarebbe rimasta se quel soprannome, Bonimba, l’avesso coniato un giornalista qualunque e non Gianni Brera. Sono arcisicuro che la mia storia personale avrebbe preso una piega diversa. Di Brera mi è rimasta ancora oggi cara una pagina dell’Arcimatto, la rubrica che teneva sul vecchio “Guerin Sportivo”.

Il contributo termina proprio con la pubblicazione di quel famoso articolo in cui il grande giornalista-scrittore pavese ammette di “stravedere” per Boninsegna “. Ma se scrivo che è un samurai con gli spuntoni di ferro sui gomiti e sulle ginocchia adusate gli faccio del male, lo illustro come un killer e non se lo merita, tanto l’è brao(…).

Dopo l’articolo di Boninsegna spicca un contributo di Pilade del Buono, uno che ha navigato per quasi 49 anni nei giornali (e dintorni) e che di Brera era un amico, un fan, un collega limpido (fu lui a portarlo al Giornale di Montanelli). Boninsegna , come sempre, è in buona compagnia. Un tempo c’erano con lui Riva, Albertosi,Facchetti, Jair, Mazzola, Corso. Oggi ci sono Gianni Mura, Mario Sconcerti, Darwin Pastorin, Elio Trifari.E Bonimba è sempre Bonimba. Dopo Ligabue potrebbe essere lui la sorpresa del prossimo Festivaletteratura. Già se ne parla.

Enrico Pirondini

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Commenti
  • bravo Enrico!

  • Ercole

    Finalmente un pezzo “leggibile” di Pirondini. Continui così Direttore, lasci stare la politica, che è mejo.