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Acqua, Comitato all'assessore: 'Lo stop temporaneo dei distacchi non basta'

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Ancora distacchi delle utenze. La polemica non si placa, dopo gli ultimi dati forniti dall’assessore ai Servizi Sociali Luigi Amore nell’ultima commissione (leggi l’articolo) e l’annuncio di aver fermato i distacchi dell’acqua fino a fine febbraio. Il Comitato Acqua Pubblica cremonese ha scritto una lettera rivolta proprio all’assessore, affermando che lo stop temporaneo non risolve la situazione. Ecco il testo:

Caro assessore Luigi Amore,

parlare di “strumentalizzazione del problema distacchi” da parte di “qualcuno” ci sembra francamente fuori luogo e offensivo nei confronti dei suoi concittadini. Sì, perché sono proprio i suoi concittadini che hanno sollevato questo problema, certo non per dare un dispiacere all’Amministrazione o a qualche dirigente di un’azienda pubblica, ma perché da mesi erano (e sono) in condizioni di disagio e non sapendo più a chi rivolgersi si sono attivati, organizzati e sono usciti dall’isolamento in cui si trovavano, rivendicando dei diritti e creando un precedente che ci auspichiamo possa essere utile anche ad altre persone ancora isolate e “in silenzio”.

Ci chiede di fare confronti con casi di altre città? No, non ci stiamo a spostare il problema altrove.

La crisi, lo sappiamo, sta aggravando le distanze tra le fasce sociali, disegnando un Paese feudale, più che democratico, e sta svelando tutta la storica inadeguatezza del nostro welfare. Un welfare che si è sempre affidato in modo sproporzionato alle diseguali risorse delle famiglie e che non protegge dai grandi rischi di oggi, come diventare fragili in età anziana, perdere un lavoro senza avere un contratto standard, essere una famiglia monoreddito in cui l’unico che riceve lo stipendio perde il posto. In questo quadro, le politiche sociali dovrebbero fornire servizi che accompagnano i soggetti nelle diverse fasi della vita.

E’ chiaro che quanto sta accadendo anche Cremona stizzisce molti perché dimostra gli errori commessi da parte di chi ci amministra e ha amministrato, che, avendo evidentemente altre priorità, non ha riqualificato e reindirizzato risorse (e non solo economiche) per ripensare a dei servizi sociali non assistenzialistici e affrontare le vulnerabilità che esistono da anni e che purtroppo sono inevitabilmente destinate ad aumentare.

Il dato da Lei portato, secondo cui fino a fine febbraio (per cui per poco più di un mese) non verrà effettuato alcun distacco dell’acqua, dobbiamo davvero considerarlo un punto di partenza? Vorremmo sapere chi invece è ancora al freddo e già con le utenze staccate, cosa dovrà fare? Lei dice che sono 22 i casi che hanno potuto usufruire dell’appoggio economico per rientrare dalla loro morosità, e gli altri? Dovranno aspettare l’istituzione di quel fondo di solidarietà che lei “non esclude”? Quello che oggi registriamo a mezzo stampa sono soprattutto dichiarazioni di intenti (tra cui il protocollo d’intesa con i sindacati confederali che si limita ad un elenco di proposte da sottoporre all’attenzione prioritaria della Giunta Comunale) e monitoraggi in sinergia col gestore dei servizi.

Ma perché siamo arrivati a questo punto? E’ lampante che per far fronte in modo adeguato il problema ci sia bisogno di un cambio rapido di indirizzo politico in città, basta mettere la polvere sotto il tappeto! Il problema è risaputo, girarci intorno non serve a nulla e la domanda che noi poniamo è sempre la stessa: come vogliamo che vengano gestiti a Cremona i servizi fondamentali per i cittadini?

Non possiamo non partire da un dato di fatto: la delibera approvata all’unanimità nel 2006, che ha trasferito tutti gli asset a LGH, e la conseguente patrimonializzazione nel 2010 hanno di fatto comportato l’aggravio incontrollato dei costi dei servizi per la cittadinanza con sempre meno possibilità per il Comune di svolgere l’indirizzo e il controllo pubblico. L’istruttoria sulle bollette di Linea Più che riguarda le tariffe applicate nel terzo trimestre del 2009 (che risulterebbero più alte di circa il 5 per cento rispetto a quelle fissate dall’Authority) fa sinceramente un po’ arrabbiare in tempi come questi, specie se sommata alla remunerazione del capitale investito, che continua a gonfiare indebitamente le bollette del servizio idrico.

Quello che noi chiediamo è un cambio di rotta: occorre che gli amministratori ricomincino a mettere i problemi e le aspettative dei cittadini in cima alla loro agenda, occorre un nuovo modo di ragionare sul futuro che desideriamo nella nostra città. E’ in questo senso che il tema dell’acqua come diritto di tutti diviene fondamentale, così come il diritto ad accedere a tutti gli altri beni fondamentali per condurre una vita dignitosa. Per questo ci battiamo perché a Cremona il servizio idrico ritorni saldamente in mano pubblica, per questo ci battiamo contro i distacchi e tutta la freddezza managerialistica che i dirigenti delle aziende ex municipalizzate continuano a dimostrare nei confronti di chi oggi si trova in difficoltà a pagare le bollette. La gestione pubblica crediamo sia l’unica che possa garantire, anche in momenti di crisi tremenda come quella attuale, l’accesso per tutti ai servizi fondamentali tutelando anche le fasce più deboli. Quanto più inermi sarebbero stati i oggi i cittadini se il servizio idrico fosse già stato privatizzato, obiettivo che il suo sindaco vuole tuttora fortemente ottenere?

Ci sembra chiaro che il fatto che l’azienda sociale cremonese nell’ultimo anno abbia allargato al terzo settore la richiesta di cooperazione sia per tamponare il continuo venir meno dei finanziamenti dalla Regione mentre anche a livello politico e amministrativo locale dirotta i finanziamenti ad altri capitoli di bilancio considerati prioritari. E’ un diritto della persona fragile non dover dipendere in modo esclusivo dalla solidarietà dei propri familiari, per quanto amorevole. E’ una questione di dignità individuale.

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Commenti
  • kunta

    leggendo il cartello nella foto tenuto dalla signora: “l’acqua è un diritto vitale”.

    Gentile signora, anche il cibo è un diritto vitale. anche avere un alloggio dove poter dormire. Lo è anche il lavoro un diritto fondamentale. Lo è anche il rispetto delle regole. Tutte cose sacrosante, per carità. ma la realtà è diversa.

    Dato che l’acqua è un diritto che ha un prezzo, e dato che alcuni cittadini non possono permettersi di pagare, cosa facciamo?

    non la facciamo pagare più a nessuno? non la facciamo pagare solo ad alcuni? chi decide?

    pagano sempre i soliti onesti?

    Gentile signora, mi dia risposte, spero, non retoriche. Grazie,

  • Q

    Non sono la signora del cartello, ma credo di poter rispondere che, tanto per cominciare, si potrebbero togliere dalle tariffe le quote parti non dovute, come quella abrogata col referendum o le maggiorazioni introdotte truffaldinamente dal gestore.
    Inoltre si potrebbe evitare di staccare l’acqua quando a non essere pagato è il gas.
    Infine si dovrebbe stabilire una quota minima di fornitura idrica non soggetta a tariffa.
    Quest è quanto propone da anni il Forum italiano dei movimenti per l’acqua, anche con una proposta di legge che non è mai stata discussa in Parlamento, leggibile qui: http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php?option=com_content&view=article&id=1060&Itemid=122